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    Randolfo Pacciardi: profilo politico dell’ultimo mazziniano

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    Michelina

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    a cura di BIANCA MARIA SEZZATINI Siamo nel 1948. In Vaticano hanno urgenza di proclamare santa suor Ercolina. Ma per fare un santo ci vogliono tre miracoli, e della suora se ne trovano a stento due. Il cardinal Dorigo un miracolo ce l’avrebbe: l’ha chiesto e ottenuto per il... leggi tutto

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    Giro d’Italia del cortometraggio 2012/2013

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    La Bella Addormentata nel bosco

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    Stalking: un carillon steccato stonato scordato…atono!

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    di AUSILIA GUERRERA La percezione delle percosse ricevute dalle donne vittime dello stalking non è mai data una volta per tutte, per certa: chi subisce solitamente non prova nulla; o, per meglio dire, non prova più nulla. È un paradosso difficilmente spiegabile e... leggi tutto

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    Medjugorje: oltre il senso del luogo

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    di AUSILIA GUERRERA Il viaggio a Medjugorje inizia solitamente all’alba. Punto di partenza sono i pullman gremiti di fedeli. Strano a dirsi ma non è un’umanità dolente; tutt’altro la gioia che si respira sin dalle prime luci dell’alba tra le fila delle poltrone, è... leggi tutto

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    Le star di Hollywood pazze per la cucina Made in Italy

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    E’ caccia tra le star americane dei “giacimenti eno-gastronomici” e delle specialità gastronomiche del Belpaese. Lo riportano ben 7 testate internazionali su 10 secondo cui i divi sono pronti a spendere cifre folli in Italia per rilevare gloriose tenute ed aprire... leggi tutto

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    Per aumentare l’export dei prodotti alimentari è prioritario il coinvolgimento della grande distribuzione estera. Il messaggio arriva dalla seconda giornata di Cibus dove si è tenuto il convegno “Cibus Global Awardâ€, che ha presentato il primo studio quali-quantitativo... leggi tutto

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    Un ritrovarsi amichevole e piacevole

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Medjugorje: oltre il senso del luogo

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Medjugorje: oltre il senso del luogo

di AUSILIA GUERRERA

Il viaggio a Medjugorje inizia solitamente all’alba. Punto di partenza sono i pullman gremiti di fedeli. Strano a dirsi ma non è un’umanità dolente; tutt’altro la gioia che si respira sin dalle prime luci dell’alba tra le fila delle poltrone, è tangibile, o forse sarebbe meglio dire udibile visto che le canzoni si elevano in spirali verticali fino al cielo lassù, come preghiere sonore immaginifiche, che ognuno satura ed esalta con le intenzioni e i suoi ringraziamenti personali; perché le veterane dei gruppi – così come noi comuni avventori – sanno bene che chi canta prega due volte!

Il pellegrinaggio via terra, molto meno frequentato di quello via mare, per ovvi motivi, risulta davvero defatigante, ma, se si è compenetrati nello spirito giusto e motivati profondamente, è una variante del viaggio a Medjugorje lastricato di tante pepite d’oro quanto sono le tappe forzate delle fermate ai motel strada facendo. Difficoltà prontamente superabili, anche perché nulla a confronto con la via crucis di Gesù; e l’attesa disseminata di “spine†e mal di schiena inevitabili, prepara ed esalta solo l’iter rendendo i pellegrini elettrici: l’aspettativa dell’arrivo si fa palpabile. A Medjugorje, per chi non è alla ennesima volta del viaggio, la sorpresa supera le “fantasticherieâ€.

La delusione per il paesaggio scabro, pur noto grazie ai tanti reportage giornalistici sul luogo delle apparizioni della Regina della Pace, con il passare delle ore fa il largo, assieme alla fiumana di fedeli sopraggiunti da ogni dove, ad una rivelazione che ti trasporta e t’immerge in un’altra dimensione: sembra di essere fuori del tempo. E soppianta la delusione iniziale di non provare nulla, come sensazione inevitabile di approccio al luogo mariano. “Rotto il ghiaccioâ€, sei catapultato oltre il senso del luogo, come se i tuoi sensi fossero dilatati acuiti dalla percezione di un “altrove†intangibile seppur sensibile. Alla generale galvanizzazione mista a timore sacro reverenziale – per cui non ci si sente mai davvero pronti al cospetto della Vergine Maria – subentra una tregua del cuore, poi un lieve disgelo infine un brio che leva il fiato ed eleva l’anima; l’intelligenza è rapita. Ti senti rinato come fossi un bimbo fra le braccia del Padre, della Madre. Sei finalmente sotto un manto speciale, avvolgente soave, mentre la pace dilaga nel tuo essere, dentro di te, stupito e leggero. Io mi sono sentita le farfalle nel cuore; è come un innamoramento.

Se così non fosse, sfido chiunque a raccontare il contrario. Il che non può essere, e sapete perché? Perché ognuno di noi si porta nel cuore, da Medjugorje, quel che Dio vuol metterci. È impensabile monitorare le singole reazioni personali. I figli del pellegrinaggio, questi figli di Medjugorje, vivono uno sfasamento temporale. Il luogo è un paesino semplice, fitto di un reticolo di stradine costellate oramai per lo più di alberghi dozzinali, che sfilano via lungo le lingue d’asfalto dei vialetti a coprire una terra diversa dalla nostra – e ci viene da chiedersi il perché l’abbiano fatto… – con la sua peculiare cromia rossastra, dello stesso colore dei sassi o piuttosto dei massi dei due monti, il Krizevac e il Podbrdo, su cui s’inerpica la via crucis delle fila di fedeli silenti, luoghi delle apparizioni della Madonna.

Nonostante l’accanimento dell’edilizia moderna che scempierebbe in apparenza il luogo, facendone un posto assolutamente anonimo, men che meno un sito sacro, e la sfilata dei negozietti dei “souvenirs†religiosi, per cui l’aria stereotipata da bazar risalta inevitabile, la marcia fervente dei fedeli con i rosari sgranati a tutte le ore e a tutte le latitudini del paese, che disorienta ed in particolare l’Adorazione serale nel piazzale retrostante la Chiesa bellissima e semplice di Medjugorje, con i due campanili svettanti contro il cielo sempre limpido della Bosnia-Erzegovina, t’immette in un atro tempo.

Senti il cielo in terra…!
Fissi gli occhi al cielo e non hai un’ ombra di dubbio: c’è qualcosa nell’aria.
E il mistero Medjugorje s’infittisce.

Qui la vita scorre lenta e pacata, come se non fosse affatto visitata dal calpestio dei tacchi moderni: perché ti par di ascoltare con il cuore solo i passi di un accompagnamento speciale: sì, perché lì sei accompagnato e preso per mano. Mentre l’ancestralità del paesaggio, e di quel che resta di un borghetto antico racchiuso fra montagne e colline, ed il soffio di pace che si respira, al riparo da ogni atto d’idolatria blasfema, esige una spiegazione razionale che può promanare solo dalla fede: per chi ne ha il dono. E in nome della Regina della Pace porti nel cuore una visione velata della vita, come se avessi letto e toccato con mano la filigrana di un foglio che, da accartocciato, una volta lì ti si è dispiegato fra le mani, e non hai più sentore dei soliti desideri, ma una gran nostalgia di un “ritorno†nel cuore.

