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    Randolfo Pacciardi: profilo politico dell’ultimo mazziniano

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    di LUCA BAGATIN Il clima di sfiducia endemica da parte dei cittadini nei confronti della politica italiana ci riporta alla mente un grande leader Repubblicano: Randolfo Pacciardi. Pacciardi fu forse il primo a denunciare la crisi dei partiti, trasformatisi, dopo il centrismo... leggi tutto

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    Michelina

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    a cura di BIANCA MARIA SEZZATINI Siamo nel 1948. In Vaticano hanno urgenza di proclamare santa suor Ercolina. Ma per fare un santo ci vogliono tre miracoli, e della suora se ne trovano a stento due. Il cardinal Dorigo un miracolo ce l’avrebbe: l’ha chiesto e ottenuto per il... leggi tutto

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    Giro d’Italia del cortometraggio 2012/2013

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    Il 25 luglio 2012 parte il “Giro d’Italia del cortometraggio”, con la proiezione di una selezione dei migliori corti nazionali e internazionali in città di tutte e 20 le regioni d’Italia. Il giro, che inizierà a luglio 2012 e terminerà nell’estate del 2013, sarà... leggi tutto

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    La Bella Addormentata nel bosco

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    a cura di BIANCA MARIA SEZZATINI Sabato 19 e domenica 20, per ripetersi sabato 26 e domenica 27 maggio, vedremo Pulcinella (interpretato da Caterina Vitiello) solo in scena con un grande dilemma: “ quale versione della Bella addormentata raccontare� Gli elementi in scena... leggi tutto

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    Amarsi perdutamente

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    a cura di BIANCA MARIA SEZZATINI “Quasi tutto ciò che è stato scritto sull’amore è vero”. Shakespeare ha detto: il viaggio termina quando gli innamorati si incontrano…… che pensiero stupendo! La maggioranza delle coppie non ha mai sperimentato nulla di vagamente... leggi tutto

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    Stalking: un carillon steccato stonato scordato…atono!

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    di AUSILIA GUERRERA La percezione delle percosse ricevute dalle donne vittime dello stalking non è mai data una volta per tutte, per certa: chi subisce solitamente non prova nulla; o, per meglio dire, non prova più nulla. È un paradosso difficilmente spiegabile e... leggi tutto

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    di AUSILIA GUERRERA Il viaggio a Medjugorje inizia solitamente all’alba. Punto di partenza sono i pullman gremiti di fedeli. Strano a dirsi ma non è un’umanità dolente; tutt’altro la gioia che si respira sin dalle prime luci dell’alba tra le fila delle poltrone, è... leggi tutto

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    E’ caccia tra le star americane dei “giacimenti eno-gastronomici” e delle specialità gastronomiche del Belpaese. Lo riportano ben 7 testate internazionali su 10 secondo cui i divi sono pronti a spendere cifre folli in Italia per rilevare gloriose tenute ed aprire... leggi tutto

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    Per aumentare l’export dei prodotti alimentari è prioritario il coinvolgimento della grande distribuzione estera. Il messaggio arriva dalla seconda giornata di Cibus dove si è tenuto il convegno “Cibus Global Awardâ€, che ha presentato il primo studio quali-quantitativo... leggi tutto

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    Un ritrovarsi amichevole e piacevole

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    La Galleria Il Ponte completa la stagione espositiva ospitando un’esposizione che raccoglie sei artisti, conosciuti al pubblico e operanti anche in ambito cittadino, dei quali viene presentata una selezione di opere recenti. Un ritrovarsi amichevole e piacevole é la trama... leggi tutto

Immagine della luce

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Immagine della luce

Immagine della Luce è una mostra di artisti contemporanei internazionali che indaga il tema dell’interpretazione della dimensione luminosa da parte della creatività visiva, attraverso la presentazione di circa cinquanta opere (dipinti, sculture, installazioni) di ventitré tra i più importanti protagonisti europei attivi dagli anni Sessanta a oggi.
Le opere sono selezionate e in alcuni casi ideate in relazione agli spazi stessi di Villa Clerici: in circa mille metri quadrati di superficie espositiva, suddivisi in quindici sale, l’allestimento ricrea al piano nobile della Villa un percorso specificatamente pensato per questa sede e teso alla sua valorizzazione culturale.

