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	<title>Sunday Cafe&#039;</title>
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	<description>il settimanale culturale di LiberalCafè</description>
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		<title>Il pensiero liberale in versione scenica in una intervista “possibile” con Massimiliano Finazzer  Flory e Armando Massarenti</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 16:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di GIULIANA de ANTONELLIS</p>
<p>In un momento come  quello che sta vivendo l’Europa e in particolare l’Italia  si sente la necessità,&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di GIULIANA de ANTONELLIS</p>
<p>In un momento come  quello che sta vivendo l’Europa e in particolare l’Italia  si sente la necessità, da più parti, di  riflettere su quanto sta accadendo e su come intervenire.<br />
Partendo dai <strong>Tea Party americani</strong> alcuni studiosi si son trovati a discutere di libertà, libertarismo, anarco-liberalismo, liberalità e cosi via, sino ad arrivare a chiedersi se ha senso  oggi il pensiero che trae origine da <strong>David Fiedman</strong>. Costui, figlio del Premio Nobel <strong>Milton </strong>e professore di economia e diritto alla <strong>Santa Clara University</strong> in California, è il più autorevole esponente di quella corrente libertaria che sostiene “ la necessità di contenimento radicale dello Stato da un approccio pragmatistico trovando, nell’indagine economico-empirica, conferma del ruolo essenziale che giocano il diritto naturale di proprietà e il principio di non aggressione nella realizzazione di una società di uomini liberi”. Il suo pensiero è esplicito nel libro <strong>L’ingranaggio della libertà.Guida ad un capitalismo radicale</strong>, ove avvia un&#8217;analisi concreta dei vari settori del vivere associato in cui, con vantaggio di tutti, “<em>sarebbe possibile riappropriarsi degli spazi di autonomia confiscati dalle cricche di politici, legislatori e burocrati che costituiscono le mille membra del Moloch statale.</p>
<p><strong>Scuola, sanità, previdenza, giustizia, sistema viario, sicurezza, tutela ambientale, mass media</strong>, e tanti altri servizi vengono riprogettati da Friedman sulla base di principi non coercitivi, dimostrando come lo Stato sia la negazione di efficienza e giustizia, le quali non nascono da obblighi, divieti,costrizioni, ma dalla cooperazione di individui liberi e consenzienti</em>”. Un concetto come questo oggi non trova riscontro pragmatico e da qui l’idea di inventarsi una lettura “<strong>scenica</strong>” con <strong>Massimiliano Finazzer Flory</strong> nelle vesti di <strong>Friedman </strong>e <strong>Armando Massarenti</strong> del <strong>Sole24oreDomenica</strong>. Una intervista possibile che ha dato voce al senso del libro e cioè: quello di “<em>persuadere la gente che una società potrebbe essere sia libera che desiderabile, che le istituzioni della proprietà privata costituiscono il meccanismo della libertà, rendendo possibile ad ognuno, in un mondo interdipendente e complesso, di raggiungere il proprio scopo</em>”. </p>
<p>Potrebbe sembrare utopica tale aspirazione, ma la realtà ci dice che in alcuni paesi ciò <strong>è già in atto</strong>. Quindi necessario veicolare una “cultura liberale, che stenta a trovare punti di riferimento nella cultura italiana. Cosi la casa editrice Liberlibri, che da  25 anni traduce e ripubblica libri introvabili o di difficile lettura, ha ridato alla stampa il libro di Friedman, andando,forse, controcorrente, ma di certo dando il là ad un tema molto discusso e discutibile: l’importanza di  veicolare la cultura liberale, liberista,anarcoliberista, perché essa ha intriso la storia dell’economia mondiale.<br />
A partire dalla pubblicazione  del libro di  Lepage  “Domani il capitalismo” si ebbe una svolta liberista nel mondo  che vide due esponenti  monopolizzare la scena economica mondiale:Mary Tachter in Gran Bretagna e Ronald Reagan  negli Usa.<br />
La prima viene ricelebrata oggi con un film, il secondo  con il suo “<strong>edonismo reganiano</strong>”  è sempre attuale, specie in certe fasce della società.</p>
<p>Il 25 gennaio u.s. da un  proscenio di una affollata Sala Collina, introdotti dal Presidente Salvatore Carruba e da Serena Sileoni, con  “Si sarebbe potuto fare», Massimiliano Finazzer Flory  ha dato una versione edulcorata, ma graffiante e ricca di spunti critici di una serie di concetti e aforismi di Friedman rispondendo alla scetticismo dell’autore dell’introduzione del libro, Armando Massarenti. ”<em>Ho fatto una riduzione del libro di Friedman prendendo i passaggi più significativi: proprietà privata, mercato, differenza tra furto privato e furto pubblico</em>”, asserisce  Finazzer Flory, “<em>Il tutto in 45 minuti. C&#8217; è un deficit culturale sui meccanismi che regolano il mercato: non conoscendoli, non capiamo la finanza, l&#8217; economia, cosa  ci sta accadendo…</em>”. Facendo notare inoltre che <strong>il testo è del 1973</strong> e che queste idee sembrano cominciare a rivivere in alcuni  temi della politica di oggi.</p>
<p>Tra i tanti aforismi citati, l’aforisma “<em>alla gente deve essere permesso di vivere come vuole</em>” potrebbe essere oggi troppo dirompente in quanto ancora utopicamente impossibile cosi come  il messaggio della piéce teatrale.</p>
