Lunedì 1 dicembre nella 338esima serata di Lodi Liberale è stato presentato il libro di John Locke “Lettera sulla tolleranza”, pubblicato da Edizioni Società Aperta, insieme a Roberta Sala (Professore di Filosofia politica all’Università Vita-Salute San Raffaele), Elisabetta Galeotti (Professore di Filosofia politica all’Università del Piemonte Orientale), Claudio Martinelli (Professore di Diritto pubblico comparato all’Università degli Studi di Milano) e Cristina Cassina (Professore di Storia del pensiero politico all’Università di Pisa).
La serata è stata introdotta dal Presidente di lodi Liberale, Lorenzo Maggi, intellettuale che da anni è impegnato nella diffusione delle opere e dei classici liberali.
L’associazione è impegnata giorno per giorno a portare il pensiero liberale sia nelle istituzioni, che fuori, sia nelle accademie, che fuori. Il pensiero liberale è molto ricco e variegato, ma spesso viene sacrificato: questa sera si presenta un libro la cui traduzione è già nota, ma la cui introduzione è recente, la prefazione è stata scritta, infatti, dalla professoressa Roberta Sala.
Gli ospiti della serata sono impegnati a più livelli, universitari ed extra universitari. E’ evidente che è già stato dato spazio a John Locke, poiché fu il primo a impegnarsi per la difesa dei tre diritti fondamentali: vita, libertà e proprietà, che distinguono la società occidentale dalle altre. Questo libro parla della tolleranza, un concetto che in Locke è maturato e cambiato molto nel tempo.
“Oggi diamo per scontata la separazione tra la chiesa e lo stato, diamo per certo che la religione non può imporre le proprie condizioni, né ai credenti, né ai non credenti. Il testo definisce perfettamente la distinzione e la descrizione degli obiettivi dello Stato e della Chiesa.” Maggi ha spiegato che Locke compie una disamina completa, laddove non vi è una coercizione da parte dello stato, ma nemmeno non si possono imporre i beni religiosi o della ricchezza o della salute. C’è un elemento fondativo di tutto il pensiero liberale classico.”
Il primo intervento è stato curato dalla professoressa Sala che ha parlato della Prefazione da lei redatta per la casa editrice, con l’idea di spiegare come mai Locke volesse introdurre la Tolleranza tra i valori occidentali, cioè sottolineando che “Il giovane Locke” soffriva di un momento di disorientamento nella sua esperienza di vita e nel 1860, scrive i suoi testi sul civile, dove parrebbe che aderisse a una soluzione assolutistica ovvero non ritenere oggetto di tolleranza gli aspetti legati al culto e alla modalità liturgica dei culti di preghiera a Dio. Locke è però di fatto mosso da diverse pulsioni, in totale produce 4 scritti, per arrivare a un accordo all’interno della convivenza politica che consenta una pacificazione dei cittadini e dei sudditi.
“La cosa migliore per pacificare i credenti delle diverse fedi è senza dubbio entrare nel merito del civile politico e lasciando intatta la questione dell’interiorità. Nella Lettera sulla Tolleranza egli fa dei collegamenti innovatici tra le varie questioni, facendo qui convergere tutte le sue riflessioni fatte nei trattati e nelle tre opere precedenti, che danno conto dell’evoluzione del pensiero lockiano, partendo probabilmente dal saggio sulla natura dell’intelletto umano.”
“Locke considera la chiesa come una società volontaria basata sul principio della carità, che non può fare pressioni sul credente. La seconda ragione, forse quella più forte, è quella politica, ovvero il consolidamento della sicurezza politica, perseguendo l’accordo per la Pace (pacificazione) perché si tratta di fare della concordia un principio di sopravvivenza, legato non solo al cristianesimo, ma a tutte le religioni monoteiste. Il principio dello Stato e delle Chiese invece, persegue il confine, tra questi, per evitare le interferenze autoritative, anche ecclesiastiche. E viceversa. Quello che mi pare più significativo è che tutto questo resta in difesa di un dibattito pubblico pluralista, scevro da una visione di parte.”
“Locke in seguito si dedica al concetto della ragionevolezza, cioè l’idea di considerare gli altri come aventi dei valori che noi possiamo non condividere, ma la cui dignità e libertà è pari alla nostra. La libertà c’è a condizioni che vi siano dei confini alla libertà stessa, anche nel rapporto con la divinità e con dio.”
“La verità è un argomento che ha centralità nel pensiero di Locke, prevalentemente perché alla base delle azioni umane vi è la fallibilità. Quindi se vi è fallibilità non può esserci coercizione e abuso del principio di verità.”
La professoressa Elisabetta Galeotti ha introdotto la serata per invitare gli ascoltatori a prestare attenzione a Locke, il cui testo è di immediata fruibilità ma non per niente un testo semplice: all’interno di questo libro vi sono molti elementi che portano a pensare alle basi dei principi sulla libertà di Locke, strettamente legata ai problemi del concetto dei limiti della tolleranza. Ci sono diversi argomenti che si intrecciano, che danno ragione degli argomenti a favore della tolleranza, è evidente che egli si rivolgeva sia ai religiosi, che ai magistrati politici. In questo modo inizia avanzando l’argomento – forse pragmatico – della distinzione tra l’area sociale della legge e dell’ordine, di competenza politica, unica; l’area privata della coscienza che è il luogo dove gli individui liberamente si incontrano nelle chiese, professando la loro religione. Queste due aree vanno divise a beneficio di una e dell’altra.
