Vladimir Propp: l’architetto della fiaba russa

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Vladimir Jakovlevič Propp nacque nel 1895 a San Pietroburgo, in un’epoca di grande fermento culturale. L’atmosfera della città imperiale, con la sua ricca tradizione letteraria e le sue contraddizioni sociali, nutrì il suo precoce interesse per la letteratura popolare e il folclore. Dopo aver completato i suoi studi, Propp si dedicò con rigore accademico all’analisi del folclore russo, una disciplina che all’epoca era ancora in via di definizione.

La sua formazione accademica fu cruciale per il suo futuro lavoro. Si laureò in filologia slava e tedesca all’Università di Leningrado (l’attuale San Pietroburgo), dove la sua ricerca lo portò a insegnare prima lingua tedesca e poi lingua e letteratura russa nelle scuole e, dal 1932, direttamente all’università.

Fu però a partire dal 1938 che la sua carriera prese una svolta decisiva e lo mise in una posizione di primissimo piano nel suo campo: ottenne la cattedra di folclore all’Università di Leningrado e divenne capo del Dipartimento di Folclore. Questa posizione accademica gli permise di dedicarsi a tempo pieno alla ricerca, diventando una delle voci più autorevoli e rispettate a livello mondiale.

Il suo metodo, che ha gettato le basi per la narratologia moderna, trae ispirazione dalle monumentali raccolte di fiabe di Aleksandr Afanas’ev, pubblicate tra il 1855 e il 1863. Questo vasto corpus di fiabe popolari russe ha fornito a Propp il materiale grezzo su cui avrebbe basato la sua rivoluzionaria analisi morfologica. La sua indagine mirava a isolare gli elementi narrativi fondamentali, i “mattoni” del racconto, per svelare una struttura universale e applicabile a ogni fiaba.

La sua opera di analisi dei testi si sviluppò, dunque, in parallelo a un intenso lavoro di raccolta e studio critico delle fiabe popolari conservate negli archivi, che lo portò a un’intuizione rivoluzionaria: la fiaba non era un’entità unica e irripetibile, ma un organismo con una logica interna, un “DNA” narrativo che poteva essere decifrato e compreso scientificamente.

Il capolavoro di Propp: la Morfologia della fiaba

Il contributo più significativo di Propp, quello che ha rivoluzionato per sempre gli studi sul folclore, risiede nella sua opera del 1928, “Morfologia della fiaba”. In questo testo fondamentale, Propp propose una teoria innovativa: la fiaba non è un racconto casuale, ma una struttura organica e predeterminata, composta da elementi fissi e immutabili. La sua idea si basava su un’analisi rigorosa e quasi matematica di un vasto corpus di fiabe popolari russe, principalmente quelle raccolte dal celebre studioso Aleksandr Afanas’ev.

Propp ha analizzato oltre un centinaio di fiabe per isolarne le unità narrative fondamentali, che ha chiamato “funzioni”. Queste funzioni non sono i personaggi o i temi, ma le azioni che fanno avanzare la trama. L’eroe può essere un principe o un contadino, il cattivo può essere un drago o una strega, ma l’azione di “lottare con l’antagonista” rimane una funzione universale e costante. Propp identificò esattamente 31 funzioni narrative, dimostrando che la loro sequenza all’interno delle fiabe è sorprendentemente rigida, un vero e proprio DNA della fiaba.

Come scelse di spiegare, «la morfologia della fiaba è lo studio della forma di un racconto e delle sue componenti», e queste componenti «non sono accidentali, ma rispondono a una logica interna, capace di strutturare il racconto in un flusso coerente di eventi e significati». Questa affermazione è il cuore del suo metodo: non importa chi compie un’azione, ma l’azione stessa e la sua posizione nella trama.

Per rendere il suo punto di vista più chiaro, Propp utilizzò esempi concreti. Nelle fiabe raccolte da Afanas’ev, come “Il principe Ivan e il lupo grigio” e “Vassilissa la bella”, si possono riconoscere chiaramente queste funzioni in sequenza. Ad esempio, la “assenza” (il re parte) o la “trasgressione” (Vassilissa infrange la regola della matrigna) mettono in moto la narrazione. Seguono il “danno” o la “mancanza” (l’eroe si trova in difficoltà o gli manca qualcosa), che spingono il protagonista a un’azione risolutiva. Questa struttura a incastro, dal conflitto iniziale alla ricompensa finale, ha dimostrato che le fiabe di magia, nonostante la loro apparente diversità, condividono un’unica, profonda architettura.

Il lavoro di Propp fu rivoluzionario perché spostò il focus dall’interpretazione psicologica o tematica a una analisi strutturale, trasformando lo studio del folclore in una vera e propria scienza della narrazione, con conseguenze durature in discipline come la linguistica, la semiotica e la critica letteraria.