La mostra, curata da Paolo Bolpagni e Francesca Pola e realizzata in collaborazione con A arte Studio Invernizzi, è occasione di definizione di una rinnovata immagine degli spazi espositivi di Villa Clerici, nell’ottica di sviluppo e diffusione di questa realtà museale sia in ambito internazionale sia in relazione alla città di Milano: un’identità attiva e propositiva, che intende farne il fulcro di un interesse durevole da parte di un pubblico il più possibile esteso.
Il filo conduttore dell’immagine luminosa è stato individuato quale linea d’interesse privilegiata, in considerazione della sua attinenza diretta all’identità stessa del Museo, nato nel 1955, grazie al lavoro di Dandolo Bellini, come Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei. Villa Clerici e i valori che essa esprime trovano in questa mostra una possibilità di espressione in diretta relazione con la creatività contemporanea: la luce come metafora della spiritualità, come possibilità stessa del vedere e del comunicare tra uomini, come modalità di dar vita a immagini che facciano della creatività artistica un vero e proprio spazio di condivisione di ideali ed esperienze esistenziali, di incontro tra l’identità umana e le sue aspirazioni alla trascendenza, tra individuale e universale. Villa Clerici acquisisce così la propria valenza propositiva e attiva nella relazione con il presente e la sua arte, di cui diviene laboratorio vitale.

Sono presenti in mostra opere di Rodolfo Aricò, Francesco Candeloro, Nicola Carrino, Alan Charlton, Carlo Ciussi, Gianni Colombo, Dadamaino, Riccardo De Marchi, Lesley Foxcroft, Igino Legnaghi, Mario Nigro, François Morellet, Pino Pinelli, Bruno Querci, Nelio Sonego, Mauro Staccioli, Niele Toroni, David Tremlett, Günter Umberg, Grazia Varisco, Elisabeth Vary, Michel Verjux, Rudi Wach.

L’esposizione è accompagnata da un catalogo bilingue (italiano e inglese) contenente i testi introduttivi dei curatori e le immagini a colori di tutte le opere installate negli spazi della mostra: il catalogo non è pensato come semplice raccolta di testi e immagini, ma come un vero e proprio documento permanente, che esprime e promuove l’azione propositiva di Villa Clerici e dei suoi spazi nel presente e per il futuro.

Sono inoltre previsti appuntamenti di approfondimento e eventi collaterali negli spazi di Villa Clerici, ideati specificamente in relazione ai contenuti della mostra e all’identità del Museo. Il calendario è in via di definizione.

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Mirò: viva la mamma!

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Mirò: viva la mamma!

Era da molti anni che Roma non ospitava una rassegna esaustiva dell’opera di Joan Miró (1893-1983), il grande artista catalano che lasciò un segno inconfondibile nell’ambito delle avanguardie europee.

La mostra presenta oltre 80 lavori mai giunti prima nel nostro Paese, tra cui 50 olii di sorprendente bellezza e di grande formato, ma anche terrecotte, bronzi e acquerelli. Si potranno ammirare tra i capolavori, gli olii Donna nella via (1973) e Senza titolo (1978); i bronzi come Donna (1967); gli schizzi tra cui quello per la decorazione murale per la Harkness Commons-Harvard University, tutti provenienti da Palma di Maiorca dove la Fundació Pilar i Joan Miró detiene molte opere dell’artista, concesse in via del tutto straordinaria per l’anteprima italiana.

Con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna, la mostra Miró! Poesia e luce è prodotta e organizzata da Arthemisia Group, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e DART Chiostro del Bramante, in collaborazione con Fundació Pilar i Joan Miró. La rassegna si terrà presso il Chiostro del Bramante a Roma dal 16 marzo al 10 giugno 2012.

La curatrice è María Luisa Lax Cacho, ritenuta a livello internazionale tra i maggiori esperti dell’opera di Miró, la quale ha voluto illustrare l’ultima fase della produzione della lunga vita dell’artista, quando egli finalmente concretizzò a Maiorca nel 1956 un suo grande sogno: un ampio spazio tutto suo, dove lavorare protetto dal silenzio e dalla pace che solo la natura poteva offrirgli. In occasione della mostra lo studio tanto desiderato da Miró sarà scenograficamente ricostruito all’interno degli spazi espositivi.