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Natale all’Auditorium: inaugurano pista di pattinaggio, mercato di natale, giostra storica

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Natale all'Auditorium: inaugurano pista di pattinaggio, mercato di natale, giostra storica

a cura di Bianca Maria Sezzatini

Il Natale è alle porte e anche quest’anno si rinnova l’appuntamento con Sottozero – il Parco del Ghiaccio. All’Auditorium, dal 2 dicembre, come ogni Natale, apre i battenti la pista di ghiaccio più famosa di Roma per allietare bambini e genitori fino al 29 gennaio. Una passione che lo scorso anno ha portato circa 30.000 romani a schettinare all’Auditorium. 600 mq allestiti dalla Itos Eventi che per l’ottavo anno, ripropone a tutti i romani la ‘Pista del Natale’, un evento che si inserisce tra le iniziative del Natale all’Auditorium organizzato dalla Fondazione Musica per Roma.

Sottozero – il Parco del Ghiaccio metterà a disposizione di chi vuole affinarsi nella pratica delle lame sul ghiaccio, minicorsi gratuiti di pattinaggio che si svolgeranno dal 16 al 18 dicembre. I corsi sono offerti da Groupama Assicurazioni.

A ridosso della pista, la consegna dei pattini e il punto di ristoro ‘Pizza Roma’.

Orari:
Dal 2 dicembre 2011 al 23 Dicembre 2011 e dal 9 gennaio 2012 al 29 gennaio 2012:
Lunedì- Giovedì dalle ore 14.00 alle ore 21.00;
Venerdì e prefestivi dalle ore 14.00 alle ore 24.00
Sabato dalle ore 10.00 alle ore 02.00;
Domenica e festivi dalle ore 10.00 alle ore 24.00

Dal 24 dicembre 2011 all’ 8 Gennaio 2012:
24 dicembre dalle ore 10.00 alle ore 18.00;
Tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 24.00;
Sabato dalle ore 10.00 alle ore 02.00;
31 dicembre 2011 dalle ore 10.00 alle ore 01.00

Atelier dell’Artigianato

dal 2 dicembre 2011 all’ 8 gennaio 2012

SPAZIO SERRA

Si rinnova a Roma l’appuntamento natalizio con la tradizione artigianale Made in Italy. L’Atelier dell’Artigianato, la mostra mercato in cui la creatività e lo stile dei più innovativi prodotti artigianali si unisce alla migliore tradizione manifatturiera, andrà in scena dal 2 dicembre all’8 gennaio nello Spazio Serra dell’Auditorium Parco della Musica.

I talenti di spicco dell’intero panorama italiano, proporranno originali collezioni di moda, gioielli, oggetti di design, tessuti di ricerca, creati in Italia a tiratura limitata e realizzati con materiali pregiati. Pezzi unici, ricercati, mai uguali a se stessi che potranno essere acquistati a prezzi competitivi per regali non convenzionali.

Madrina della manifestazione l’attrice Maria Grazia Cucinotta, che interverrà nella serata inaugurale del 2 dicembre insieme a numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport. In occasione del Natale, L’Atelier dell’Artigianato inoltre coniuga shopping d’autore e charity: saranno presenti le Onlus Io Domani, Associazione per la lotta ai tumori infantili, che con i fondi raccolti finanzia la ricerca sperimentale, la formazione medica e dei volontari, fornisce accoglienza e supporto psicologico ai piccoli pazienti e alle loro famiglie; e l’Associazione GiacomoGiacomo, che in Africa contribuisce alla costruzione degli edifici scolastici e sostiene l’educazione dei bambini nelle zone più povere. Durante le giornate della mostra mercato sarà quindi possibile fare una donazione, per un Natale di solidarietà. La sera dell’inaugurazione, al cocktail di benvenuto, tutti gli ospiti saranno accolti nei dehors, allestiti all’ingresso della Serra, con le ricercatezze offerte da Delizie & Food e dai profumi e aromi dei vini dell’Azienda Agricola Casale del Giglio.

Orari: lunedì venerdì 10:00-21:00 ; sabato, domenica e festivi 9:00-21:00
24/12 e 31/12 10:00-16:00 ;
1/1 14:00-21:00 ;
25/12 chiusura

GIOSTRA STORICA

dal 2 dicembre 2011 al 9 gennaio 2012

AREA PEDONALE

La famiglia Moruzzi, presente da due generazioni nel campo degli spettacoli presenta la sua “Circus Carousels†più comunemente chiamata giostra a cavalli. Provate a immaginare, soltanto per un attimo il film di Mary Poppins. Ricordate quella meravigliosa giostra stile ‘700 veneziano con tutti quei magnifici cavalli a dondolo? Quella giostra che riuscì a incantare e catturare la fantasia persino dell’indimenticabile Federico Fellini? Nell’area pedonale dell’Auditorium Parco della Musica verrà allestita una giostra storica molto simile che farà sognare grandi e piccini.

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Oltre la fine del mondo

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Oltre la fine del mondo

www.oltrelafinedelmondo.blogspot.com

di LUCA VUELTAMUNDO

l’importante non e’ la meta..ma il viaggio!

l’importante e’ seguire sempre i propri sogni e mai farseli smontare!

Non importa come..se in treno, in macchina, in moto, a dorso di elefante, in vespa, in tuk tuk..ma viaggia!!

Avere la mentalita’ del viaggiatore e non del turista..

il viaggio non e’ solo dal punto A andare al punto B…c’e’ un mondo in mezzo…quindi meno aerei prenderete,piu’ userete mezzi locali e conoscerete persone molto interessanti, luoghi bellissimi e situazioni incredibili.

Che la vita sia una viaggio per me non e’ mai stata una frase fatta..appena avuta la prima vespa mi son messo a viaggiare per l’italia e appena compiuto 16anni ero in giro per l’europa tra cui un Bologna-Barcellona in vespa, mentre quando mi diedero il passaporto il mio primo viaggio e’ stato tra Usa, Hawaii, Nuova Zelanda ed Australia.

Andavo a lavorare, racimolavo qualcosa e partivo.

Perche’ mai dovrei stare a vivere e fare sempre le stesse cose quando nel mondo ci sono un’infinita’ di luoghi incredibili e culture strepitose? Odio la monotonia e amo la diversita’ che a volte in un viaggio puo’ essere anche un’imprevisto ma e’ proprio per quello che viaggio..per l’avventura per il “non visto” e il “non gia’ vissuto”.

Ritengo assolutamente che si debba viaggiare senza tour operator,soprattutto se si e’ in “forze” e giovani (basta anche dentro, cioe’ sentirselo)..il motivo e’ semplice..cosi si e’ senza filtro..cioe’ sarete voi che dovrete prendere accordi,chiedere informazioni e non trovandovi con la pappa pronta di una guida assaporerete totalmente la vera essenza del luogo e farete conoscenza del vero popolo, culture, tradizioni, delle vere emozioni e non certo quelle “plastificate e preconfezionate” che vivreste con un tour.

Vi faccio l’esempio dell’ultimo mio viaggio..quest’anno ho fatto Brasile, Kenya e Tanzania..ero a Zanzibar (ma potevo essere in mille altri posti) su una spiaggia bellissima..ho trovato un bungalow per dormire fronte mare a 12 dollari mentre i “turisti” del villaggio (italiano) a fianco spendevano un 130euro al giorno tutto incluso..bene..col mangiare (italiano) con l’animazione(italiana) con gli altri vacanzieri (italiani) e quando (raramente) uscivano dal loro mondo dorato del villaggio incontravano solo i pochi locali oramai addomesticati e che parlavano italiano che gli volevano vendere di tutto! Insomma questi vacanzieri non hanno certo visto la vera Zanzibar, non hanno parlato con i veri abitanti, non hanno assaporato la vera cucina locale e non hanno sperimentato tante altre cose perche’ li tenevano dentro al villaggio e quando uscivano c’era sempre una guida pronta a risolvere tutto.

