Giustizia dell’altro mondo #4

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di Enrico Gagliardi

Lo dico senza giri di parole: trovo singolari (per quanto umanamente comprensibili) le polemiche di molta opinione pubblica rispetto alla concessione degli arresti domiciliari al ventiduenne che ha confessato di aver stuprato quella ragazza lo scorso Capodanno e trovo vergognosa e indegna l’operazione messa in piedi da alcuni mezzi di informazione tesa chiaramente a fomentare gli animi in temi del genere che invece richiederebbero molta più cautela.

Mai come altre volte il giudice che ha concesso gli arresti domiciliari nei confronti di quel ragazzo ha applicato in modo corretto la legge; mai come prima il nostro codice di procedura penale è stato interpretato in maniera seria e giusta. Considero lo stupro uno dei reati più gravi dell’intero sistema penale, un atto indegno, orribile, che distrugge la vittima due volte, fisicamente e psicologicamente. Questo però non deve giustificare la violazione dei principi cardine sui quali si fonda il nostro sistema processuale penale.

La misura cautelare, soprattutto nella forma in carcere, per essere applicata deve rispondere a determinati requisiti tassativamente stabiliti dalla legge, nessuno dei quali era presente nella circostanza concreta: la custodia cautelare non può diventare (come succederebbe in tale caso) una misura punitiva perchè non è per quello che è prevista nel nostro ordinamento. Su un punto del genere non vi possono essere esitazioni poichè inviare un messaggio contrario vorrebbe dire stravolgere completamente la ratio che guida il sistema processuale penale di uno stato di diritto moderno.

Che a chiedere la gogna sia parte dell’opinione pubblica è comprensibile, che invece la spinta arrivi da alcuni politici che sembrano tanto amare il ruolo di capipopolo è decisamente più grave. Ciascuno faccia il proprio lavoro e si consenta al diritto di esplicare la sua funzione principale che è proprio quella di impedire che lo spirito (per quanto comprensibile) di giustizia sommaria del popolo entri in cortocircuito con il ben più importante sentimento di una giustizia, questa volta davvero giusta, che arrivi però alla fine di un processo, non prima.

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