“Se la coscienza religiosa si mescola agli affari della politica, si produce il conflitto religioso, che l’Europa ha mostrato nelle sue più profonde fratture. Se la politica si inserisce nell’ambito della coscienza, il politico mina due libertà fondamentali: uno è il principio per cui le credenze non possono essere forzate, le coscienze possono obbedire ma non piegarsi ai comandi; inoltre anche laddove potessero essere pascalianamente forzate, non potrebbero portarci alla salvezza. Insomma l’intolleranza in ogni caso, fallisce. Meno presente è – nella Lettera alla tolleranza – l’argomento della libertà della coscienza, invece, non è trattata, poiché essa rimane collocata nel suo ambito.”
NON POSSIAMO DARE TOLLERANZA A COLORO CHE NON DANNO LA TOLLERANZA O CHE NON LA GARANTISCONO
“I limiti che Locke individua sono prevalentemente due: il caso dell’ateismo e del cattolicesimo. La Tolleranza in questi ambiti non può essere indiscriminata, nel primo caso perché l’ateismo comporta una scarsa affidabilità, perché non hanno un giudizio condiviso con il credente, nel caso dei cattolici, perché obbediscono non solo a Dio, ma a Dio attraverso il Papa che li rappresenta come capo temporale di uno Stato, ovvero una potenza straniera.”
“Il principio cardine, dunque, è di non estendere la tolleranza agli intolleranti.”
Il presidente di Lodi Liberale, Lorenzo Maggi ha colto l’occasione per fare una denuncia della situazione di censura popolare attuale, polarizzazioni, piazze che silenziano i pensatori, scarsa lungimiranza.
La professoressa Cristina Cassina ha diviso il suo intervento in due parti: da una parte la questione editoriale, cioè il montaggio complesso della casa editoriale, da una parte, che vede una Prefazione orientata sulle vicende del presente, una Premessa identica alla precedente e una lunga Introduzione puntuale sull’argomento storico, scritta da Alfredo Sabetti.
“Il paratesto lockiano è complesso, in questo caso non si tratta solo di un triplice portico a Locke, ma è il modo attraverso il quale entriamo in un testo: le tre istanze prefattive allografe di questo testo ha uno scopo, ovvero
la Premessa che raccomanda e attualizza l’opera. Poiché le altre componenti sono datate 1963, non possiamo non trascurare che, in quel periodo, vi era in atto il Concilio Vaticano II, in Italia.”
“La moderazione e la capacità di trovare soluzioni efficaci ai problemi, da sempre rilevata nella figura di Locke, si vede piuttosto nelle figure di Tocqueville e di Lammenée.”
“Queste pagine ci aiutano tutt’ora a comprendere un problema nato con e nella modernità, ovvero qiella della tolleranza, che persista ancora oggi.”
Il professor Claudio Martinelli si è impegnato per dare una chiave di lettura da costituzionalista, in particolare della Costituzione britannica e della Storia della costituzione britannica.
“Da inglese che scrive nella seconda metà del ‘600 serve chiarire che Locke scrive questo testo classico con l’intento di farsi leggere in modo piacevole. Come era d’uso tra gli intellettuali dell’epoca. Nella Lettera sulla Tolleranza la cultura inglese ne esce una posizione centrale della Common Law, ovvero un tentativo di dare rimedio a un problema che si manifestava con un enorme disagio politico del tempo: la sua posizione non era riconosciuta come di uno studioso del liberalismo, sono delle etichette che abbiamo attribuito in seguito, all’epoca si parlava di ricostruzione, tanto che la Dittatura Repubblicana insediatasi, ha portato alla restaurazione, di un re scozzese con un casato non tollerato, e due rivoluzioni, con un enorme peso del concetto religioso.” Locke non poteva prevedere l’enorme portata del suo pensiero.
“Locke si muove con una logica assolutamente britannica, ci lascia alcuni stilemi fondamentali del liberalismo: quello dei limiti, dei controlimiti, della funzionalità dei limiti, dell’utilità dei limiti. Le idee utili per ritrovare una concordia all’interno della società inglese.”
Dobbiamo fare un enorme sforzo intellettuale per metterci nei panni di uno scrittore, di un pensatore, che vede l’Inghilterra della Guerra delle due rose, quella che non ha ancora concesso una visione unica, ma che valuta come fare per mettere insieme le parti politiche per una pacificazione e una convivenza duratura.
Nella parte conclusiva della serata dove si approfondiscono gli argomenti trattati la professoressa Sala ha specificato che non è stata una scelta sua personale quella di prediligere una traduzione precedente a quella in commercio al momento, per rieditare l’opera, tuttavia essa risponde pienamente alle esigenze editoriali di questa pubblicazione.
Il respiro politico di Locke è certamente non multiculturale, ma la lettura può essere transculturale, nonosctante questo. Questo valore è stato ripercorso da molti altri autori, il pensiero di Locke resta fondamentale anche per aver dato andito a delle torsioni semantiche tali per cui la tolleranza, per essere significativa in un mondo trasformato, necessita di essere rivista e revisionata. L’impegno di Locke era per difendere e favorire una comunità delle moralità pubbliche.
Martina Cecco