L’esposizione è suddivisa cronologicamente e tematicamente nelle nove sale del percorso, dove si potrà ammirare la produzione di Joan Miró degli ultimi trent’anni della sua vita a Maiorca. La storia del maestro è indissolubilmente legata a questo luogo che, come si esplica dalle sue stesse parole, rappresentava per lui poesia e luce.
Ad eccezione del paesaggio eseguito nel 1908 e degli schizzi realizzati per alcuni progetti murali negli anni Quaranta e Cinquanta, sono presenti in mostra dipinti, disegni e sculture del periodo che va dal 1956 fino alla morte nel 1983.

Sin dal principio della sua attività Miró riteneva che l’obiettivo dell’artista dovesse concernere progetti di grande portata, come i murali e altri lavori d’arte pubblica che offrivano anche l’opportunità di collaborare con architetti e artigiani, lasciando alla pittura da cavalletto una posizione secondaria.

I progetti d’arte pubblica di Miró, caratterizzati da una sintesi tra architettura e arti plastiche, derivata anche dalla sua profonda ammirazione per Antoni Gaudí, sono esemplificati in mostra da opere come Schizzo per la pittura murale del Terrace Plaza Hotel de Cincinnati (1947) e Schizzo per la pittura murale di Harkness Commons, Graduate Center, Università di Harvard (1949-1951), e disegni del Progetto per un murale per la sede dell’ONU a New York (1952-1953).
Dal 1956 Miró è a Palma e comincia un intenso periodo di lavoro che lo vede anche riprendere in mano vecchi schizzi e ridipingerci sopra dopo una dura autocritica. Tra questi dipinti e disegni, in mostra il già citato olio del 1908, il primo di Miró che si sia conservato, e che l’artista aveva coperto proprio a causa di questa epurazione. L’opera Senza titolo è diventata così il recto di un olio del 1960.
Sempre appartenente a questo periodo è l’opera Senza titolo, un bellissimo olio e acrilico su tela con un personaggio, una specie di pupazzo, in cui si inizia a percepire la sparizione dello stile figurativo dell’artista.
Negli anni Sessanta e Settanta, immagini e titoli dei lavori ci rimandano ai suoi temi prediletti come donne, paesaggi e uccelli. Ma l’iconografia si fa astratta e le figure si amplificano. La convivenza di stili e modi di esecuzione diversi da vita a opere statiche come Mosaico (1966) e a opere dalle pennellate confuse come Poesia (1966). È questo anche il momento in cui, messo da parte il cavalletto, Miró dipinge a terra, cammina sulle proprie tele, vi si stende sopra producendo spruzzi e gocciolamenti come nel Senza titolo, sempre del 1966, un olio, acrilico e carboncino nero con segni di colore rossi e blu.

Degli anni ’70 sono i paesaggi monocromi, come Senza titolo del 1973, e altri dipinti sostanzialmente monocromatici come le tele di grande formato e un’altra serie di cinque olii più tardi, del 1978, sfumati, visionari, minimalisti, evanescenti e movimentati, raccolti in un’unica sala, che evocano la predilezione di Miró per il nero degli espressionisti astratti americani e la calligrafia orientale.
Gli ultimi anni dell’artista – quando dipingeva con le dita stendendo il colore con i pugni e si cimentava nella pittura materica, spalmando gli impasti su compensato, cartone e materiali di riciclo -, sono illustrati da opere quali Personaggio, uccelli del 1976, un olio su carta vetrata, legno e chiodi. Sempre in questa fase ricorrono nella sua produzione i fondi blu, eterei e modulati, di cui in mostra alcuni esempi, come l’intenso Senza titolo del 1978.
Infine sono esposte alcune sculture, frutto delle sperimentazioni che l’artista fece nell’arco della sua vita con diversi materiali e tecniche, come collage, “dipinti-oggetto†e altre opere che col passare degli anni traevano ispirazione da ciò che l’artista collezionava che altrimenti – come egli stesso scrisse – “sarebbero cose morte, da museoâ€.

In mostra bronzi quale Donna (1966) e L’Equilibrista (1969), assemblaggi quale Personaggio (post 1973) che riunisce pittura e scultura e discende direttamente dai “dipinti-oggetto†degli anni Trenta, e terrecotte come la maschera (Senza titolo, 1981) e la testa di ceramica (Senza titolo, 1981) che fanno parte di un insieme di pezzi che Miró realizzò in collaborazione con Hans Spinner, a Saint-Paul-de-Vence.