<p>Per coloro che desiderassero approfondire il testo  è:<br />
David Friedman<br />
<strong>L&#8217;ingranaggio della libertà<br />
Guida a un capitalismo radicale</strong> <br />
TRADUZIONE DI PAOLA LANDI E MICHAEL LACEY-FREEMAN <br />
INTRODUZIONE DI ARMANDO MASSARENTI<br />
POSTFAZIONE DI FABIO MASSIMO NICOSIA<br />
 <br />
Prima edizione: 1997<br />
Seconda edizione: 2005<br />
 <br />
PAGINE XXVI &#8211; 350 EURO 16,53<br />
ISBN 978-88-85140-23-3</p>
<p>http://www.liberilibri.it/</p>
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		<title>L’Approdo. Opera per l’Umanità Migrante</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 08:58:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>Otranto</strong>, la città più ad oriente d’Italia e simbolo del Mediterraneo , accoglierà una nuova opera d’arte contemporanea: “ L’Approdo.&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Otranto</strong>, la città più ad oriente d’Italia e simbolo del Mediterraneo , accoglierà una nuova opera d’arte contemporanea: “ L’Approdo. Opera per l’Umanità Migrante”.</p>
<p><strong>Domenica 29 gennaio alle ore 10.30 presso il Castello Aragonese</strong> si svolgerà la conferenza stampa di presentazione della nuova opera, seguirà alle ore 12:00 presso l’Area Fabbriche del Porto, l’inaugurazione del relitto artistico.</p>
<p>La nuova opera di cui stiamo parlando è la <strong>Kater I Rades</strong>, la motovedetta albanese che nella tragica notte del Venerdì santo del ‘97, entrata in collisione con la nostra Marina militare, naufragò nel Canale di Otranto con 120 persone a bordo, i superstiti furono solo 34, i morti 57 in gran parte donne e bambini e 24 i corpi mai ritrovati.<br />
Ora quel barcone, emblema degli sbarchi in Italia, è approdato nelle mani dello scultore greco di fama internazionale Costa Varostos, diventando una singolare opera d’arte.<br />
Affiorerà ad Otranto e nel suo porto millenario, emblema di accoglienza e solidarietà tra i popoli.</p>
<p>Questo incredibile viaggio di ricostruzione e rinascita si è potuto realizzare grazie alla tenacia di un&#8217;associazione umanitaria, la Integra Onlus, la volontà dei parenti delle vittime, il Comune di Otranto, l&#8217;Assessorato alle Politiche Giovanili  e l’ Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce che ha concretizzato l’idea.<br />
<a href="http://www.liberalcafe.it/sunday/wp-content/uploads/Oblò1.jpg"><img src="http://www.liberalcafe.it/sunday/wp-content/uploads/Oblò1.jpg" alt="" title="Oblò1" width="300" height="225" class="alignright size-full wp-image-2755" /></a>Un importante sostegno è giunto dalla Biennale dei Giovani Artisti dell&#8217;Europa e del Mediterraneo, che ha accolto l&#8217;avvincente sfida del progetto artistico, organizzando in collaborazione con la cooperativa Artemisia,un workshop internazionale con otto giovani artisti provenienti da vari paesi europei, realizzando un vero e proprio itinerario di “ricerca” e di “scoperta” attorno ad un’opera comune.</p>
<p>La <strong>COPEAM</strong>, La Conferenza permanente dell’Audiovisivo Mediterraneo, ha sostenuto l’iniziativa come media-partner, curando la diffusione dell’iniziativa ed inoltre si avvale del patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) dell’UNESCO, dell’Organizzazione Internazione per i Migranti (OIM), del Comitato Italiano per i Rifugiati (CIR)</p>
<p>Oggi questo progetto vuole diventare il punto di partenza per la nascita di un atelier internazionale dove creatività e migrazione si incontrano attraverso un programma di residenze artistiche, laboratori, seminari, dibattiti capace di generare un’importante e fitta rete di relazioni e attività. Una vera e propria “<strong>RESIDENZA INTERNAZIONALE PER IL CONTEMPORANEO E LE MIGRAZIONI</strong>”.</p>
<p>Di questo ne parleremo con Luciano Cariddi &#8211; Sindaco della Città di Otranto, Nicola Fratoianni &#8211; Assessore alle Politiche Giovanili della Regione Puglia; Bruno Ciccarese  &#8211; Assessore alle Politiche Giovanili Provincia di Lecce, Luigi De Luca &#8211; Presidente dell’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce, Luigi Ratclif &#8211; Presidente della Biennale dei Giovani Artisti dell&#8217;Europa e del Mediterraneo e con il Segretario Generale della COPEAM Alessandra Paradisi. </p>
<p>Infine, intorno a questa grande opera si plasmano e si intrecciano le grandi arti creative dell’uomo: dalla scrittura, alla musica e alle immagini alla fotografia.</p>
<p>Alessandro Leogrande lo fa nel suo ultimo libro: Naufragio. Morte nel Mediterraneo, edito da Feltrinelli, il giovane regista brindisino Simone Salvemini con il suo documentario in lavorazione “L’approdo delle anime migranti”, prodotto da La Kinebottega e sostenuto da Apulia Film Commission e infine il gruppo musicale pugliese I MARinARIA ha inciso il brano inedito &#8220;Quattùrdici anni&#8221; ispirato alla tragedia della Kater I Rades.</p>
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		<title>Libri Come</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 08:55:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>a cura di BIANCA MARIA SEZZATINI</p>
<p>Il ritorno di Libri come si apre nel segno di Patricia Cornwell. La grande giallista&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di BIANCA MARIA SEZZATINI</p>