Questo non e’ viaggiare!!!

Se invece vi prendete il solo volo..prenotate la prima notte e da li vi arrangiate e “inventate” il giro..oltre a vedere un mondo completamente diverso dal villaggio noterete che coi soldi di una settimana che il tour operator vi fa spendere, viaggiando per i fatti vostri ne potrete fare almeno due se non tre e soprattutto di qualita’ ben migliore!!

Il viaggio e’ come meditare, il viaggio e’ cambiamento, il viaggio ti deve insegnare sempre qualcosa, nel viaggio ti devi mettere in discussione.

Da bambini si sognano tante cose, sembra che tutto sia possibile tra cui viaggiare il mondo..poi sembra che una forza negativa ci faccia cambiare completamente i piani..tra cui i tanti condizionamenti di quelli vicino che ci dicono che non e’ possibile.. non e’ vero assolutamente! Ci han provato anche con me..se uno vuole puo’ viaggiare anche sempre e puo’ cambiare la sua vita come la vuole e non solo per i viaggi!

Io l’ho fatto, viaggio dai 4 ai 6 mesi all’anno…non e’ difficile e non ci vogliono i miliardi..solo voglia di cambiare vita lavorativa e delle scelte,delle priorita’ dove spendere i soldi e come. Tanta gente che mi chiede come faccio gli rispondo loro dove spendono solitamente i loro soldi..weekend al mare da 300euro l’uno? Serate in discoteca? Vestiti griffati? Tecnologia appena uscita? Droghe? Il modo per spendere i soldi in altre maniere come vedete c’e’ eccome!!

In tanti paesi del mondo il costo della vita e’ un terzo che da noi (se si viaggia indipendentemente) e a volte anche meno..

Nei miei viaggi sono stato in Usa, tutto il centro America, tutto il sud America, tante isole dei caraibi, Australia, Nuova Zelanda, Polinesia, Vanuatu, Nuova Caledonia, Fiji, Rapa Nui, Hawaii, Giappone, India, Thailandia, Nepal, Birmania, Laos, Vietnam, Malesia, Singapore, Filippine, Oman, Egitto, Emirati Arabi, Europa e tanti altri luoghi..

Nella maggior parte di questi la vita costa molto meno..in solo poche nazioni costa caro come da noi..

Quindi..vi comperate una bel libro guida e partite!!

Ci sono mille modi per risparmiare o pagare il giusto e vedrete che proprio quando spenderete il giusto saranno anche i soldi spesi meglio,a contatto coi locali, nei posti piu’ singolari, belli e visitando luoghi che altrimenti difficilmente con un tour operator potreste vedere.

Se poi oltre viaggiare si volesse cambiare vita..solo per “svernare” o proprio trasferirsi ci sono nazioni che si sta benissimo sia aprendo un’attivita’ o facendo nulla se si ha una minima rendita dove il costo della vita e’ bassissimo..ma questo e’ un’altro discorso ed un giorno lo approfondiro’ perche’ lungo il mio girovagare sto sempre attento alle attivita’ che si possono fare in giro o anche solo agli investimenti esteri.

Viaggiare da soli e’ per tutti!! Solo noi italiani abbiamo paura..ho incontrato nei luoghi piu’ strani o “pericolosi”: ragazze sole, disabili, anziani, coppie con bambini…quindi niente scuse e partite senza il tour operator!!

Una volta nel pieno della giungla vergine malese ho incontrato una coppia olandese con un bambino di 4 anni che lo tenevano per mano ed un’altro di pochi mesi messo nello zaino-culla !!! Ma voi capite o no? O nelle isole di San Blas (bellissime!) nei caraibi di Panama dove esistono solo gli indios Kuna che presidiano i loro atolli..ho conosciuto,per mia fortuna, una coppia Francese che mi ha dato un passaggio da un’siola ad un’altra e che vive su una barca a vela di 12 metri con anche loro due bimbi..e dovevate vederli in faccia..solari, sorridenti e felicissimi!!

Tutto dipende dalla testa e da quello che volete pensare!

Quando viaggiate per i fatti vostri sentirete eccitazione e proverete il feeling con l’avventura a fare anche le cose piu banali..e rivivrete delle emozioni che credavate perse!!

Eravamo i migliori viaggiatori,intrepidi e scopritori di altri mondi..Marco Polo,Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci solo per citare i piu’ famosi..ed ora? Ora facciamo fatica a scendere dall’aereo e se non troviamo subito la nostra guida col cartello del gruppo andiamo in piena paranoia!

Ragazzi..siamo noi che ci creiamo il mondo..se pensiamo che la fuori tutto sia pericoloso..tutto sara’ pericoloso!!! In tutti i miei viaggi ho vissuto tantissime avventure strepitose ma cose veramente pericolose mai..ed io a volte forse esagero nell’andarmene a cercare le grosse avventure!!

Secondo me nella vita e’ tutto questione di testa e di come il nostro pensiero e atteggiamento mentale vuole affronatare la realta’ delle cose,i problemi e le situazioni…questo vale per i viaggi e per qualsiasi cosa.

Fregatene di quello che dice la gente..”ma sei matto? da solo? non hai prenotato nulla? ma sa che mi han detto che la succedono cose strane??†etc etc..

Se io avessi dovuto ascoltare i suggerimenti della gente a quest’ora nella mia vita non avrei fatto nulla e forse dovrei essere gia’ morto 4-5 volte..

Tirate via i pregiudizi e le vostre antiche convinzioni..se siete negativi vedrete ed incontrerete solo negativita’..se siete propositivi e positivi…..

In un viaggio..a me piace perdermi e ritrovarmi..e dopo un po la destinazione non e’ la cosa piu’ importante ma e’ il viaggio in se…lasciare famiglia,amici e abitudini non e’ facile ma e’ molto molto stimolante e ringiovanisce mettendosi sempre alla prova..poi con uno zaino in spalla se il giorno dopo ti sei stancato di dove sei..riparti e avrai una nuova avventura..e’ una droga…e una volta iniziato sara’ molto difficile smettere..

Tra vent’anni saremo piu delusi e tristi per le cose che non abbiamo fatto che felici per quelle che abbiamo fatto.

Bisogna crederci nei sogni e provarli a metterli in atto, se tiri fuori il coraggio tutto il resto e’ facilissimo!

Sinceramente non voglio morire di vecchiaia in ospedale con dei rimpianti di non aver fatto una cosa, molto meglio il rimorso di aver sbagliato ma provato..e se possibile preferisco morire con una emozione..mi va bene che non si apre il paracadute in un lancio, in Amazzonia morsicato da non so quale insetto velenoso..o anche solo guardando un tramonto…ma mai in un letto di ospedale!!

Capita che a volte in un minuto scorre velocissimamente tutta la nostra vita e magari di tutta una vita non si riesce ad avere percezione..rischi di arrivare a 70 anni voltandoti indietro e non esserti goduto niente e tutto ti e’ scappato di mano velocemente.

Se vuoi fare una cosa ..FALLA..inizia a farla ora..e’ molto piu’ facile che starci a pensare per giorni o anni!! e questo vale per tutto!

MAI rinunciare ai sogni, MAI lasciare che qualcuno ce li smonti!!

Non pensare troppo..parti! Hai solo una vita e devi godervela!!!

enjoy your life..