Si è già detto dell’importanza del luogo di lavoro per Miró ed è per questo che è stato ricostruito negli spazi espositivi lo studio in cui egli creò i suoi capolavori. Esposti anche tutti gli oggetti, i pennelli e gli strumenti che Miró usava e che si sono conservati, sempre grazie all’attività della Fundació Pilar i Joan Miró.

“L’incontro di fantasia e di controllo, di oculatezza e di generosità, che forse si può considerare una caratteristica della mentalità catalana, può spiegare, in parte almeno, la base fondamentale dell’arte e della personalità di Joan Miróâ€. Così ha scritto Gillo Dorfles in un suo saggio sull’artista catalano. È per questo che pare oltremodo opportuna la cornice rinascimentale del Chiostro del Bramante quale contrappunto allo spirito multiforme di Miró e al suo linguaggio fatto di macchie, grafismi, spruzzi, impronte, abrasioni, suture e chiodi.

Sede
Chiostro del Bramante
Via della Pace
00186 Roma

Informazioni e prenotazioni
T 06 916 508 451

Biglietteria on line
www.mostramiro.it
www.ticket.it/miro/

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La scoperta della pittura di Vittorio Mosca

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La scoperta della pittura di Vittorio Mosca

di STEFANO ZUFFI

Dal 4 al 31 maggio 2012 presso lo spazio espositivo di via Sant’Andrea 21 a Milano avrà luogo la prima personale di Vittorio Mosca.
Saranno esposti circa 100 opere tra disegni e dipinti eseguiti da Vittorio Mosca negli ultimi due anni. La mostra è a cura di Simona Bartolena.

La serata inaugurale è prevista per giovedì 10 maggio, dalle 18 alle 22 e sarà a favore dell’Associazione Amici del “Centro Dino Ferrari” dell’Università degli Studi di Milano per la ricerca contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), a questa sarà devoluto il ricavato della vendita di una parte delle opere in mostra messe a disposizione dell’autore in Limited Edition.

La mostra sarà aperta al pubblico dal lunedì al sabato con orari 10.30-13,30 e 15,30-19,30 e sempre su appuntamento.

La scoperta della pittura

La circostanza è stata del tutto particolare, una situazione personale assai delicata: ma la scoperta della pittura è stata per Vittorio Mosca come l’apertura improvvisa di una diga. Chissà: forse il riserbo innato come tratto caratteristico dell’educazione, forse la memoria (consapevole o inconscia) della straordinaria e “segreta†vicenda artistica della madre Carla Maria Maggi, forse l’appagamento venuto dal fatto stesso di aver trascorso la vita professionale di grande successo accanto a forme, linee, colori applicati al tessile di qualità.

Fatto sta, che la creatività espressiva è sgorgata di colpo, con una felicità e una quantità di opere che appaiono quasi liberatorie. Raccolte in uno spazio cronologico che si conta nel giro delle settimane e dei mesi, le opere pittoriche e grafiche di Vittorio Mosca appaiono ovviamente “imparentate†fra loro, anche se è comunque possibile tracciare una linea di sviluppo creativo che va dall’esercitazione sulle singole teste (tanto da comporre un’ironica “galleria†di tipi fisici e psicologici) alle cosmogonie più complesse, passando attraverso la serie dedicata ai sensi, le visioni oniriche, le combinazioni di personaggi, e soprattutto alle superfici specchianti, che sono forse una delle tappe più rilevanti del percorso.

Base irrinunciabile di ogni espressione figurativa è il disegno, esercizio di stile severo e controllato, passato al vaglio delle cancellature, dei ripensamenti, delle modifiche. Solo dopo essere davvero convinto e soddisfatto del dato grafico avviene il passaggio a tecniche più “permanentiâ€, dal pennarello al pennello, fino al risultato finale, talvolta coloratissimo. Eppure, questa elaborazione intimamente “classica†appare totalmente riassorbita in dipinti di grande freschezza e immediatezza, che sembrano (ma non sono!) nati di getto, quasi à l’impromptue non senza una leggera e gradevole memoria del più luminoso surrealismo.

Ma quello che stupisce gradevolmente chi osserva una singola opera o una ampia selezione di lavori è l’equilibrio. Ogni dipinto di Vittorio Mosca appare perfettamente bilanciato, grazie a un senso davvero “umanistico†dei rapporti tra linea e superficie, tra immagine e spazio. Ogni elemento della composizione si armonizza con gli altri e con il tutto, con grande semplicità e immediata efficacia. Ne nasce sempre un’impressione di piacere, di limpidezza; una “facilità†di lettura che non è affatto superficialità, ma il frutto di una educazione all’immagine che si è profondamente sedimentata nell’indole di Vittorio Mosca, e che ci viene restituita come forma visibile di una ricerca, logica, giusta e umanissima, di una possibile felicità.