<p>Il ritorno di Libri come si apre nel segno di Patricia Cornwell. La grande giallista americana è la protagonista dell&#8217;ormai abituale anteprima che anticipa di qualche settimana la Festa del Libro e della Lettura, promossa e organizzata dalla Fondazione Musica per Roma. Quest&#8217;anno l&#8217;appuntamento è fissato per domenica 29 gennaio alle ore 18 nella Sala Petrassi dell&#8217;Auditorium Parco della Musica di Roma e sarà un evento davvero eccezionale, visto che Patricia Cornwell torna a incontrare i lettori italiani dopo dieci anni di assenza dal nostro paese, un evento organizzato in collaborazione con Mondadori, in occasione dell&#8217;uscita del nuovo romanzo Nebbia rossa.</p>
<p>Nata a Miami nel 1956, trasferitasi in North Carolina fin da bambina, la scrittrice esordisce come cronista di nera per il quotidiano The Charlotte Observer. Nel 1984 inizia a collaborare con l&#8217;ufficio di medicina legale della Virginia, occupandosi prima della stesura di documentazioni tecniche, quindi di analisi informatiche: un&#8217;esperienza decisiva per la futura carriera di giallista. Il suo debutto letterario arriva nel 1990, con il romanzo Postmortem, ed è subito un successo di pubblico e critica (il libro si aggiudica diversi premi riservati alle opere prime, tra cui l&#8217;Edgar Award assegnato dalla Mystery Writers of America e il New Blood Dagger della britannica Crime Writers&#8217; Association).</p>
<p>Ventidue anni dopo, la Cornwell è la regina indiscussa del medical thriller, un genere che ha praticamente inventato, aprendo la strada agli exploit di serie televisive come CSI. I suoi romanzi sono stati tradotti in 36 lingue e hanno venduto più di cento milioni di copie, mentre la sua figura di donna in carriera (fondatrice della Cornwell Enterprises) e anticonformista (è sposata con la neuropsichiatra Staci Gruber) ha conquistato le pagine di riviste e giornali. Introdotta da Marino Sinibaldi, curatore di Libri come, la sera del 29 gennaio l&#8217;autrice sarà intervistata da Giancarlo De Cataldo e tra gli argomenti trattati non mancheranno le avventure di Kay Scarpetta, la più celebre anatomopatologa della letteratura mondiale, creata dalla Cornwell proprio per il romanzo d&#8217;esordio Postmortem e protagonista di altri diciotto bestseller (tra cui il recente Nebbia rossa, tradotto e appena pubblicato in Italia da Mondadori).</p>
<p>La grande letteratura internazionale continuerà a essere protagonista di Libri come, la manifestazione in programma da giovedì 8 a domenica 11 marzo. Tra le centinaia di ospiti che trasformeranno l&#8217;Auditorium della Musica in un paradiso per gli appassionati dei libri e della lettura ci saranno (tra gli stranieri) lo scrittore John Banville, vincitore del Booker Prize nel 2005 con il romanzo Il mare, autore di numerosi libri e del recente Teoria degli infiniti (Guanda 2011); la giornalista-scrittrice statunitense Jennifer Egan (premio Pulitzer per la narrativa nel 2011 per il romanzo Il tempo è un bastardo, Minimum Fax); il romanziere spagnolo Carlos Ruiz Zafón (autore di L&#8217;ombra del vento, Mondadori, tra i maggiori fenomeni letterari europei del nuovo millennio) e il filosofo e saggista bulgaro Tzvetan Todorov (allievo di Roland Barthes, gigante del pensiero mondiale degli ultimi quarant&#8217;anni e oggi attento osservatore delle sorti della democrazia e della civiltà). Con loro e con gli altri ospiti della manifestazione si guarderà al futuro, tracciando percorsi e traiettorie per il libro, per l&#8217;editoria, per la società, in un programma che raccoglie numerosi tipi di eventi (workshop, dialoghi, mostre, conferenze, appuntamenti per le scuole).</p>
<p>Il programma di Libri come è curato da Marino Sinibaldi, direttore di Radio3 Rai, con la collaborazione di Michele De Mieri e Rosa Polacco.</p>
<p>Ufficio Stampa Libri come<br />
Ex Libris Comunicazione<br />
Tel. +39 02 45475230 Fax +39 02 89690608<br />
email: ufficiostampa@exlibris.it<br />
Carmen Novella: c.novella@exlibris.it; 335 6792295</p>
<p>Ufficio stampa Fondazione Musica per Roma<br />
Viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma<br />
Tel. +39 06 80241574 Fax +39 06 80241212<br />
ufficiostampa@musicaperroma.it<br />
Massimo Pasquini, responsabile: 06 80241574</p>
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		<title>I Fili di Penelope</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 08:49:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>a cura di BIANCA MARIA SEZZATINI</p>
<p>Dopo aver vinto il premio Ermo Colle di Parma e  Le Voci dell’Anima di Rimini&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di BIANCA MARIA SEZZATINI</p>
<p>Dopo aver vinto il premio Ermo Colle di Parma e  Le Voci dell’Anima di Rimini e dopo una lunga tournèe in diversi teatri d’Italia, torna a Roma dall’1 al 12 febbraio al teatro Keiros  I Fili di Penelope scritto e interpretato da Tiziana Scrocca.</p>
<p>Penelope aspetta e tesse un mantello di storie, l’ Odissea. Tesse, inventa e racconta le storie che allontanano Ulisse, per giustificare l’assenza, per trattenere il Tempo, per sbeffeggiare la Solitudine e allontanare la Morte e poi ogni notte sfila tutto perché “ il mantello non può finire perché Ulisse non è ancora tornato, ma è sicuro che torna perché io lo aspetto”. Così dice Penelope alla Solitudine che di notte la tormenta e ogni mattino ricomincia da capo, incantando il Tempo con le sue storie e la sua fantasia, perché ogni giorno la vita va reinventata. </p>