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Bolgheri

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Bolgheri

di darktuscany

Chi arriva a Bolgheri percorrendo il famoso Viale dei Cipressi, immortalato dalla celebre poesia “Davanti a San Guido” di Giosuè Carducci che qui visse dal 1838 al 1848, si trova già in uno stato d’animo predisposto ad accogliere una visione di incomparabile bellezza.
Preannunciato da una campagna ben coltivata, si trova subito davanti al castello di Bolgheri con i suoi rossi mattoni a creare un contrasto cromatico di grande suggestione, con il verde argenteo degli olivi ed il verde cupo dei cipressi e dei boschi che lo circondano. Il paese, a cui si accede da un unica porta ad arco, ha mantenuto negli anni l’aspetto originario e la sensazione è che il tempo si sia fermato: qui il trascorrere delle stagioni è ancora scandito dal variare dei colori dei campi e dei poggi che si estendono tutt’intorno.

Il centro storico sembra aver conservato la sua antica struttura urbanistica originaria, caratterizzata da un’articolazione concentrica delle strade, da cui si snodano, in senso antiorario, le strade dove, architetture storiche, vecchie fabbriche e curiose botteghe artigianali ricreano un’atmosfera d’altri tempi. Oltre all’aspetto storico, Bolgheri riveste notevole importanza per la bellezza del suo paesaggio e le sue risorse naturalistico ambientale.

Storia
Antico borgo medioevale, conosciuto dalla metà del 1100 con l’attuale denominazione, si trova i piedi delle colline metallifere, circondato da una ricca vegetazione tipica della macchia mediterranea. Fu completamente distrutto nel 1946 e ricostruito a poca distanza dal sito originario. L’origine del toponimo, ancora non del tutto chiara, sembra derivare dal Bolgheri, nome di un celebre giurista locale difensore dei diritti, mentre è sicuro che fino al 900 d.C. la località era nota come Sala del Duca Allone. Antico feudo dei conti della Gherardesca, Bolgheri non subì grosse trasformazioni fino all’800, epoca in cui presero il via grandi opere pubbliche tra cui il famoso viale dei cipressi. Il precedente castello, ubicato a poca distanza dall’attuale, fu distrutto nel 1496 dalle truppe dell’imperatore Massimiliano I che aveva posto in assedio Livorno. L’imperatore di Germania aveva la discutibile abitudine di non retribuire le proprie truppe che, in compenso, erano libere di far razzia delle zone vicine.

Nel caso specifico, Bolgheri pagò per tutti i rapinati, tanto che fu più agevole e prudente ricostruirlo nella posizione attuale, più sicura e forse già dotata dell’odierna chiesa e di un ampio convento. A parte pochi stabili attorno al palazzo dei conti, Bolgheri completò la sua struttura attuale dalla seconda metà del Settecento alla seconda metà del secolo successivo, con il castello dei conti Della Gherardesca (un ramo distinto da quelli di Castagneto) e la chiesa parrocchiale di fronte al viale d’accesso, la caratteristica rotatoria interna in senso antiorario, le vecchie fabbriche del borgo comitale: l’osteria, le botteghe artigiane, l’ospedale, i magazzini di fattoria, le scuderie del palazzo. Il fronte del castello, con la torre sopra la porta d’accesso e i caratteristici merli guelfi che uniscono simbolicamente il castello e la chiesa Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, assai decorativi, sono un rifacimento di fine Ottocento. La fascia di pineta che separa la spiaggia dalla campagna retrostante sorse a partire dal 1837, assai dopo la costruzione (1786) e il progressivo abbattimento dei ginepri dunali per farne pali da viti e delle querce da sughero di cui sopravvivono rari esemplari. Successive plantazioni di pini e la salvaguardia della macchia mediterranea esistente, portarono a maturazione la pineta, solcata da numerosi torrentelli che alleggeriscono il carico fluviale: da nord la Fossa Cammilla (la foce è detta Cioccaie), la Fossa di Bolgheri (il Seggio) ed altre. La maggior parte della pineta risulta privata, quindi è accessibile solo in parte. Il Seggio è la parte terminale del maggiore dei torrentelli esistenti, la Fossa di Bolgheri, che divide il territorio di Bolgheri da quello di Castagneto. Anticamente fu un porto importantissimo, dove avveniva l’imbarco e lo sbarco di quasi tutti i generi di merci in arrivo e in partenza, anche per l’estero.

Come si arriva
Per giungere a Bolgheri si percorre la SS1 Aurelia uscendo da Nord a Cecina – la California e da sud uscendo a Donoratico.
Usciti dalla quattro corsie ci si immette nella vecchia Aurelia che in questo tratto è parallela sia alla nuova Aurelia e sia alla ferrovia.
Dopo qualche chilometro si trova l’alberato bivio per Bolgheri.
Dal bivio parte il viale dei Cipressi immortalato nella sopracitata poesia dal Carducci e che a Bolgheri visse dal 1838 al 1848.

Ed alla fine del viale rettilineo si trova prima, sulla destra, la cappella di San Guido, fatta erigere nel 1686 da Simone Maria della Gherardesca per commemorare la liberazione di Budapest dai Turchi, e poi infine giungere al rosso castello di Bolgheri tra le cui mura si trova il piccolo borgo.

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Tra una settimana al via il XIV Paestum Festival

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Promosso dall’omonima Fondazione per la direzione artistica di Mario Crasto De Stefano, il Festival sopravvissuto ai tagli proporrà, a partire dalla prossima settimana e in 3 weekend, tra luglio e agosto, 5 appuntamenti con altrettanti generi, 1 anteprima nazionale, 1 ritorno, 4 generazioni artistiche a confronto. Location degli spettacoli il nuovo Teatro dei Templi, allestito in un diverso suggestivo squarcio, sempre nell’Area Archeologica, a pochi metri dall’area demaniale occupata negli anni precedenti.

Primo ospite, venerdì 15 luglio, Peppe Barra che, con la sua versatilità interpretativa, condurrà lo spettatore come in viaggio fra la fantasia più pura e la realtà contemporanea, raccontando favole antiche e storie della modernità, tra canzoni, tammurriate, liriche teatrali e poesie. Nel suo recital lo accompagneranno Paolo Del Vecchio (chitarra-mandolino), Luca Urciuolo (pianoforte-fisarmonica), Ivan Lacagnina (percussioni), Sasà Pelosi (basso), Max Sacchi (clarinetto).

A seguire domenica 17 luglio il Festival presenterà in anteprima nazionale il nuovo adattamento de “Il Decamerone†di Giovanni Boccaccio firmato e diretto da Augusto Zucchi per la Compagnia Molière con Debora Caprioglio. L’opera di Boccaccio è qui interpretata valorizzando e sottolineando la cornice il contesto storico e letterario in cui è maturata con lo stesso Boccaccio in scena che, dialogando con Fiammetta, illustra gli intendimenti dell’opera.

Chicca per gli amanti della danza giovedì 21 luglio, quando a Paestum approderà per la sua seconda ed ultima data italiana (unica al Sud) il Balletto Nazionale dell’Uruguay SODRE diretto dalla star Julio Bocca. Un programma popolare e delizioso compone la “Noche de Danzaâ€, spettacolo che unisce due secoli della produzione coreografica americana e fornisce un opportunità unica per ammirare lo splendore della compagnia composta da 24 ballerini.

Sabato 23 luglio la scena sarà tutta per uno dei “mostri sacri†del teatro italiano, Giorgio Albertazzi, in “Amleto e altre storieâ€. Il Maestro torna a raccontare uno dei suoi amori, William Shakespeare, attraverso i suoi più tormentati e sfaccettati personaggi, da Otello a Riccardo III. La regia è di Daniele Salvo.

Ultimo appuntamento sabato 6 agosto all’insegna dell’energia musicale di Eugenio Bennato, già acclamatissimo lo scorso anno. Con Ezio Lambiase (chitarra classica e elettrica), Mohammed Ezzaime El Alaoui (voce), Walter Vivarelli (percussioni), Stefano Simonetta (basso), Sonia Totaro (vocalist), il celebratore del “Grande Sudâ€, fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare e del celebre movimento musicale italiano Taranta Power proporrà in concerto i suoi più grandi successi.

