Nigeria: criticità di una potenza regionale

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di ERIC MOLLE

La morte del presidente nigeriano Umaru Yar’Adua il 6 maggio scorso a seguito di una lunga malattia ha lanciato definitivamente la linea per la sua successione. La Nigeria è il Paese africano più popoloso con circa 155 milioni di abitanti, l’ottavo al mondo, e con l’Angola è il primo produttore africano di risorse petrolifere. Nel Paese, diviso da conflitti etnici e religiosi, la morte del presidente Yar’Adua non è stata una sorpresa, vista la sua lunga malattia, annunciata a novembre, e l’interim assunto dal suo vice Goodluck Jonathan. Quest’ultimo ha prestato giuramento come presidente il 14 maggio scorso e guiderà il Paese fino alle prossime elezioni presidenziali previste per l’aprile del 2011.

Il cordoglio espresso da molti attori politici stranieri e nigeriani fa ben sperare per il processo elettorale. In modo particolare, il Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger – MEND ha espresso il proprio cordoglio per la morte del presidente sottolineando quanto l’azione di Yar’Adua sia stata improntata negli ultimi anni verso una risoluzione delle problematiche del MEND e non solo. In effetti, il defunto presidente aveva proposto un disegno di legge per la ridistribuzione percentuale dei proventi della vendita dei prodotti petroliferi, ovvero ciò che si aspetta da tempo la popolazione nigeriana. La speranza è che l’attuale presidente voglia portare a termine questa proposta di legge, in ricordo anche del suo predecessore e per uno sviluppo pacifico del processo elettorale.

Di sicuro, quest’anno di preparazione alle elezioni non sarà di facile svolgimento. Negli ultimi mesi le violenze interetniche nel centro del Paese hanno subito delle recrudescenze. La lotta politica potrebbe buttare ulteriore benzina sul fuoco, poiché, per una sorta di consuetudine interna al Paese, alla presidenza si dovrebbero alternare di volta in volta personalità politiche del nord musulmano e del sud cristiano (il presidente Yar’Adua era di uno stato del sud). Movimenti legati al fondamentalismo islamico, come il movimento Boko Haram, potrebbero approfittare di queste conflittualità etniche e politiche per aumentare l’instabilità nel Paese.

Negli ultimi anni, proprio quest’instabilità ha obbligato alcune compagnie petrolifere occidentali a dichiarare più volte le cause di “forza maggiore” su alcuni giacimenti per il non raggiungimento degli obiettivi prefissati. Mentre gli occidentali incontrano tali difficoltà, si è appreso nelle ultime settimane che la compagnia nazionale nigeriana, la Nigerian National Petroleum Corporation – NNPC, e la China State Construction Engineering Corporation – CSCEC, hanno firmato un accordo da 23 miliardi di dollari per la realizzazione di tre raffinerie cinesi sul territorio nigeriano.

La Nigeria si appresta quindi ad affrontare un anno di campagna elettorale di notevole difficoltà. Bisognerà quindi osservare quali saranno le proposte politiche dei vari candidati per la risoluzione delle problematiche interetniche e religiose, così come per quelle legate alle risorse energetiche. Da parte sua l’attuale presidente ha fatto approvare una finanziaria da 31 miliardi di dollari per l’anno 2010, in aumento del 50% rispetto all’anno precedente, che corrisponde già a una parziale ridistribuzione dei proventi del petrolio ai vari stati, ma anche ad un incremento degli investimenti sul territorio.

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