<p>E’ questa la forza di chi resiste, di chi tiene vivo il ricordo e l’amore, di chi protegge e cura la propria umanità. Ulisse però torna e non è l’eroe atteso, ma un uomo perso e sopravissuto alla guerra e allora Penelope racconta ancora, fino a che le parole sciolgono il silenzio, ridonano la fiducia e il coraggio di testimoniare, perché l’orrore della guerra non si ripeta.  </p>
<p><strong>I Fili di Penelope</strong><br />
Di e con <strong>Tiziana Scrocca</strong><br />
Musiche dal vivo<strong> Roberto Mazzoli</strong><br />
Supervisione registica <strong>Chiara Casarico</strong><br />
<strong>Teatro Keiros</strong><br />
Via Padova 38/a (zona Piazza Bologna)</p>
<p>Dall’ 1 al 12 febbraio<br />
Dal lunedì al sabato ore 21<br />
domenica ore 18<br />
Biglietti. Intero 15.00 – Ridotto 10.00 – Per gruppi di oltre 8 persone 8.00<br />
Tessera Teatro 3.00<br />
Info e prenotazioni:  tel: 0644238096<br />
email:teatrokeiros@gmail.com</p>
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		<title>Marco Pannella. Biografia di un irregolare</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 08:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di LUCA BAGATIN</p>
<p>Sarà anche sin troppo elogiativa, ma, la biografia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Pannella" target="_blank">Marco Pannella</a> scritta dal giornalista Valter Vecellio, &#8220;<a href="http://mangialibri.com/node/9270" target="_blank">Marco Pannella. Biografia&#8230;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di LUCA BAGATIN</p>
<p>Sarà anche sin troppo elogiativa, ma, la biografia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Pannella" target="_blank">Marco Pannella</a> scritta dal giornalista Valter Vecellio, &#8220;<a href="http://mangialibri.com/node/9270" target="_blank">Marco Pannella. Biografia di un irregolare</a>&#8220;, edito dalla <a href="http://www.rubbettinoeditore.it/" target="_blank">Rubbettino</a>, è indubbiamente il primo ed unico documento che racconta per filo e per segno chi è e chi fu il leader radicale.</p>
<p>Potrebbe apparire strano che una biografia sia scritta prima della dipartita dell&#8217;attore principale, ma ciò non fa che renderla contemporanea, attuale.</p>
<p>Come attuali sono le battaglie che conduce il Partito Radicale o come cavolo si chiama di volta in volta (Lista Pannella, Lista Bonino, Rosa nel Pugno&#8230;).<br />
Il Partito Radicale di Pannella, come ci racconta lo stesso Vecellio, può dirsi continuatore, per molti versi, di quel Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici che fu messo in piedi gli intellettuali laici che, negli anni &#8217;50, si raccolsero attorno al settimanale liberale &#8220;Il Mondo&#8221;: Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Niccolò Carandini, Leopoldo Piccardi, Ugo La Malfa e molti altri.</p>
<p>Il &#8220;primo&#8221; Partito Radicale, era forse un po&#8217; più &#8220;austero&#8221;, ma aveva gli stessi caratteri di lotta ai privilegi ed alle corporazioni del partito radicale pannelliano.</p>
<p>L&#8217;avventura degli Amici del Mondo si concluderà presto e quei radicali finiranno chi nel Partito Repubblicano (la maggioranza), chi nel Partito Socialista, chi fonderà il Partito Radicale che erediterà Pannella.<br />
La biografia di Vecellio parte dalle origini del Nostro: abruzzese di Teramo nato il 2 maggio 1930, battezzato Giacinto in ricordo dello zio ma chiamato dalla madre, Andrea Estechon, di famiglia svizzera francese, Marco. Sarà dunque la madre ad iscrivere il figlio in una delle tre scuole Montessori d&#8217;Italia, prima che siano bandite dal fascismo, assieme alla sua fondatrice.</p>
<p>Nel 1938, il bambino Pannella, seguirà corsi di scherma e violino, sotto l&#8217;insegnamento del professor Righetti, antifascista e repubblicano, e sarà proprio da lui che inizierà a respirare la prima aria liberaldemocratica.<br />
Pannella, di quegli anni, come racconta a Vecellio, ricorda ancora la sua prima fidanzatina, Adria, che un giorno però non incontrò più e scoprì in seguito che se ne era dovuta andare con la famiglia perché ebrea: erano gli anni delle leggi razziali e quell&#8217;episodio fu decisivo per Pannella e per le battaglie per i diritti umani che intraprenderà negli anni a venire.<br />
Un altro episodio segnerà la sua futura connotazione politica, ovvero quando fu ospite di una coppia, nell&#8217;alta Savoia, ove era stato spedito dalla famiglia per studiare. La coppia era così mal assortita che litigava tutte le sere e fu allora che iniziò a sentir parlare di divorzio e poi persino di obiezione di coscienza perché, in quegli anni, il figlio della coppia era partiti militare e temava lo scoppio della Guerra.<br />
E&#8217; così che, durante la Seconda Guerra Mondiale, il giovane Marco inizia a leggere &#8220;Risorgimento Liberale&#8221;, il foglio clandestino antifascista del Partito Liberale Italiano, fondato e diretto da Mario Pannunzio.<br />
Marco Pannella si sente dunque un liberale, in particolare ricordando che l&#8217;Unità d&#8217;Italia l&#8217;hanno fatta i liberali, mentre l&#8217;altro punto di riferimento dell&#8217;epoca, ovvero il comunismo, non lo attira a causa della dittatura bolscevica. </p>
<p>Il giovane Pannella matura anche l&#8217;idea di andare a parlare con il filosofo Benedetto Croce, per convincerlo ad appoggiare la marcia per Trieste italiana e liberale e ci riesce. A Napoli, a casa di Croce, scopre persino di essere legato a lui da lontana parentela.<br />