INFO UTILI

I biglietti per tutti e cinque gli spettacoli sono già disponibili presso le seguenti rivendite: Basilica Café (Paestum), Disclan (Salerno), Bar Edelweiss (Battipaglia), Sottodisco (Agropoli). Tutti gli spettacoli avranno inizio alle ore 21.30. Il costo del biglietto per tutti e cinque i titoli è di 15 euro (posto unico) più diritto di prevendita. Per informazioni e prenotazioni: Fondazione Paestum Festival 081 5787949, 320 3354908.

Ufficio Turismo Comune di Capaccio-Paestum 0828 722374.

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Il ministro Renato Brunetta inaugura Cortina INContra

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Cortina d’Ampezzo, 23 luglio 2011 – Al via “Cortina InConTra†Estate 2011, la kermesse ideata da Iole ed Enrico Cisnetto, giunta al traguardo dei dieci anni. A inaugurare la manifestazione, il Corpo musicale di Cortina d’Ampezzo, al suo 150esimo compleanno. Dal palco Enrico e Iole Cisnetto, insieme al sindaco di Cortina d’Ampezzo Andrea Franceschi, e a Danilo Lo Mauro, curatore di “Cortina InConTraâ€, hanno ripercorso i momenti più belli dei dieci anni di “Cortina InConTraâ€, mostrando foto di repertorio degli ospiti protagonisti di tanti appuntamenti.

Poi il microfono è passato al ministro per la Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta per l’incontro “I nostri prossimi 150 anniâ€, iniziativa che rientra nel calendario ufficiale per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

“Sto bene dove sto, ma io sono un soldato†ha detto il ministro, rispondendo in apertura a una domanda di Enrico Cisnetto relativa all’ipotesi di una sua eventuale nomina a ministro della giustizia. E ancora “le sedi del governo nelle città italiane ci sono già e si chiamano prefettureâ€, ha detto Brunetta in merito alla richiesta della Lega di spostare alcuni ministeri al Nord. “Un decentramento funzionale male non fa – ha continuato – ma è sbagliato pensare che questo sia federalismoâ€.

Dal palco di “Cortina InConTra†il ministro Renato Brunetta ha anche annunciato una stretta sulle auto blu: saranno dimezzati gli aventi diritto e si dimezzerà il parco mezzi. Continueranno ad averla i ministri, ma andranno a piedi anche i direttori generali dei ministeri. “Il nostro censimento delle auto blu in servizio – ha detto Brunetta – Che è stato il primo mai fatto, tra molte resistenze, ne ha contate 86 mila, tra tutte le amministrazioni, comprese 40 mila grigie, di servizio operativo. Ce ne sono 8-9000 super-ammiraglie, e altre circa 30 mila sono blu di tipo ordinario”. “Anche l’assenteismo tra gli statali è stato ridotto stabilmente del 30 per cento, e noi pubblichiamo mensilmente i dati”.

Parlando invece della mancata abolizione delle province, Brunetta ha detto: “La Lega, ed è comprensibile, non vuole abolirle. Ha vinto le elezioni in molte province, sarebbe stato strano se volesse abolirle”.

“Se si potesse dire ‘da domani via le Province’ ci sarebbe la rivoluzione, perché le popolazioni vedono nelle Province un loro baluardo per i servizi”, così si è espresso il ministro in merito alla possibilità di abolire da subito gli enti provinciali. A detta del ministro non ci devono fare illusioni sui possibili risparmi: “non si risparmierebbe molto – ha spiegato dal palco di Cortina InContra – perché i dipendenti, che rappresentano il 90% dei costi degli enti, continuerebbero a restare dipendenti dello Stato”. In materia di risparmio di risorse pubbliche, Brunetta ha anche detto di essere riuscito a diminuire di 200 mila unità il numero dei dipendenti pubblici italiani, riducendo il turn over all’80%. Ma, replicando alle accuse di chi gli ha attribuito di aver definito i precari “la parte peggiore del Paeseâ€, Brunetta è stato tranchant: “Ma come si può credere una cosa del genere?
“Se rimarrò al mio posto, e spero di rimanere al mio posto, parificherò stipendi di politici, prefetti, capi della polizia e grandi ‘papaveri’ a quelli dei loro pari grado europei”, ha promesso Brunetta, aggiungendo che è giusto compiere un’analisi sui costi della politica “ma stiamo attenti – ha ammonito – a buttare via il bambino con l’acqua sporca. E stiamo attenti anche al pulpito da cui viene la predica”. “A spingere su questa analisi – ha precisato Brunetta – sono soprattutto i grandi giornali italiani, i quali sono tutti di proprietà di grandi banche o grandi imprese private, le quali dai giornali non traggono alcun vantaggio economico”.

Ne ha per tutti il ministro Brunetta, anche per il presidente della Camera Gianfranco Fini, che lo ha recentemente definito “insensibileâ€, riprendendo le polemiche contro la definizione di “parte peggiore del Paese†che Brunetta avrebbe dato dei precari; “non mi piace – ha detto il ministro – che il presidente Fini abbia abbandonato il ruolo di figura super partes che spetta ai presidenti di Camera e Senato”. “Se lui ha voluto rompere con Berlusconi – ha aggiunto – fa parte della politica e della vita. Ma in quello stesso momento, se voleva diventare leader di un partito di opposizione, doveva dimettersi da presidente della Camera”. Quanto al caso della polemica sui precari, Brunetta ha precisato la sua verità: “Di mestiere sono economista del lavoro, tutta mia vita l’ho dedicato al bene dei lavoratori, non è per aver definito pochi professionisti dell’agguato, dell’interruzione come la parte peggiore del Paese che l’abbia riferito a tutti i precari. Ma come potrei? Sono manipolazioni che fanno parte del clima. E probabilmente Fini ha letto con ritardo di un mese qualche rassegna stampa molto datataâ€. Sempre a proposito dei precari, Brunetta ha tenuto a sottolineare che “insieme con la Gelmini abbiamo assunto 67 mila precari della scuola. Invece, sapete qual era il ragionamento che prevaleva nei 200 mila blog che si sono occupati del caso? “Brunetta, brutto sporco nano che non sei altro!â€.

Brunetta, in chiusura, sollecitato dall’ideatore di “Cortina InConTra†Enrico Cisnetto ha affermato : “fra due anni andremo alle elezioni con la coscienza pulita per aver salvato l’Italia dal mare burrascoso della crisi”. “La manovra che abbiamo fatto, che è certamente criticabilissima – ha aggiunto – è servita a questo e spero che qualcuno ce lo riconosca. E non è facile fare una manovra che ti porta a perdere le elezioni”. Quando ci saranno le prossime elezioni politiche? ha chiesto Cisnetto. Brunetta si è detto certo che questo “avverrà fra due anni”. “Per un motivo semplicissimo – ha concluso – e cioé perché noi stiamo poco bene, ma gli altri stanno peggio”. A Cisnetto che gli sottolineava le quotidiane polemiche all’interno della coalizione di governo, Brunetta ha risposto: “Ogni giorno ha la sua pena, cosa vuoi? Ma devo dire che le pene sono anche equamente distribuite? Non vi ricordate che col governo Prodi tre ministri votavano in consiglio con l’esecutivo e poi andavano in piazza a protestare contro il governo?â€.