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Dis-velamenti

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Dis-velamenti

di DANIELA RONCHI della ROCCA

L’idea di questa inconsueta manifestazione nasce da una chiacchierata tra amici. Avendo esaurito il gossip (non c’è più la “Torino da bereâ€, e quindi poche feste, poco presenzialismo, poche le occasioni per criticare le mises , i ritocchi facciali o le new entries nelle coppie) parlavamo di cose serie, come il paradosso dei non-luoghi di Marc Augé, il più famoso antropologo vivente, o almeno quello che al momento “va di piùâ€(solo in Francia i filosofi, gli psicanalisti e gli antropologi diventano di moda e poi passano di moda, come il rosso Valentino).

Secondo Marc Augé, i non-luoghi, che sono per definizione del tutto anonimi, e quindi dovrebbero comunicare una sensazione di spaesamento, vengono sovrainvestiti di senso e assumono perciò, tramite la loro funzionalità immediatamente percepibile e condivisibile, una precisa identità che consente allo spazio di divenire familiare, non straniante ma anzi vivibilissimo. Ci troviamo perfettamente a nostro agio nell’aeroporto di Orlando in Florida come in quello di Tallin in Estonia, anche se essi sono diversissimi sia per architettura che per dimensioni. Ma sono aeroporti, e noi sappiamo come muoverci. E questo avviene per gli enormi DepartementStores della Fifth Avenue a N.Y. come per il minimarket sotto casa.

Ed è nata l’idea di una sfida: prendiamo un luogo che ha una sua precisa identità, un Residence (un iper-luogo, potrebbe dire Marc Augé, perché anche se esso è definito dalla sua funzionalità, è diverso da tutti gli altri: appartamenti modernissimi in un palazzo del XIX secolo, la Mole Antonelliana e il Po a due passi, alcune stanze mansardate, il gazebo nella corte) – e usiamolo per uno scopo diverso da quello per cui è stato costruito e pensato, per un’esposizione artistica. Vediamo quanto conta il contesto, se è la cornice che fa il quadro. Quale parte ha il ruolo, lo scopo, nell’identità? E quale cambiamento la decontestualizzazione produce nella percezione del significato di quel che osserviamo?

Per sottolineare il concetto si è deciso di invitare gli artisti a presentare opere che rimandino al problema dell’identità. Quadri, sculture, fotografie: in tutti i diversi lavori esposti, pur nella differenza del mezzo espressivo e della cifra stilistica, l’identità è sottesa, allusa, nascosta, segreta, mascherata, negata. L’identità forse si definisce solo per sottrazione, è quel che rimane al di là dei cambiamenti che l’esistenza ci impone, è quel che resta quando la vita ci spoglia del ruolo, del potere, dell’immagine più o meno coerente che gli altri ci rimandano di noi. L’identità è il “noumeno†l’essenza più autentica e profonda del nostro essere, di cui spesso neppure noi siamo pienamente consapevoli, eppure solo in essa ci riconosciamo. Può essere un sogno, una fede, un vizio, una follia, un travestimento (come per una Drag Queen) se solo in esso uno/a si percepisce come se stesso/a.

Perché l’identità è verità, ma è verità individuale, e può essere anche autoinganno.
Solo l’opera d’arte, quindi, con le mille sfaccettature dei suoi significati e delle sue possibili letture, può dare una risposta a questa domanda. Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? Il Paradiso ritrovato di Gauguin è una delle possibili risposte.

E adesso guardiamoci intorno: anche qui s’incrociano infinite identità. Chi sono gli ospiti di un Residence? Trasformano il loro passaggio in un abitare, hanno le chiavi del portone. Si ritagliano un pezzo di vita dentro a uno spazio riparato e accogliente come una casa, ma poi vanno via, come si va via da un albergo. Frammenti di esistenza in cui ci si può inventare un’altra individualità. Ogni volto è un mistero.

Guardiamo le opere degli artisti, immergiamoci nell’atmosfera inquietante e allusiva dei segni. E poi chiediamoci se questo è ancora un Residence o se si trasformerà in Galleria d’Arte, in teatro, in locale multimediale… Questa è la sfida, l’esperimento, il gioco: la decontestualizzazione.
Io credo che la semantica si imporrà sulla semiotica, il contenuto uscirà dalla cornice.
Ma questo potremo confermarlo solo dopo.