Da allora, Pannella, inizierà la militanza nel PLI, ovvero nella Giovane Sinistra Liberale e nell&#8217;Unione Goliardica Italiana, che allora raccoglieva laici, liberali, socialisti e repubblicani nelle Università.<br />
Sono gli anni &#8217;50 e di qui all&#8217;incontro con gli Amici del Mondo e dunque alla fondazione del Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici (che comprenderà liberali di sinistra ed ex del Partito d&#8217;Azione), il passo è breve.</p>
<p>Non manca, nella biografia di Vecellio su Pannella, un capitolo dedicato agli amori del Nostro.<br />
Pannella ne ha avuti molti, vista anche la sua prestanza fisica ed i suoi occhi azzurri. Affascina, con il suo sguardo, persino Paola Fallaci, sorella di Oriana, la giornalista Natalia Aspesi e Sabina Ciuffini, allora valletta di Mike Bongiorno. Ma l&#8217;amore della sua vita è e rimane Mirella Parachini, di ventisei anni più giovane di lui, con la quale ha vissuto sempre un rapporto franco ed aperto.</p>
<p><a href="http://www.liberalcafe.it/sunday/wp-content/uploads/pannella-vecellio.jpg"><img src="http://www.liberalcafe.it/sunday/wp-content/uploads/pannella-vecellio.jpg" alt="" title="pannella-vecellio" width="300" height="460" class="alignright size-full wp-image-2744" /></a>E poi, ma chi l&#8217;avrebbe mai detto che Marco Pannella, abituato agli scioperi della fame, fosse in realtà un abile cuoco ? Fra i radicali sono ancora molti, come documenta Vecellio, che ricordano i suoi conditissimi ed abbondanti piatti di spaghetti. Cucinati anche quando lui faceva i digiuni.<br />
Digiuni di dialogo, a sentire Pannella. Mai ricattatori. Digiuni che hanno origine con i famosi Sathyagraha di Gandhi, per lottare in maniera nonviolenta contro gli inglesi oppressori.<br />
Il primo digiuno Pannella lo portò avanti a Parigi, negli anni &#8217;60, quando era corrispondente del quotidiano &#8220;Il Giorno&#8221;, per la libertà dell&#8217;Algeria.<br />
In Francia diverrà così popolare che persino il celebre scrittore e drammaturno Eugnène Ionesco ne diverrà amico e si iscriverà al Partito Radicale.<br />
Saranno, del resto, moltissimi gli intellettuali che daranno fiducia a Pannella ed al PR: Leonardo Sciascia, Pier Paolo Pasolini, Vladimir Bukowskij e numerosi altri. Sciascia sarà persino eletto deputato radicale in Parlamento ed a lui, così come ad Enzo Tortora, Pasolini, Pannunzio e Rossi sarà dedicato un capitolo a parte.</p>
<p>Pannella non è dunque solo il paladino dei diritti civili, del divorzio, dell&#8217;aborto, del voto ai diciottenni, delle primissime lotte per gli omosessuali con il FUORI! e quelle femministe, ma anche colui il quale, attraverso il determinante contributo di Luca Coscioni, negli anni 2000, porrà al centro della politica la libertà di cura per i malati. Malati di sclerosi laterale amiotrofica come Luca, e non solo.<br />
Luca Coscioni, ricordano Pannella e Vecellio, fu censurato dalla classe politica italiana: a sinistra non vorranno candidare Liste Luca Coscioni, mentre a destra, non vorranno parlare di libertà di cura.</p>
<p>Però quella battaglia, quelle battaglie, non sono mai morte, al punto che oggi, in Parlamento, siede la vedova di Luca: Maria Antonietta Farina Coscioni, una fra le parlamentari più presenti e produttive.<br />
Nelle biografia scritta da Vecellio, di Pannella c&#8217;è molto, molto altro: c&#8217;è il rapporto con i socialisti di Craxi, ma anche quello con i comunisti.<br />
L&#8217;utopia pannelliana era e forse sarebbe quella di rinnovare la sinistra, o, meglio, di democratizzarla. Ci provò persino con Berlusconi, nel &#8217;94, quando sembrava l&#8217;erede di quella destra storica, che in realtà è la sinistra liberale. Ci ha provato con Bersani, tentando di democratizzare il Pd, anche qui, fallendo.</p>
<p>Il Partito Radicale sopravviverà a Pannella, si chiede l&#8217;ultimo capitolo della biografia ? Mah, chissà.<br />
La cosa fondamentale e prioritaria è, ad ogni modo, quella di conoscere la storia, le storie radicali, così vilipese e nascoste dalla vulgata partitocratica e mediatica.<br />
Storie di un&#8217;Italia libera e democratica, che, purtroppo, è inconsapevole di sè stessa.</p>
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		<title>Il Fuoco del Sud</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 08:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>“Come era naturale e inevitabile, il Fuoco del Sud sta esplodendo. Lo dicevo nel mio libro così intitolato per l’<a href="http://www.rubbettinoeditore.it/" target="_blank">editore&#8230;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Come era naturale e inevitabile, il Fuoco del Sud sta esplodendo. Lo dicevo nel mio libro così intitolato per l’<a href="http://www.rubbettinoeditore.it/" target="_blank">editore Rubbettino</a> e uscito nel marzo scorso: c’è un fuoco tanto sofferto quanto ignorato, si annuncia una insurrezione non soltanto delle coscienze”. E’ quanto afferma <a href="http://www.linopatruno.com/" target="_blank">Lino Patruno</a>, autore del fortunato libro <a href="http://www.ondadelsud.it/?p=5466" target="_blank">Fuoco del Sud. La ribollente galassia dei Movimenti meridionali</a> (<a href="http://www.rubbettinoeditore.it/" target="_blank">Rubbettino editore</a>). Il libro è un viaggio giornalistico pieno di sorprese in questo &#8220;Fuoco del Sud&#8221; che annuncia una insurrezione non soltanto delle coscienze. Un racconto ribollente tra una serie di &#8220;non è vero&#8221;, tutte le stazioni della &#8220;Via Crucis&#8221; del Sud e finalmente risposte alla domanda: che fare?</p>