Infine, sulla psicosi da assedio contestatore che ha preceduto il suo recente matrimonio a Ravello, costringendolo ad anticipare il “sì†alla mezzanotte del giorno precedente a quello annunciato, Brunetta ha detto: “Non ce l’ho con i 33 contestatori, 8 di un sindacato di polizia, 6-7 di cittadini contrari a una discarica, altri 7-8 cassintegrati di un’azienda del salernitano e 3 precari della scuola – perchè erano tutte qui le masse accorse a Ravello, nonostante un’enorme campagna mediatica – ce l’ho con tutta la stampa italiana che ha enfatizzato l’idea di un blogger che aveva scritto: “Andiamo a disturbare il matrimonio di Renato Brunettaâ€.

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Il Giardino dei Tarocchi

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di darktuscany

Nel giardino dei Tarocchi sono rappresentate le 22 carte dei Tarocchi (Arcani maggiori) in ciclopiche sculture, alte circa 12/15 metri, ricoperte di mosaici in specchio, vetro pregiato e ceramiche.

Durante la visita incontriamo: “Il Mago†con la sua mano ricoperta di piccole tessere di specchi, sotto “la sacerdotessa†con una bocca con cui la scultrice ha voluto fare un omaggio al giardino di Bomarzo da cui fuoriesce una piccola cascata di acqua che scivola su dei gradini ricoperti di sfoglie di ceramica, finendo in una fontana dove al centro si muove la ruota della fortuna con i suoi getti d’acqua.

Vicino troviamo la carta della forza, rappresentata da una figura femminile che, con un guinzaglio invisibile, predomina la forza brutale di un drago ricoperto di un manto di specchio verde.

“il sole†a forma di uccello posato su un arco, “la morte,†che cavalca un cavallo con una falce nella mano, il diavolo, “il mondo,†“il folle,†“ il papaâ€.

La carta dell’impiccato è posta all’interno dell’albero della vita, più avanti c’è “la giustizia,†una figura femminile con all’interno una macchina che rappresenta l’ingiustizia, bloccata da un cancello con un grosso lucchetto; “gli innamorati†rappresentata da Adamo ed Eva in un simpatico pic-nic.

“L’eremita,†“la torre, “l’imperatore,â€che è rappresentato da un castello dove all’interno è sorretto da diverse colonne rivestite con mosaici in specchio e ceramiche. Vi troviamo anche scene di caccia, draghi, uomini feriti e una fontana che rappresenta la lussuria, con delle donne che giocano con l’acqua. La carta “dell’imperatrice†è a forma di sfinge, dove all’interno c’è un gran salone, un bagno e una piccola stanza da letto; in questo luogo ha vissuto e lavorato per diverso tempo l’ideatrice del progetto.

All’interno vi sono anche “il carro,†“la stella,†“il giudizio.†Infine “la luna†e “la temperanzaâ€, quest’ultima posta sopra una chiesina internamente rivestita di specchio e un altarino con sopra una Madonna negra in ceramica.

Nel 1979 iniziarono i primi lavori del Giardino dei Tarocchi; l’ideatrice fu una scultrice francese di fama mondiale : Niki de Saint Phalle. Con questo giardino fantastico, la scultrice corona un suo sogno che ha inizio sin dai primi anni della sua attività. La molla che fece scattare l’impetuosa voglia di costruire il suo giardino esoterico, scatta quando conobbe il meraviglioso parco Guell dell’architetto Gaudi’ a Barcellona. Dopo 24 anni, influenzata dalle forme morbide e dalle maestose costruzioni di questo affascinante parco, iniziò la sua avventura, costruendo a sue spese e con la collaborazione del marito Jean Tinguly, il suo giardino, incontrando notevoli difficoltà; ma la forza e la forte volontà di Niki, vinsero su tutto e su tutti.

Il giardino è costruito nelle meravigliose colline toscane, precisamente nella tenuta di Garavicchio Comune di Capalbio i cui propietari sono i Caracciolo, artefici, anch’essi della realizzazione di questo “sognoâ€. I primi lavori furono affidati all’esperienza dello scultore Jean Tinguely e subito dopo alla mano d’opera locale,tra cui si distinsero alcuni operai, divenuti in seguito molto importanti per la scultrice che li considerò parte della sua famiglia.

Le sculture sono realizzate internamente, con tondino di ferro di vario spessore sagomato esclusivamente con la forza delle braccia e saldato tra loro, formando una rete fitta e intrecciata; dando già una forma rassomigliante alla scultura. A quest’intreccio di ferro è stata legata della rete da gettata, poi è stato spruzzato il cemento a forza, con macchinari particolari, da una ditta specializzata, aiutati anche dagli operai del giardino. Tutto quest’intreccio di ferro e cemento a fatto si che queste sculture ciclopiche fossero anche antisismiche. Finita la parte grezza, Niki iniziò a pensare a come abbellire le sue opere; le prime prove furono con vernici brillanti a base di resine, ma furono abbandonate quando pensò a qualcosa di piu’ prezioso che le rendesse ancora più magiche e misteriose. La sua idea fu’ di rivestire le sue opere con mosaici, s’iniziò cosi’ ad usare specchio per rivestire la mano del mago, per continuare con la torre; pensò anche di usare ceramica, che era sagomata, lavorata e cotta sul posto, sperimentando nuove tecniche di lavorazione con la collaborazione di una ceramista. Furono acquistate anche una notevole quantità di lastre di vetri pregiati multicolore (vetro di Murano di Venezia), un esempio di mosaico con vetro di Murano si può vedere sul viso della sacerdotessa. Alcune opere sono state fatte da altri artisti, come le panche in ceramica poste all’esterno del giardino, le sedie in ferro e ceramica dentro l’imperatrice, e l’arredamento della biglietteria fatte da un artista francese: Pierre Marie Lejeune; gli affreschi all’interno del mago sono del pittore Alan Davie, la scultura posta dentro la sacerdotessa è di Marina Karella, mentre la costruzione della biglietteria era stata affidata all’architetto Mario Botta. Il suo muro costruito con materiale di zona (tufo), divide la realtà di tutti i giorni con la magia affascinante del Giardino dei Tarocchi dove si dissolve anche il concetto del tempo.

Oggi il giardino è diventato una fondazione privata, i suoi introiti servono soprattutto alla notevole manutenzione di cui il giardino giornalmente ha bisogno. Oggi Niki de Saint Phalle non è più tra noi ma il suo ricordo vive nel giardino e nelle sua altre numerose opere sparse per il mondo.

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Rinascita dei Borghi medievali: un viaggio tra passato e futuro

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di Salvatore Italia

Nella parola borgo c’è chiusa gran parte della storia del nostro Paese, delle sue trasformazioni sociali ed economiche. Da questo lemma – la cui etimologia è incerta tra il tardo latino burgu(m) e il germanico burgu(s) – si segna storicamente il passaggio dall’epoca feudale a quella moderna, con la nascita della borghesia, ossia di quella classe sociale che ad un certo momento della storia europea scalerà la vetta della società andandosi a sostituire all’aristocrazia terriera nella guida della nazione.
Quasi contemporaneamente il luogo del borgo segna il suo tempo, passando da centro di vita ed affari a territorio fantasma con il progressivo abbandono dei suoi abitanti verso le grandi città industriali. Nati originariamente come estensioni feudali del castellum parvulum*1 del signore locale, talvolta addirittura inglobandone la rocca o trasformandola in abitato rurale, i borghi diventano oggi luoghi del ricordo.

