Ucciso Charlie Kirk, il trentenne anti Woke e anti Liberal repubblicano conservatore, martire della libertà

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Charlie Kirk è l’attivista che è riuscito a trascinare i giovani dei Campus in una forte ondata ricca di motivazioni politiche per ricominciare a presidiare le posizioni del conservatorismo americano: è stato brutalmente assassinato da un killer, già schedato e tracciato in modo puntuale e preciso, ma non ancora catturato, mentre stava parlando proprio in uno dei suoi incontri nei Campus.

Antipatico anche se cordiale, potremmo dire fortemente motivato, ma allo stesso tempo sostanzialmente inaccettabile nella concretezza delle sue idee, difficili da digerire, nel 2025. Contrario all’aborto, alle coppie gay, all’adozione gay, ma fortemente tradizionalista, di una tradizione tutta americana.

Niente spirito di patria come lo pensiamo noi europei, sia chiaro, forse nemmeno come lo pensano gli inglesi, ma spirito di intrapresa, in piena consonanza con le idee di Donald Trump, Make America Great Again, ma anche oltre, molto più simile agli americani che possiamo immaginare nell’era Bush, se volessimo andare a cercare qualcuno che ce li ricorda, anche se basterebbe probabilmente pensare a telefilm arcinoti, come Dinasty.

Non è stato ucciso per le sue idee conservatrici e rampanti, è stato ucciso perché riusciva a trascinare i giovani in politica e riusciva a far aumentare il consenso della politica repubblicana americana. Molto più banalmente. Quindi un martire della verità e della libertà, perché in questo caso non si tratta di una vendetta per posizioni inaccettabili, ma di un omicidio per fermare il favore del MAGA, il movimento capeggiato dall’attuale presidente americano in carica.

Ci sono molti elementi tipici e tutti maledettamente americani, in questa vicenda: classicamente ammazzato mentre stava in un meeting universitario, alla Utah Valley University il 10 settembre 2025: le scuole americane sono statisticamente luoghi dove le sparatorie avvengono con facilità, e come scriveva Richard Hofstadter, proprio questo dimostra che l’America spera nella libertà, perché consente che le armi siano usate dai cittadini per difesa personale, purtroppo ci sono sempre dei figuri esaltati, che sono assassini in erba, che sparano, molto spesso, appunto, nelle scuole di ogni ordine e grado.

Kirk faceva una paura tremenda ai democratici e agli anarcoidi: era giovane. I repubblicani americani sono notoriamente vecchi e non hanno appeal, lui era un trentenne yankee rampante in piena carriera politica. Era cresciuto nella periferia di Chicago, patria anche di un certo liberalismo economico, ma Kirk era anti Liberal, quel liberal che non ha niente a che fare con il liberalismo europeo e che corrisponde al nostro movimento arcobaleno, era anti Woke che potrebbe corrispondere al nostro partito democratico; ha fatto notizia a livello nazionale a 18 anni per aver fondato Turning Point USA, un movimento giovanile conservatore che voleva cambiare i connotati all’America.

Nel 2020 ha pubblicato “The MAGA Doctrine”, un libro bestseller che sosteneva il nazionalismo e l'”America First Agenda” di Trump. E il suo podcast omonimo – “The Charlie Kirk Show” – è stato scaricato in più di 120 milioni di copie.

La sua platea di eccezione era straordinaria: studenti finanziati da ricchissimi uomini d’affari e personalità in carriera. È stato uno dei primi e persistenti promotori delle affermazioni di Trump sui brogli elettorali nelle elezioni del 2020.

Era molto contrario al monopolio sulla salute pubblica da parte dello stato: contrario ai vaccini COVID-19 era stato tacciato di essere un disinformatore, perché non ha mai accettato la versione del virus da contaminazione animale, era convinto che la causa fosse tutta umana.

Era certamente una di quelle persone che calcano la polarizzazione, ma per i repubblicani forse l’unico, se volessimo trovare un suo corrispondente in Europa, non c’è. Potremmo definirlo come: classista, razzista, xenofobo, ma non antisemita. È stato descritto mercoledì dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu come un “amico di Israele dal cuore di leone”

Non si sa ancora se sia stato ucciso per la sua idea su Gaza, sui transgender oppure come dimostrazione politica da parte di un invasato, ma proprio in quanto interessante e importante per mettere in discussione tutti i diritti portandoli a zero, la sua morte è un monito spaventoso. E il Parlamento Europeo non ha voluto nemmeno dedicargli un minuto di silenzio, perché attualmente stimola empatia (che è una cagnara che puzza come la resilienza) solo chi è antisemita e chi è russofobo.

Siamo nel giorno dell’anniversario dell’abbattimento delle Torri Gemelle da parte dei terroristi islamici, e ancora qualcuno sta cercando di fare un’azione politica dimostrativa sui vascelli, parteggiando per il terrorismo di Hamas.

Martina Cecco

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