<p>Meno di un anno dopo, il <a href="http://blog.panorama.it/italia/2012/01/25/movimento-dei-forconi-su-panorama-lidentikit-dei-ribelli/" target="_blank">Movimento dei forconi</a> infiamma la Sicilia. </p>
<p>“Dopo i camionisti, gli agricoltori, i pescatori – continua Patruno &#8211; scendono in piazza le scuole, i centri sociali, alcuni sacerdoti. Si bruciano i tricolori. E su Facebook, la rivolta trova adepti, al momento solo in rete, in Calabria, Campania, Puglia.<br />
Ovvio che si tema la strumentalizzazione politica, ovvio che ci si interroghi sulla presenza dell’estrema destra dietro la rivolta, ovvio che si lanci l’allarme su infiltrazioni della mafia, ovvio che incomba il vecchio “Boia chi molla”. Avviene ogni volta che il Sud alza la testa. Ma le ragioni del grido che si leva dalla Sicilia non risiedono né nei Vespri né nei Fasci né nella riottosità di un’isola sempre insofferente. Le ragioni sono tutte nelle condizioni di chi sia pure metaforicamente i forconi li impugna. Anche se i forconi non possono piacere a nessuno.<br />
 Il Sud non ce la fa più, e da tempo. Tradito da una politica che non ne ha mai rappresentato la sofferenza. Tradito da un’economia che gli ha sempre assegnato un ruolo di colonizzato. Col triplo della disoccupazione rispetto al resto del Paese, il quadruplo della disoccupazione giovanile, il doppio delle famiglie povere, decine di migliaia di giovani che ogni anno continuano a emigrare. E con le sue potenzialità di sviluppo sempre soffocate e ignorate da uno statalismo senza Stato. Sud sempre tacciato di voler essere assistito. Ma mai assecondato, nella sua voglia di fare da solo, da infrastrutture che non siano un’autostrada come la Salerno-Reggio Calabria in costruzione da cinquant’anni, o ferrovie che non siano ancora più lente di vent’anni fa.</p>
<p>Aggingevo nel libro Fuoco del Sud che sarebbe bastata una scintilla. Forconi, per ora&#8221;.    </p>
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		<title>Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 08:46:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il lavoro esamina le decisioni di politica economica susseguitesi in Italia dalla nazionalizzazione dell’industria elettrica in poi, definendole “eresie”, ossia&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il lavoro esamina le decisioni di politica economica susseguitesi in Italia dalla nazionalizzazione dell’industria elettrica in poi, definendole “eresie”, ossia dottrine contrarie ai dogmi della razionalità economica, le quali hanno dato vita a puri “esorcismi”, riti che hanno lasciato le cose come prima. Infatti, nonostante le promesse di tagli, la spesa pubblica è continuata a crescere imperterrita, come pure, ma meno, la pressione fiscale, facendo così lievitare l’indebitamento pubblico. </p>
<p>Lo Stato si è impossessato di metà del reddito annuo del Paese e non pare ancora  soddisfatto, dato che va aggredendo in modo indistinto la ricchezza. L’autore individua nella “manovra” la madre di tutti i mali, una pratica di cui si avvale ora anche l’Unione Europea. La crisi che stiamo vivendo è il conto che gli italiani sono chiamati a pagare per gli errori commessi dagli Stati Uniti nel dopo Bretton Woods, non avendo adeguato le regole sul piano della moneta e dei cambi, e dall’Unione Europea nel dopo Trattato di Maastricht, per non aver attuato il disegno di unificazione politica che l’aveva indotta a creare l’euro. Egli ammette che l’Italia ha le sue colpe, ma esse sono solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo di squilibri economici e di dissapori mondiali sul da farsi. Il lavoro indica anche le “scelte giuste” da prendere per riportare l’Italia sul sentiero della ripresa produttiva e dell’occupazione. </p>
<p>Il lavoro si chiude con un esame critico della Manovra Monti e delle decisioni prese a Bruxelles il 9 dicembre scorso che sono la continuazione della concezione di una “vecchia” Europa.</p>
<p>Paolo Savona, professore emerito di Politica economica. Formatosi al servizio Studi della Banca d’Italia, è stato Ministro dell’industria nel Governo Ciampi e ha ricoperto importanti incarichi pubblici e privati. Autore di numerosi scritti, ha pubblicato con Rubbettino L’esprit d’Europe. Come recuperarlo riformando le istituzioni (2007); Il ritorno dello Stato padrone. I fondi sovrani e il Grande negoziato globale (con Patrizio Regola, 2009) e Intelligence economica. Il ciclo dell’informazione nell’era della globalizzazione (con Carlo Jean, 2011).</p>
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		<title>Bambiland al Teatro dell&#8217;Orologio</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 08:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>a cura di Bianca Maria Sezzatini</p>
<p>L’albero Teatro Canzone presenta BAMBILAND di Elfriede Jelinek. Adattamento e regia di Giuseppe Roselli.</p>
<p>Elfriede Jelinek&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Bianca Maria Sezzatini</p>
<p>L’albero Teatro Canzone presenta BAMBILAND di Elfriede Jelinek. Adattamento e regia di Giuseppe Roselli.</p>