Le radici storiche dei racconti di fate: il legame tra fiaba e rito

Nel suo secondo libro fondamentale, “Le radici storiche dei racconti di fate” (pubblicato nel 1946), Propp si spinge oltre l’analisi strutturale per indagare le origini storiche e culturali delle fiabe. Questa volta, l’obiettivo non è più la “forma” ma la “sostanza“: Propp sostiene che le funzioni narrative e i personaggi che aveva individuato nella Morfologia non sono semplici invenzioni letterarie, ma il riflesso di antiche tradizioni e rituali di società precristiane.

Propp propone un’ipotesi audace: le fiabe di magia (come le definisce lui) derivano direttamente dai riti di iniziazione e dai miti primitivi. Attraverso un’analisi comparativa con usanze e credenze di diverse culture antiche, mostra come gli elementi magici e le prove affrontate dall’eroe rispecchino i passaggi rituali che i giovani dovevano superare per essere ammessi nella comunità degli adulti.

La foresta oscura, ad esempio, non è solo un luogo di pericolo, ma il simbolo del “mondo dell’aldilà” dove l’iniziato doveva “morire” metaforicamente per rinascere. La figura del drago o dell’antagonista mostruoso, che l’eroe deve affrontare, rappresenta le forze ostili al percorso di crescita e trasformazione. La loro sconfitta simboleggia il trionfo dell’eroe sul caos e la sua reintegrazione nella comunità con un nuovo status. Questo processo non riguarda solo l’individuo, ma l’intera collettività, poiché il successo dell’eroe riflette il trionfo dell’ordine sociale e morale.

Un altro esempio illuminante è la figura di Baba-Jaga, la strega della foresta. In un’interpretazione di Propp, la sua capanna (con zampe di gallina) e il suo ruolo di “donatore” di oggetti magici possono essere letti come la rappresentazione di un rituale di passaggio, dove la “morte” e la rinascita dell’iniziato si svolgevano in un luogo sacro e misterioso. Le fiabe, in questo senso, non sono solo racconti per bambini, ma vere e proprie testimonianze storiche che conservano la memoria di antiche pratiche rituali e credenze.

Per chi volesse approfondire Le radici storiche dei racconti di fate di Vladimir Propp, suggerisco la visione di questo video che fornisce un’analisi e un riassunto del libro di Propp, spiegando come le fiabe si ricolleghino a riti di iniziazione e usanze antiche: https://www.youtube.com/watch?v=BKeaY_dwCnY

L’analisi interculturale di Propp: dalla fiaba all’epica e ai riti

L’approccio di Vladimir Propp non si è limitato all’analisi di un singolo genere narrativo. Con una visione ampia e olistica del folclore, lo studioso ha dimostrato che le strutture narrative non sono confinate esclusivamente alle fiabe, ma sono il riflesso di un’intera cultura. Propp ha applicato il suo metodo di analisi a generi diversi, come i canti epici russi e le feste popolari, evidenziando una profonda connessione tra narrazione, rituale e vita sociale.

Nelle sue ricerche sui canti epici russi, ad esempio, Propp ha applicato i principi della sua morfologia per studiare le byliny, le antiche ballate eroiche del folclore russo. Ha dimostrato che anche queste narrazioni, pur focalizzandosi su eroi storici e imprese militari, seguono una logica interna simile a quella delle fiabe. Le azioni del protagonista (come l’affrontare un nemico, superare un ostacolo o ottenere un oggetto magico) possono essere ricondotte a quelle funzioni narrative che aveva identificato in “Morfologia della fiaba”, a testimonianza di un “linguaggio” comune che unisce l’intero patrimonio narrativo.

Un esempio ancora più significativo del suo approccio interdisciplinare è l’opera “Le feste agrarie russe”, un testo fondamentale che ha indagato il legame indissolubile tra le tradizioni narrative e le pratiche sociali e rituali della vita contadina. Propp ha dimostrato come le feste legate al ciclo agricolo, come la semina primaverile o il raccolto autunnale, siano all’origine di numerosi miti e racconti. L’accensione di falò rituali, le danze propiziatorie o l’uso di maschere e travestimenti venivano reinterpretati e trasformati in storie di prosperità, di lotta contro il male o di rinnovamento. Le figure del folclore, come il “Padre Gelo” (Ded Moroz) o le divinità della vegetazione, non erano solo personaggi di fantasia, ma rappresentazioni mitiche di forze della natura, e le loro azioni riflettevano i bisogni e le speranze della comunità.