A chi non è capitato, girando con la propria auto nell’hinterland, di scorgere verso l’alto, immerso nel verde, un paesino arroccato sulla collina, le cui case cingono quasi proteggendola una vecchia torre merlata. E quante volte non si è stati tentati di cambiare itinerario e seguire quel sentiero di asfalto che promette di portare in un luogo del mistero, che fa pregustare il criptico sapore di nude stanze nobili, ponti elevatoi, fredde segrete, finestre con bifore, vicoli medioevali, botteghe artigiane e profumi di altri tempi.
Nel maggior parte dei casi la propria voglia di avventura rimarrà tradita, trovandoci davanti case dai portoni chiusi da decenni, nessuna traccia di artigiani e castelli recintati dalla protezione civile. Rimarrà il gusto di girare tra le stradine strette che contorcendosi portano fin su all’alto abitato feudale, ogni tanto una casa illuminata ed una fontana che getta acqua chissà per chi. Si scoprirà che i pochi abitanti del posto (quelli che non si sono inurbati nelle megalopoli) vivono poco più in là in una zattera di asfalto e cemento più a valle.

Questo è ancora oggi lo stato di almeno l’80% dei borghi italiani, nonostante siano per loro intrinseca natura i luoghi turistici per eccellenza dove il visitatore può cogliere il vero significato dell’Italia medioevale.
Ogni ricchezza è misurabile e quella dei borghi ha numeri incredibili, sia in ordine alla quantità dei siti che alle ricchezze architettoniche, paesaggistiche e gastronomiche.
Parliamo di almeno 5000 siti tra borghi e castelli, che possono ospitare circa 22 milioni di persone e rappresentare con il loro contado più di 8000 prodotti tipici.
Si tratta di un asset eccezionale in grado non solo di valorizzare l’identità dei luoghi, ma di assicurare una concreta fonte di guadagno in termini di turismo, di commercializzazione alimentare ed anche di attività immobiliare.
Come spesso accade nel Bel Paese, tutto questo potrebbe essere, ma non è.

È certo che non tutti i mali vengono per nuocere, perché del problema dei borghi medioevali europei si iniziò a parlare negli anni ’70 (Convegno di Monaco*2), periodo assai triste per l’urbanistica italiana e per il pessimo gusto delle giunte comunali nostrane. Mentre buona parte dei paesi europei (in particolare Francia, Inghilterra e Germania) provvedeva al restauro dei loro abitati antichi, in Italia il disinteresse culturale della classe dirigente risparmiava dal possibile scempio questi beni di incredibile valore storico ed economico.
Detto altrimenti l’abbandono dei borghi a vantaggio della città ha garantito la conservazione dell’impianto urbano e dei caratteri originari dei nuclei antichi. Purtroppo, se il mancato danno da cattivo restauro e ignoranza teleologica dei siti è stato il lato positivo del non intervento delle amministrazioni italiane, dall’altro la migrazione verso la città si è tradotta in una deleteria assenza di cura provocando il progressivo deperimento degli immobili per scarsa manutenzione ed in alcuni casi il cedimento dei interi isolati a causa dei sismi locali.
A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 la favorevole congiuntura economica, insieme allo svilupparsi di una idea di qualità dell’abitare, ha spinto molte famiglie – italiane e straniere – ad acquistare una “casa per le vacanze†in diversi borghi italiani per sfuggire dallo stress della città. Questo interesse verso l’architettura cd. povera e rurale – ancorché esclusivamente privato, geograficamente circoscritto e limitato al periodo feriale – ha permesso il progressivo e naturale recupero di diversi centri antichi. Sennonché le mutate condizioni economiche degli anni 2000, il crollo del dollaro e della forza di acquisto dell’euro, ha bruscamente fermato questo processo.

Nel 1999 Daniel Kihlgren (industriale svedese) conosciuto come “l’uomo che salva i borghi medioevaliâ€, assecondando la sua passione per l’Italia, iniziò una proficua speculazione commerciale consistente nel compare direttamente dai proprietari (ormai trasferitisi altrove) le case disabitate dei borghi, provvedendo egli stesso ad un adeguato ed intelligente restauro e trasformandoli in centri di turismo culturale. Anche qui i numeri parlano chiaro se nel 2000 S. Stefano di Sessanio, uno dei primi borghi salvati da Kihlgren, era disabitato alla fine del 2008 c’erano 120 abitanti, una trentina di attività commerciali e 7.300 presenze turistiche ricevute per lo più dall’albergo Sextantio di proprietà del cementificio svizzero di Kihlgren. L’operazione fu così apprezzabile che il nostro “salvatore di borghi†comprò altri cinque siti medioevali ed ottenne venti concessioni trentennali per altrettanti centri storici minori.

L’idea di ridestare dal loro sonno secolare i borghi antichi, combinando recupero architettonico e culturale con il conseguimento di guadagni economici, è la strada principe che dovremo seguire se vorremo davvero assicurare alle generazioni future una testimonianza concreta di ciò che fu l’Italia medievale e pre-industriale.
Recuperare un singolo quartiere antico e inserirlo nel circuito del turismo internazionale richiede una strategia economica complessiva, che combini in se l’industria turistica alla commercializzazione dei prodotti agroalimentari e artigianali e non da ultimo al mercato immobiliare.
In questo modo i costi altissimi di restauro degli abitati antichi e della loro manutenzione possono essere non solo assorbiti, ma permettere la trasformazione di una ricchezza in fieri in un incremento del PIL nazionale.
L’approccio economicistico comporta anzitutto di riconsiderare l’estensione dei progetti di restauro: passando da piccoli ed isolati lavori locali ad un’opera di intervento nazionale. Non avrebbe, infatti, senso riqualificare i borghi nobili a macchia di leopardo, così come è stato fino a oggi, ma è necessario costruire un circuito turistico in cui il viaggiatore possa essere condotto dalle nostre frontiere del nord fino a quelle dell’estremo sud.
Occorre poi intenderci sulla consistenza dell’opera di risanamento, sarebbe infatti del tutto incongruo, in termini di mercato, provvedere al mero rifacimento delle facciate e una “romanella†degli intonaci, occorrendo invece un vero e sapiente restauro degli edifici storici e dell’abitato medioevale.
Ciò non significa però pensare al borgo restaurato come un mero museo a cielo aperto, luogo incontaminato dove celebrare la scienza del recupero architettonico, il viaggiatore sarebbe deluso nel trovare intorno a se soltanto scatole vuote e verrebbe peraltro frustrata l’unica opzione possibile di conservazione e manutenzione del rinato abitato, ossia la sua destinazione ad uso abitativo.
Infatti le potenzialità del piccolo centro storico sono altissime anche in ordine al bisogno di case a prezzi ragionevoli e in una dimensione umana più serena di quella offerta dalle grandi città, le cui periferie somigliano sempre più spesso a dormitori.
In altri termini il problema del recupero della nostra storia trova una possibile risposta all’interno della domanda di mercato di case da abitare, ancor più che delle seconde case.
L’obiettivo non è semplicemente il mantenimento della poca popolazione locale, ma all’acquisto di nuovi cittadini, di nuove attività: di vita, perché solo tramite essa il borgo medievale può animarsi e raccontare la sua storia secolare.
Tutto questo alla condizione che al recupero degli edifici si associ un sensibile investimento tecnologico, dotandoli di un’anima digitale, in una conciliazione tra local e global che rendano desiderabile vivere poco più lontano dalla grande città senza subire gli svantaggi del loro naturale isolamento.
Connettività wi-fi, middleware, domotica*3 sono parole chiave per lo sviluppo di una moderna qualità della vita. Ad esse vanno aggiunte formule di incentivo economico, come sgravi fiscali per chi acquista una casa in un borgo o vi avvia una propria attività, specie se legata al circuito delle tradizioni locali. Diversamente da quanto si crede il borgo può risultare l’habitat ideale tanto per le giovani coppie, quanto per chi ha raggiunto la terza età, trovando qui entrambi una dimensione del vivere urbano più simile ai ritmi naturali dell’essere umano.