<p>Elfriede Jelinek è una delle più grandi scrittrici austriache contemporanee, vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 2004. Le sue opere vennero definite proprio durante la consegna del prestigioso riconoscimento “un fluire musicale di canto e contro-canto” ed è forse questo il modo migliore per descrivere la sua energia intellettuale. Bambiland parte dal dato di fatto dell&#8217;intervento inglese e americano nella guerra in Iraq. In un continuo affastellarsi di punti di vista si racconta di come il conflitto venga descritto dai mezzi di comunicazione e dei meccanismi con cui, come tutte le guerre, riesce ad agire sugli individui. Rappresentare un testo come questo non è solo raccontare tramite gli occhi di un&#8217;artista la questione irachena, che comunque resta attuale, ma anche svelare le assurde dinamiche che regolano lo svolgersi di ogni conflitto. I dati di una guerra odierna si intrecciano con riferimenti alla tragedia greca e alle riflessioni personali dell&#8217;autrice, per poi ritornare al dato di fatto riferito dai mezzi di comunicazione. </p>
<p>Con questo continuo cambio di prospettiva, mescolando Eschilo con la lingua di tutti i giorni, impiegando ora l&#8217;ironia ora il sarcasmo, Elfriede Jelinek riesce a demistificare i mass media, a smascherare la realtà della guerra che, oggi come in passato, risulta falsata dai vincitori.  Bambiland, pur partendo da un monologo, diventa sulla scena un lavoro corale. Il lungo flusso di coscienza costruito dalla scrittrice viene raccontato dalle sette diverse voci degli attori, liberi di diventare l&#8217;orrida orda dei &#8220;figli sbagliati&#8221;, dei cerbiatti disneyani abbandonati e obbligati a diventare grandi senza genitori, dei &#8220;Sette contro Tebe&#8221;. Il testo è stato diviso in quadri e tappe come una terribile &#8220;Via Crucis&#8221; che, tramite le sue stazioni, arriva a scomodare l&#8217;unico, vero personaggio teatrale chiamato in causa dall&#8217;autrice stessa: Dio. A Dio si porranno le domande sui perché delle ingiustizie e delle violenze e Dio risponderà.</p>
<p>Adattamento e regia: Giuseppe Roselli<br />
Interpreti: Valentina Martino Ghiglia, Matteo Castellino, Marta Franceschelli, Francesco Marioni, Maurizio Montecchiesi, Gianni Parrella, Silvia Vitale<br />
Scene e Costumi: Ciro Paduano e Aurora Buzzetti<br />
Musiche: Massimiliano Nazzi<br />
Aiuto regia: Maria Giulia Colace<br />
Light designer: Camilla Piccioni<br />
Luci e fonica: Simona Parisini<br />
Foto: Manuela Giusto</p>
<p>Teatro dell&#8217;Orologio<br />
Via dei Filippini 17 a<br />
Dal lunedì al sabato ore 21.00<br />
Domenica ore 17.30<br />
Biglietto: 13.00 € intero / 8.00 € ridotto + 2.00 € (tessera associativa)<br />
Info: 06. 6875550</p>
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		<title>Prima Europea per Michael Blake con Kingdom of Champa</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 08:41:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“Aperitivo in Concerto”, domenica 22 gennaio 2012, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), ospita&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Aperitivo in Concerto”, domenica 22 gennaio 2012, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), ospita un entusiasmante progetto del tenorista <strong>Michael Blake</strong>, voce fra le più originali e poetiche della musica improvvisata di oggi, musicista ben conosciuto anche per le sue collaborazioni con Ben Allison, Enrico Rava, Steven Bernstein, Giovanni Guidi e i Lounge Lizards.</p>
<p><strong>Kingdom of Champa </strong>è un’appassionante lettura/ricordo di un viaggio, musicale e culturale, compiuto dallo stesso Blake in Vietnam dopo la fine delle guerra con gli Stati Uniti. Non è casuale che questo appassionante lavoro musicale si riferisca non al Vietnam in generale ma al mitico regno di Champa, che fiorì nell&#8217;attuale Vietnam centro-meridionale tra il VII e il XV secolo ed ebbe il suo apogeo nel IX e X secolo: si trattò, infatti, di una vicenda storica peculiare. Nel regno di Champa, infatti, non era la cultura d’origine cinese a dominare, bensì quella hindu: a partire dal IV secolo venne adottato il sanscrito come lingua colta e l&#8217;induismo come religione, e in particolare il culto di Shiva. </p>
<p>A partire dal X° secolo il commercio marittimo arabo nella regione introdusse inoltre crescenti influssi islamici. Un impasto interculturale fuori dal comune, dunque, che ha caratterizzato in modo particolare un’intera area del Sudest asiatico, lasciando tracce che Blake ricupera con infallibile senso poetico. Le affascinanti e incantatorie melodie di una tradizione antichissima vengono reinventate, reinterpretate, e rese trascinanti e coinvolgenti elementi di una performance avventurosa, quasi teatrale, da un gruppo musicale che comprende una pletora di artisti di eccezionale notorietà come il batterista Hamid Drake, il vibrafonista Bryan Carrott, la flautista Nicole Mitchell, il trombettista Steven Bernstein, il chitarrista David Tronzo e altri ancora.</p>
<p><strong>MICHAEL BLAKE</strong></p>
<p>Il sassofonista canadese Michael Blake è cresciuto a <strong>Vancouver</strong>, una delle città più dinamiche del Nord America per quanto riguarda la scena jazzistica, e ha avuto la possibilità di partecipare al Banff Jazz Workshop, con musicisti del calibro di Cecil Taylor, Kenny Wheeler e Steve Coleman. Si è poi trasferito a New York, dove nel 1990 John Lurie lo scoprì mentre suonava in un club e l&#8217;invitò a unirsi ai suoi Lounge Lizards, una delle band più influenti di quel periodo, nella quale Blake si concentrò sul sassofono soprano. </p>