Il folclore come specchio della comunità

Il lavoro di Propp ha rivoluzionato il modo in cui il folclore è percepito. Lo studioso ha superato la visione che lo considerava un insieme di racconti isolati, dimostrando che era invece un sistema dinamico di simboli e riti che rifletteva in modo profondo la vita sociale, i valori morali e la memoria collettiva di una comunità. Le narrazioni, siano esse fiabe, epiche o canti popolari, non sono solo una forma di intrattenimento, ma uno strumento di trasmissione culturale che preserva l’identità di un popolo. I personaggi e le trame del folclore sono archetipi che incarnano le paure, i desideri e le aspirazioni di una società, offrendo un modo per comprendere e tramandare le usanze e le credenze del passato.

In questo senso, Propp ha fornito una chiave di lettura universale per comprendere le storie, dimostrando che, sotto la superficie della fantasia, si nascondono le radici storiche, rituali e sociali che uniscono l’umanità attraverso il tempo.

La rilevanza di Propp oggi va oltre la letteratura: i suoi schemi influenzano il cinema, il teatro e persino i videogiochi, dove le figure archetipiche dell’eroe, del mentore e dell’antagonista seguono modelli riconoscibili. La morfologia della fiaba permette di decifrare i pattern narrativi che attraversano culture e tempi diversi, confermando l’universalità di alcuni archetipi.

Studiare Propp significa dunque comprendere la logica nascosta della narrazione, la ripetizione di modelli universali e il ruolo della fiaba come strumento di trasmissione culturale e sociale. La sua analisi invita a vedere ogni racconto non solo come intrattenimento, ma come struttura complessa che riflette valori condivisi, riti di passaggio e memoria collettiva. Attraverso la sua opera, il lettore può avvicinarsi alla cultura russa con occhi nuovi, pronti a scoprire connessioni tra passato e presente, tra folklore e vita quotidiana, aprendo la strada a un viaggio infinito nel mondo delle storie e delle tradizioni popolari.

L’influenza di Propp sulla critica letteraria e sul folclore internazionale

L’impatto di Propp si estese ben oltre i confini della Russia, influenzando profondamente lo strutturalismo e la narratologia a livello globale, sebbene i suoi studi siano stati inizialmente poco conosciuti in Occidente a causa della Guerra Fredda e delle barriere linguistiche. La pubblicazione in inglese di “Morfologia della fiaba” nel 1958 e le successive traduzioni hanno scatenato un’ondata di interesse tra studiosi di diverse discipline, dalla linguistica all’antropologia.

Le sue teorie hanno trovato applicazione in contesti culturali e linguistici molto diversi da quello russo, come nello studio delle fiabe dei fratelli Grimm in Germania. I critici letterari, utilizzando le funzioni narrative di Propp, hanno potuto dimostrare che anche racconti come Cenerentola o Hansel e Gretel, pur appartenendo a un’altra tradizione, seguono schemi strutturali simili.

In Italia, il lavoro di Propp ha stimolato studi comparativi e rielaborazioni artistiche. Un esempio lampante è il lavoro di Italo Calvino, che nel suo monumentale “Fiabe italiane” ha ripreso e riorganizzato il patrimonio folkloristico nazionale. Sebbene il suo intento fosse più letterario che scientifico, la struttura e la coerenza che Calvino ha dato alla sua raccolta mostrano un’affinità metodologica con l’approccio di Propp, dimostrando che anche in un contesto geograficamente frammentato come quello italiano le fiabe condividono una logica interna profonda.

La capacità di Propp di ridurre la complessità della narrativa a un insieme di principi universali ha reso il suo lavoro un punto di riferimento duraturo, dimostrando che le strutture narrative identificate possono applicarsi a diversi contesti culturali e linguistici, creando un ponte tra folclore, antropologia e linguistica e offrendo un vocabolario comune per analizzare qualsiasi storia.

Il confronto con Lévi-Strauss e l’eredità dello Strutturalismo

Un aspetto cruciale che ha definito la ricezione dell’opera di Vladimir Propp in Occidente è stato il suo confronto con l’antropologo francese Claude Lévi-Strauss. Sebbene Lévi-Strauss riconoscesse l’importanza rivoluzionaria dello studio di Propp, lo criticava per la rigidità della sequenza delle funzioni. Propp aveva individuato una struttura che si sviluppava in modo sintagmatico, cioè una successione lineare di eventi (dall’allontanamento alla ricompensa). Lévi-Strauss, invece, sosteneva che la vera struttura profonda dei miti e delle fiabe non risiedesse nella loro progressione cronologica, ma in un sistema di opposizioni binarie (come bene/male, natura/cultura, vita/morte) che la narrazione ha il compito di mediare e risolvere. Questo dibattito ha generato un dialogo fertile, spingendo gli studiosi a combinare l’approccio morfologico di Propp con le analisi strutturaliste di Lévi-Strauss.

