Iran a fuoco e fiamme, 10 mila arresti con paura della pena di morte, 2 mila feriti, 700 morti circa

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L’Iran ha messo in guardia l’occidente in merito a un potenziale intervento di Trump, intervento che il leader conservatore americano sta valutando, promettendo ritorsioni dirette contro Israele, che essendo ai confini è facilmente raggiungibile. Ovvero: se gli americani dovessero intraprendere qualche azione in difesa dei manifestanti iraniani che sono sceci in pazza in queste ore, l’Iran colpirà tutti gli obiettivi militari americani nei paraggi e lo Stato di Israele.

La causa del probabile intervento di Trump in Iran, al netto delle questioni passate, è che il regime sta massacrando i manifestanti, che sono in piazza da ieri: 10 mila arresti, 2 mila feriti di cui la metà si presume morti, nonché il taglio della rete telefonica e di internet per impedire le comunicazioni. Funziona solamente Starlink. Gli arresti non sono una formalità, le accuse attuali sono di resistenza al governo e sono punibili con la pena di morte.

Le violenze sono esplose in tutte le 31 province in agitazione da 16 giorni per battersi per elezioni regolari: le 72 ore di black put di internet e dei telefonini sono preziose per fuggire, per nascondersi, per cambiarsi, per nascondersi.

I cadaveri non ancora riconosciuti vengono fatti passare con le foto sui monitor delle piazze, dove presenti, in modo che possano essere tumulato: ospedali e cimiteri sono comunque pieni.

“Death to Khamenei,” è quello che resta delle piazze iraniane, tuttora a fuoco e fiamme; “I will kill the one who killed my brother” è un altro slogan della serata per riprendersi il gusto della vendette e “Death to the dictator,” che ha la sua dignità.

“L’Iran sta guardando alla LIBERTÀ, forse come mai prima d’ora”, ha scritto Trump sui social media sabato. “Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare!!!”

La guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato venerdì che il governo “non farà marcia indietro” di fronte alle proteste su larga scala.

MC

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