<p>Nel 1997 ha inciso il suo primo album, l&#8217;evocativo &#8220;<strong>Kingdom of Champa</strong>&#8221; prodotto da Teo Macero, il leggendario produttore che ha a lungo affiancato Miles Davis ed ha innovato le tecniche di registrazione nel jazz. L’album integrava jazz e influenze vietnamite creando come un toccante diario sonoro del viaggio di Blake nel Sud-Est asiatico. Michael Blake fa parte del Jazz Composer Collective che ha realizzato gli importanti Cd dell&#8217;Herbie Nichols Project. Dopo due altri album di grande impatto come &#8216;<strong>Drift</strong>&#8216; (2001)e &#8216;<strong>Elevated</strong>&#8216; (2002) Down Beat ha incluso Blake nella propria classifica dei musicisti emergenti. Sino ad oggi Blake, che è anche un insegnante apprezzato ed impegnato internazionalmente, ha firmato dieci incisioni come leader ed ha partecipato ad innumerevoli altri gruppi e progetti, a fianco di artisti come Ben Allison, Steven Bernstein, Kresten Osgood, John Lurie.</p>
<p><strong>Prevendita</strong><br />
Biglietto € 12 + € 1 prevendita<br />
Ridotto giovani fino a 26 anni € 8 + €1 prevendita<br />
alla cassa del Teatro – 02 7636901<br />
Numero Verde 800-914350<br />
Online:<br />
www.aperitivoinconcerto.com<br />
circuito Ticketone + Call Center 892.101<br />
www.ticket.it</p>
<p><strong>per ulteriori informazioni:</strong><br />
Viviana Allocchio<br />
Iniziative Speciali Gruppo Fininvest<br />
Teatro Manzoni &#8211; Via Manzoni, 42 &#8211; 20121 MILANO<br />
tel.: 02 763690681/682 fax: 02 763690646<br />
e-mail: viviana.allocchio@fininvest.it</p>
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		<title>&#8220;La madre&#8221; di Paolo Fallai liberamente tratto da &#8220;Il malinteso&#8221; di Albert Camus</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 08:32:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Paolo Fallai</p>
<p>Il “Malinteso” di Albert Camus è la storia di due assassine: madre e figlia, prigioniere del loro albergo&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Paolo Fallai</p>
<p>Il “Malinteso” di Albert Camus è la storia di due assassine: madre e figlia, prigioniere del loro albergo in una regione fredda e sperduta di un’Europa senza speranza, che nutrono i loro sogni uccidendo e rapinando i viaggiatori di passaggio. La tragedia diventa epica quando uno di queste vittime si rivela – ormai a cose fatte – essere il figlio dell’una e il fratello dell’altra, tornato dopo un’assenza di vent’anni, e senza farsi riconoscere dalle due donne, a cercare le proprie radici. Si è detto spesso che “Il malinteso” è il dramma della castrazione, della negazione maschile spinta alle estreme conseguenze tanto da infrangere uno dei tabù originari della natura: l’impossibilità per una madre (e per una sorella) di riconoscere il proprio sangue. </p>
<p>E’ una tragedia assoluta, ma non tanto per l’efferatezza degli omicidi fino al mostruoso epilogo, quanto per l’apparente levità con cui vengono commessi: non c’è un futuro per le due donne, che non sia la favola di un “altrove” pieno di sole a cui non mostrano mai di credere fino in fondo. Esiste invece la routine di una ribellione sorda che si ripete meccanica, come fosse solo un aspetto delle faccende domestiche di un vecchio albergo sull’orlo della chiusura: l’accoglienza del malcapitato, il tè drogato, la spoliazione dei beni, il corpo fatto scivolare nel fiume che si incarica della sepoltura, almeno fino alla prossima chiusa, dove andrà ad impigliarsi con quello dei suicidi. L’odio delle due donne non è mai rivolto alle vittime, è costantemente rivolto alla vita, alla negazione stessa della propria femminilità fonte di vita: per la madre che arriva a sopprimere l’uomo che ha generato, per la figlia che dalla carezza vitale dell’amore non è mai stata sfiorata.  </p>
<p>Nella riduzione drammaturgica proposta, “La madre”, la vicenda viene riproposta cercando di attualizzare non la storia – riproposta in modo fedele – ma il cinismo nel quale è immersa.</p>
<p>Al posto dei suicidi che chiudono il dramma di Camus, troviamo una figlia conduttrice televisiva di un programma dedicato alle “Menti criminali” e la madre, arrestata e condannata per i suoi omicidi, chiamata come ospite d’eccezione. Al male come obbligazione senza futuro, viene aggiunta la sua rappresentazione mediatica. Nell’intervista tra madre e figlia la vicenda viene lentamente e progressivamente fino allo svelamento finale, come in un gioco maledetto in cui emerge sia la potenza della tragedia, sia l’irrimediabile indifferenza di noi spettatori. </p>
<p>La negazione della vita, la soppressione del ruolo maschile, la rinuncia al futuro non si accontentano di essere vissute in una implosione di furore sordo. Appaiono, e come per un ulteriore grado di maledizione, di fronte ad una telecamera, si permettono finalmente di esistere.</p>
<p><strong>La madre</strong><br />
di Paolo Fallai<br />
liberamente tratto da “Il malinteso” di Albert Camus<br />
Regia di Alessandro Berdini<br />
con Paola Rinaldi e Vittoria Faro<br />
Scene e costumi di Lorenzo Ciccarelli<br />
Disegno luci di Danilo Facco</p>
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