Milei e la cultura libertaria in Argentina

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Lunedì 22 settembre nella 328esima serata di Lodi Liberale è stato presentato il libro di Philipp Bagus “L’era Milei. La nuova frontiera argentina“, pubblicato da Istituto Bruno Leoni, insieme a Carlo Lottieri (Professore di Filosofia del diritto all’Università Telematica Pegaso), Bernardo Ferrero (Vicedirettore di Storia Libera), Salvatore Tolone Azzariti (Distinguished Professor alla Woxsen School of Law) e Gabriele Marmonti (Coordinatore Nazionale di Student For Liberty).

Le diverse libertà individuali, in Italia, hanno moltissime sfaccettature che sono parte di tutto un sistema di valori e di sfumature. Il presidente di Lodi Liberale ha presentato la serata dove questo libro è stato protagonista di un’importantissima discussione tra studiosi che attualmente affrontano il pensiero liberale.

“Questo bel libro racconta la Scuola Austriaca in ambito economico e filosofico e racconta la storia di Milei, che nasce come Keynesiano, diventa neoclassico e poi dopo una full immersion diventa un professore esponente integerrimo della Scuola Austriaca”. A un certo punto Milei decide di procedere e di fare una scelta importante: si candida come parlamentare alle presidenziali dell’Argentina. Le vince.

“Oggi in Argentina è particolarmente di moda definirsi libertario, rispetto ad altri anni in cui i miti del Sud America erano, ad esempio, il Che Guevara.” Quella di Milei è dunque una grandissima battaglia culturale.

L’autore ci ha mandato un breve video che è stato ottenuto grazie all’impegno profuso dello studioso Bernardo Ferrero. Nel video spiega come sia stato difficile far comprendere come lo Stato in Argentina fosse diventato un problema e non una risposta, qualcosa di impossibile da fare, che Milei ha preso in mano e ha affrontato.

Carlo Lottieri ha commentato che ha molto apprezzato il libro, perché l’autore si dedica non a concetti teorici, ma a una figura politica contemporanea, un paese specifico come quello dell’Argentina e una situazione peculiare che conosciamo. Ha presentato in questo modo uno spaccato puntuale dell’Argentina a partire dalla metà del ‘900.

Milei è arrivato a governare in Argentina con il paradosso del Presidente anarchico, non trovava alcuna giustificazione che i soggetti di governo si fossero ridotti in quella prospettiva. Ogni conversione personale richiede del tempo, il lavoro che sta facendo Milei per estirpare il Peronismo è molto duro. Milei è un intellettuale prima di tutto ed è riuscita a fare tutto grazie al prestigio di essere uno studioso e di essere diventata una star mediatica televisiva.

C’è un altro elemento molto importante che è la situazione internazionale: sono rapporti strani, Milei ha un’idea molto chiara, vede che oggi come oggi il grande pericolo in Occidente è una certa cultura mainstream, un post-marxismo keynesiano. Le conseguenze di questo periodo saranno rilevanti negli anni a venire.

Tolone Azzariti ha raccontato di come sia nato il primo nucleo liberale a Buenos Aires, che era un luogo dove non era facile creare un movimento liberale: Milei ha cominciato a vedersi riconosciuto nei sondaggi senza mai aver avuto una struttura a supporto.

Il rapporto tra debito pubblico e Prodotto Interno Lordo (PIL) in Argentina è un indicatore chiave della sostenibilità fiscale del paese, che ha affrontato crisi croniche negli ultimi decenni.

Secondo World Economics, il rapporto scenderebbe al 50,9% del PIL, grazie a una rivalutazione del PIL argentino (stimato in 1.801 miliardi di USD, superiore alle stime ufficiali).

Diagnosi e terapia in questo contesto convivono: è un paese dove il suo anarco-capitalismo è una terapia d’urto, non una libera opzione, per rettificare quanto fatto negli anni precedenti dai ministri dell’economia.

Il punto determinante deve però essere il dialogo con il popolo, un punto che sviluppi un elemento politico più forte, compensi diverse contraddizioni, non solo la sua alleanza al ballottaggio con la casta, ma anche l’esperienza del debito pubblico.

Bernardo Ferrero ha spiegato come il metodo di Milei sia controintuitivo, ma parta da esempi semplici e concreti per farsi comprendere, cercando di non cedere troppo alle tentazioni della vita politica moderna.

Si tratta di verità basiche, autoevidenti: poi seguono considerazioni sulla visione della politica e dello Stato come promotore e veicolo di violenze e falsificazioni e come fenomeno economico oltre che politico. Sempre entro un quadro etico.

 

Nell’ultima parte del libro le idee dell’autore sono molto accorte ma la parte più importante è quella sulla battaglia culturale da Bismark a Milei. Serve una serie di valori che consentono di migliorare la questione del commercio: non è un caso se è stato attaccato per la questione polemica della vendita degli organi, ovvero la questione sociale.

Nella cultura occidentale il mercato rimanda all’agorà, una sorta di scambio e di cooperazione. Il libro di Bagus è senza dubbio molto ricco di informazioni e di cose. Bernardo Ferrero ha discusso molto copiosamente della coscienza tra politica e storiografia, dove alla fine il pensiero plasma l’uomo e viceversa.

Gabriele Marmonti di Students for Liberty ha creato una presentazione per mostrare come il gruppo di lavoro si sia da tempo impegnato dal 2018 con un intreccio argentino: l’amicizia con Milei si basa sul desiderio di togliere l’Argentina dalla povertà assoluta e relativa e dal disastro causato dalle politiche collettiviste.

Il fenomeno di Milei è riuscito a raccogliere enorme consenso tra gli under 29 nonostante i sondaggi dicano che il 48% degli under 35 vuole votarlo, ovvero il primo partito che lo segue avrà meno della metà dei voti e la battaglia culturale sembrerebbe essere vinta.

Milei è un fenomeno globale, diventato famoso ovunque, un simbolo per tutti, non solo per i sudamericani: ridurre il peso dello Stato e la sua invadenza e coercizione è qualcosa di possibile e l’Argentina è in questo momento il più interessante esperimento politico immaginabile nelle nostre vite.

La serata si è conclusa con una domanda intervento, come di consueto, da parte del giornalista amico di Lodi Liberale, Stefano Magni che ha continuato a ribadire un concetto molto semplice: anche in Italia potremmo cominciare a lavorare in questa direzione, smettendo di pensare che sia impossibile farlo.

Martina Cecco

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