La fortuna dell’opera: l’influenza su Grimm e Calvino

La lezione di Propp ha dimostrato che le fiabe non sono solo invenzioni della fantasia, ma organismi narrativi che seguono regole precise, una tesi che ha trovato conferma al di fuori del contesto russo. L’influenza del suo lavoro si è manifestata, ad esempio, nell’analisi scientifica delle fiabe dei fratelli Grimm. Studi successivi hanno applicato le 31 funzioni di Propp ai racconti tedeschi, dimostrando che anche opere come Cenerentola o Hansel e Gretel, pur appartenendo a una diversa tradizione culturale, condividono una stessa profonda architettura narrativa.

In Italia, l’impatto di Propp è stato cruciale per il lavoro di Italo Calvino. Sebbene il suo intento nella raccolta delle “Fiabe italiane” fosse più letterario che scientifico, l’enorme lavoro di classificazione e riorganizzazione che Calvino ha compiuto ha un’indubbia affinità metodologica con l’approccio di Propp. Calvino ha cercato e trovato una coerenza interna nel vasto e frammentato patrimonio folklorico italiano, dimostrando che anche le fiabe della penisola sono strutture viventi, capaci di adattarsi e sopravvivere nel tempo. La capacità di Propp di leggere le fiabe come meccanismi narrativi universali ha offerto gli strumenti per comprendere la loro capacità di adattarsi a diverse epoche e culture, creando un ponte tra il folclore, l’antropologia e la linguistica.

Le 31 Funzioni della Fiaba di Vladimir Jakovlevič Propp

  1. Allontanamento: Un membro della famiglia si allontana da casa, rompendo l’equilibrio iniziale.
    • Esempio: L’eroe lascia la casa per un viaggio (Ivan e la Melagrana).
  2. Divieto: Un divieto viene imposto a un personaggio.
    • Esempio: La matrigna impone delle regole a Vasilisa (Vasilisa la Bella).
  3. Infrazione: Il divieto viene infranto, spingendo la trama in avanti.
  4. Investigazione: L’antagonista cerca informazioni sulla sua vittima.
  5. Delazione: L’antagonista riceve informazioni sull’eroe o su un membro della sua famiglia.
  6. Inganno: L’antagonista cerca di ingannare l’eroe o un altro personaggio per ottenere qualcosa.
    • Esempio: La volpe inganna l’oca (La Volpe e l’Oca).
  7. Complicità: La vittima cade nel tranello e aiuta involontariamente il nemico.
  8. Danno o Mancanza: L’antagonista danneggia la famiglia o l’eroe si trova in uno stato di mancanza.
    • Esempio: Alla matrigna e alle sorelle manca qualcosa, che il Padre Gelo può dare loro (Morozko).
  9. Mediazione: Il danno o la mancanza viene reso noto all’eroe, che accetta di agire.
  10. Inizio della Controazione: L’eroe decide di agire per rimediare al danno.
  11. Partenza: L’eroe parte per la sua missione.
  12. Prima funzione del Donatore: L’eroe incontra un personaggio donatore che lo mette alla prova.
  13. Reazione dell’Eroe: L’eroe supera la prova con coraggio o astuzia.
  14. Acquisizione dell’Oggetto Magico: L’eroe ottiene un oggetto o un aiuto soprannaturale.
    • Esempio: L’eroe ottiene un oggetto magico che lo aiuterà nel suo viaggio (Ivan e la Melagrana).
  15. Trasferimento: L’eroe viene trasportato nel luogo in cui si trova il villain o l’oggetto della sua ricerca.
  16. Lotta: L’eroe e l’antagonista si scontrano in un combattimento diretto.
  17. Marchiatura: L’eroe riceve un segno distintivo o una ferita che servirà per il suo riconoscimento.
  18. Vittoria: L’eroe sconfigge l’antagonista.
  19. Rimozione della Mancanza: Il danno iniziale viene riparato e ciò che era stato rubato viene recuperato.
  20. Ritorno: L’eroe fa ritorno a casa.
  21. Persecuzione: L’eroe viene inseguito dall’antagonista.
  22. Salvataggio: L’eroe viene salvato dalla persecuzione.
  23. Arrivo in incognito: L’eroe arriva in un luogo senza essere riconosciuto.
  24. Falso eroe: Un personaggio si spaccia per l’eroe per prendersi il merito.
  25. Prova dell’eroe: L’eroe affronta una prova che serve a dimostrare la sua identità.
  26. Identificazione: L’eroe viene finalmente riconosciuto.
  27. Smascheramento del falso eroe: L’impostore viene smascherato.
  28. Dono di un nuovo aspetto: L’eroe riceve una nuova identità, un titolo o un nuovo aspetto.
  29. Punizione dell’antagonista: Il villain riceve la sua punizione.
  30. Matrimonio: L’eroe si sposa e solitamente sale al trono.
    • Esempio: L’eroe sposa la principessa (Vasilisa la Bella).
  31. Conclusione: La fiaba si conclude, con la restaurazione dell’ordine iniziale e spesso un insegnamento morale.

 

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