ROMA, 17 Dicembre 2025 – Si è concluso ieri presso la Casa Russa di Roma l’anno di celebrazioni per l’80° anniversario della Vittoria. Il convegno, dal titolo “La Seconda Guerra Mondiale – pagine della storia: cosa omettono i libri di storia occidentali”, ha offerto una disamina critica delle lacune e delle distorsioni presenti nella narrazione storiografica europea, integrando il racconto con documenti d’archivio e analisi tecniche sul ruolo decisivo del fronte orientale.
La direttrice della Casa Russa, Daria Pushkova, ha aperto i lavori sottolineando l’urgenza di preservare la verità storica: «Quanto è completa la memoria trasmessa alle nuove generazioni?». Basandosi su un’analisi dei manuali scolastici italiani, ha denunciato come il Patto Molotov-Ribbentrop sia spesso decontestualizzato e come il contributo dei partigiani sovietici nella Resistenza italiana sia quasi totalmente ignorato. “Omettere queste pagine significa smarrire la comprensione delle cause e dell’enorme prezzo umano pagato”.
Diplomazia e Identità: Rossiyskiy e Pevnev

Il Ministro Consigliere dell’Ambasciata Russa, Mikhail Rossiyskiy, ha evidenziato come il controllo della narrazione storica sia una componente della sovranità nazionale, criticando il Parlamento Europeo per il tentativo di equiparare nazismo e socialismo sovietico. In collegamento dalla Russia, ha portato i suoi saluti Konstantin Pevnev, Membro della Direzione della Società Russa di Storia, che ha ribadito l’impegno dell’organizzazione nel rendere accessibili oltre mille documenti autentici per impedire ogni tentativo di falsificazione.
Stalingrado: Il punto di svolta secondo Sandro Teti e Viktor Vasilevsky
L’editore e politologo Sandro Teti ha offerto una ricostruzione dettagliata della Battaglia di Stalingrado, definendola la più cruenta della storia umana. Teti ha smentito i miti occidentali, come quello delle “squadre di sbarramento”, sottolineando invece l’eroismo spontaneo di soldati e civili di fronte ai massacri della sesta armata di von Paulus. Ha ricordato che Stalingrado, con una densità di 20.000 morti per km², fu l’unico vero punto di svolta, avvenuto ben prima dell’apertura del secondo fronte in Normandia nel 1944.
Sempre in collegamento da Volgograd (già Stalingrado), è intervenuto Viktor Vasilevsky, imprenditore e fondatore del Museo di Storia Militare “Nasledie” e della fondazione per i progetti sociali “Nasledie”. Vasilevsky ha arricchito il dibattito portando la testimonianza del lavoro di recupero della memoria storica che si svolge direttamente sui luoghi della battaglia.
La Battaglia di Kursk: L’analisi di Nicholas Conti
Lo storico e docente Nicholas Conti ha approfondito la Battaglia di Kursk (1943), il più grande scontro di carri armati della storia. Conti ha fornito dati imponenti: 900.000 uomini della Wehrmacht contro 2.600.000 sovietici, supportati da oltre 8.900 mezzi corazzati. Ha inoltre confutato la tesi scolastica occidentale secondo cui Hitler avrebbe fermato l’offensiva a causa dello sbarco alleato in Sicilia: Conti ha chiarito che l’attacco tedesco era già fallito militarmente contro le difese russe e che le truppe ritirate non raggiunsero l’Italia se non dopo molti mesi.
Il Lend-Lease Act: L’intervento di Natalia Nikishina

Un momento di particolare rilievo è stato l’intervento di Natalia Nikishina, membro della Società Russa di Storia. Intervenendo direttamente in lingua italiana in collegamento dalla Russia, Nikishina ha analizzato il Lend-Lease Act (Legge Affitti e Prestiti). Ha precisato che, sebbene gli aiuti americani fossero importanti, rappresentarono circa il 4% della produzione industriale sovietica e non furono gratuiti: la Russia ha saldato ogni debito nel 2006, ma soprattutto, come disse Stalin, il popolo sovietico li pagò con il sangue sul campo di battaglia.
Silvio Marconi: L’assedio di Leningrado e le colpe italiane
Lo storico e antropologo Silvio Marconi ha affrontato il tragico capitolo dell’assedio di Leningrado, mettendo in luce le responsabilità dell’Italia fascista. Marconi ha documentato l’attività della XII Squadriglia MAS italiana sul Lago Ladoga: «I nostri marinai affondarono le navi cariche di farina destinate alla popolazione affamata. L’Italia partecipò attivamente all’affamamento genocidario di Leningrado». Ha inoltre ricordato le mire coloniali di Mussolini sull’Ucraina, smontando il mito degli “italiani brava gente”.
A chiusura degli interventi, il convegno ha lasciato spazio a un acceso dibattito. Le numerose domande poste dai presenti hanno evidenziato la partecipazione di un pubblico colto e informato, capace di sollecitare i relatori su dettagli tecnici e nodi storiografici complessi, a testimonianza del forte interesse per una rilettura critica del conflitto.
In questo clima di confronto è stato annunciato il messaggio di Viktor Vasilevsky (tramite il progetto “Nomi Dimenticati”) circa il ritrovamento a Volgograd dei resti di due bersaglieri italiani, pronti per essere restituiti alle famiglie.
Infine, è stato presentato il nuovo Club di Storia “Aleksandr Nevskij”, che partirà a gennaio 2026. Coordinato da Silvio Marconi, il club offrirà un laboratorio mensile volto a studiare la storia russa dalle origini fino al 1945, fornendo quegli elementi di verità che la narrazione dominante continua a omettere.