Infine, i borghi possono risultare un interessante terreno di sperimentazione delle nuove tecnologie e delle metodologie di ricavo e distribuzione di energia domestica e urbana.
La costruzione di una rete nazionale dei borghi potrebbe rappresentare la mappatura ideale su cui testare un razionale connubio tra fonti energetiche tradizionali e alternative modulate secondo la morfologia dei luoghi. Se consideriamo da una parte l’esiguità dell’abitato e delle connesse necessità energetiche e dall’altra che almeno il 45% del consumo di energia è destinato al riscaldamento e alla illuminazione, si può ipotizzare l’utilizzazione diffusa del fotovoltaico per quanto riguarda sia gli edifici pubblici, i siti archeologici ed anche, almeno in parte, per le abitazioni.
Peraltro, grazie all’innovazione tecnologica, l’orribile distesa di pannelli solari, che sarebbe antitetica ad un equilibrato sviluppo architettonico, è superabile attraverso l’impianto di tegole termiche*4 del tutto simili a quelle dei tipici casolari, ma con la caratteristica di contenere celle solari in grado di catturare la forza del sole e trasformala in acqua calda ed elettricità.

La rinascita del borgo italiano passa attraverso una complessa trasformazione ispirata alla filosofia per cui il borgo è vita e ha ragione di esistere perché produce ricchezza culturale, ambientale, abitativa e non da ultimo prodotti agroalimentari e di alto artigianato.
Ma non basta, il borgo deve divenire nell’immaginario collettivo il posto in cui è piacevole vivere, lavorare e crescere i propri figli, perché capace di dare serenità ai rapporti interpersonali, contatto con la natura, benessere psicofisico, ma anche occasioni di lavoro, sia esso il commercio dei prodotti locali, la loro produzione, il turismo o qualsiasi altro lavoro che grazie alle moderne tecnologie possa essere svolto a distanza dalla sede principale.

Il borgo medioevale deve essere concepito non solo come luogo del ricordo, teatro di una narrazione, ma come un prodotto tipicamente Made in Italy, in cui paesaggio, architettura, prodotti tipici, artigianato, stile di vita e di lavoro rappresentino verso tutto il mondo il marchio del vivere italiano.

Non sono chimere, ma realtà edificabili attraverso un piano di sviluppo coniugato alla moderna economia di mercato, capace di sperimentare virtuose joint venture tra aziende private e istituzioni pubbliche. Nell’incontro sinergico tra capitali privati e finalità pubbliche il borgo potrà raccontare la sua storia alle generazioni future e dare lavoro e case ai cittadini di oggi: un viaggio nel passato per chi verrà a scoprire le bellezze dei posti e un cammino verso il futuro per chi vorrà viverci e lavorare.

Note

1) La parola “borgo†la usa Vegezio, scrittore del IV-V secolo, come sinonimo di “castellum parvulumâ€: piccolo castello.
2) Nel Convegno di Monaco del 1965 furono presentati i primi studi di settore ed in particolare furono inglesi e francesi a dare un contributo significativo con relazioni di scavi stratigrafici e casi paradigmatici come i villaggi di Rougiers e Dracy in Francia e Wharram Percy in Inghilterra. L’Italia si presentò senza alcuno studio.
3) In telecomunicazioni il termine Wi-Fi (connettività Wi-Fi) indica la tecnica e i relativi dispositivi che consentono a terminali di utenza(computer, cellulare, palmare ecc.) di collegarsi tra loro attraverso una rete locale in maniera wireless (WLAN). A sua volta la rete locale così ottenuta può essere interallacciata alla rete Internet tramite un router (dispositivo di rete) ed usufruire di tutti i servizi di connettività offerti da un Internet Service Provider, ossia un fornitore di servizi Internet.
Con il termine middleware, letteralmente “software di mezzoâ€, s’intende « un software di connessione che consiste in un insieme di servizi e/o di ambienti di sviluppo di applicazioni distribuite che permettono a più entità (processi, oggetti, ecc.), residenti su uno o più elaboratori, di interagire attraverso una rete di interconnessione a dispetto di differenze nei protocolli di comunicazione, architetture dei sistemi locali, sistemi operativi, ecc. ». ossia il « … software che rende accessibile sul Web risorse hardware o software che prima erano disponibili solo localmente o su reti non Internet».
(Definizione della Facoltà di Ingegneria Informatica dell’università di Roma La Sapienza).
La domotica è la scienza che si occupa dello studio delle tecnologie (ingegneria edile, elettrotecnica, elettronica, telecomunicazioni ed informatica) atte a migliorare la qualità della vita nella casa e più in generale negli ambienti antropizzati. Così ad esempio: migliorare la sicurezza; risparmiare energia; ridurre i costi di gestione; convertire i vecchi ambienti e i vecchi impianti.
4) La tegola termica (o solare) è una cella fotovoltaica che trasforma l’energia solare in energia elettrica. La tegola è rivestita da un vetro temprato dello spessore di 4 mm, che la mette a riparo da pioggia e intemperie. Ogni tegola contiene una fotovoltaica c. Per ottenere 1 kWp sono necessari circa 18 mq. di copertura, che corrispondono a circa 250 tegole fotovoltaiche.

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Bit 2011: arriva l’era del turista “fai da teâ€

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La BIT (Borsa Internazionale del turismo) celebra una nuova categoria di viaggiatori con il “Socialmedia e turismo 2.0â€, a cui prenderà parte Bruno Preda, Country Manager Atrapalo Italia (500.000 accessi nell’ultimo anno e una crescita del 100%), Vittorio Deotto di TripAdvisor e Luca Colombo (Facebook Italia). Un workshop durante il quale si indagheranno, attraverso l’intervento degli esperti, l’influenza che i new media hanno sulla nostra vita e come stanno rivoluzionando il settore turistico.

Una figura di viggiatore “fai da te†che nasce proprio dalla diffusione sempre maggiore dei new media, che soprattutto in Italia si impone con numeri significativi. Il numero degli utenti internet in Italia ha, infatti, subito un incremento nell’ultimo anno del 7,9% rispetto al 2009, arrivando a toccare quota 33,4 milioni (Dati Audiweb dicembre 2010). Il settore dell’ecommerce a fine 2010 ha raggiunto, secondo l’osservatorio del Politecnico di Milano, i 6,5 miliardi di Euro con una crescita del 15% e gli acquirenti online in Italia sono oggi 8 milioni, spinti anche da tutti quei siti in cui le persone entrano alla ricerca di relazione, informazione e  svago e poi acquisiscono una dimestichezza tale da superare il divario tecnologico e quindi anche la sfiducia nel mezzo. L’identikit del nuovo viaggiatore.


Identikit del “turista fai da teâ€

Da uno studio condotto da Atrapalo condotto su 500.000 utenti italiani si delinea l’identikit del turista del III millennio. Un nuovo viaggiatore che ha sempre meno tempo per organizzare il viaggio con largo anticipo (47%), preferisce risparmiare andando in cerca di offerte last minute (25%) ed è indeciso fino alla fine sulla destinazione da scegliere (22%). Ecco che negli ultimi 12 mesi in molti hanno fatto più di un acquisto on line (67%), il 13% del campione si è limitato ad un solo acquisto, mentre c’è chi continua a non fidarsi di fare acquisti online (5%). Un trend che tende sempre più ad aumentare dato che il 34,1% degli internauti dichiara che acquisterà sempre più sul web, rispetto ad un 15,9% che invece rimane ancorato al tradizionale viaggio organizzato in agenzia.

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