DIS-VELAMENTI
Maura Banfo, Paolo Leonardo, Paolo Maggis, Ada Mascolo, Francesco Sena
Organizzazione: Reoasi Torino Accommodations
Mostra a cura di: Lino Agrosi, Luisa Cicero, Daniela Ronchi della Rocca
Testi: Daniela Ronchi della Rocca
Traduzioni: Simona Frassineti
Location: Santa Giulia Art &Wine Residence – Via Santa Giulia, 41 10124 – TORINO
Apertura: dal 30 maggio al 24 settembre 2012
Vernissage: 30 maggio 2012 ore 19.00 – 22.00
Orari: tutti i giorni dalle 9.00 – 18.00. La domenica e i festivi su appuntamento
Ingresso: gratuito
Ufficio stampa: Luisa Cicero, Nicoletta Pecile +39 339 7496818 tobeprstudio@gmail.com
Informazioni e contatti: Roxana Suharu tel.+39. 388 436 7000; comunicazione@reositorinoaccommodations.com;

Il Santa Giulia Art&Wine Residence, già in passato sostenitore e co-protagonista di eventi artistici di rilievo, desidera attraverso questa mostra, riaffermarsi come punto di riferimento alternativo alle più tradizionali gallerie d’arte e distinguersi come struttura di accoglienza che dimostra, oltre ad una ospitalità originale e professionale, anche una spiccata sensibilità e gusto nell’ambito artistico e culturale.

DIS-VELAMENTI
Maura Banfo, Paolo Leonardo, Paolo Maggis, Ada Mascolo e Francesco Sena. I cinque artisti, tutti esponenti di un panorama che abbraccia varie forme di espressione contemporanea, interpretano attraverso la pittura, la fotografia e la scultura il complesso tema dell’identità, proprio iniziando da quella che sarà la cornice dell’ evento, il Santa Giulia Art & Wine Residence.

Partendo dal concetto dei “non-luoghi†di Marc Augè, infatti, si vuole riflettere sulla possibilità di riadattare un’identità definita dal suo scopo (per esempio l’ospitalità di un Residence) ad un’altra funzionalità (il contenitore di una mostra), mantenendo inalterate le caratteristiche che lo rendono tale e riconoscibile. L’obiettivo, secondo i curatori dell’esposizione, è quello di riflettere sul concetto di identità come un insieme denotativo e connotativo ottenuto per sottrazione e dunques-velato. Il tema dell’identità assume in questo contesto una particolare sfida di “soluzione “, dal momento in cui si rapporta ad una realtà, quella del residence che, in quanto luogo di passaggio, modifica o mette in discussione gli originari punti di riferimento che consentono a tutti noi di riconoscersi e di essere riconosciuti. Nell’esposizione, le figure altere e dolenti di Francesco Sena, quasi spettrali ed evanescenti se non fosse per quell’anima materica che contengono, accompagnano le opere di Paolo Leonardo, che invece preferisce le figure femminili, la cui bellezza viene “strappata†alla realtà dei manifesti urbani e riconsegnata al pubblico in forma di misteriosa ed eterna celebrazione.

Seguono gli acquerelli di Ada Mascolo, la quale, attraverso un lirismo leggero e spensierato, gioca con maschere di fantasia, negativi di volti non perfettamente identificabili e che coinvolgono lo spettatore nell’interpretazione dell’immagine sfumata. Si prosegue con Paolo Maggis, i cui soggetti vengono rubati allo scorrere della vita reale e immortalati da strati di pastosa materia pittorica, per arrivare agli scatti fotografici di Maura Banfo, mediante i quali l’artista indaga con pudore di analisi contesti che parlano dell’identità attraverso oggetti del quotidiano, simbolo di una particolare condizione esistenziale.

La mostra, visitabile fino al 24 Settembre, sarà inoltre utilizzata come speciale cornice di eventi collaterali, che forniranno al pubblico un’ulteriore possibilità per apprezzare sia le opere esposte, sia il clima di vivace e stimolante accoglienza che caratterizza il Santa Giulia Art & Wine Residence.

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Massimiliano d’Asburgo e le opere pittoriche nel Castello di Miramare

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Massimiliano d'Asburgo e le opere pittoriche nel Castello di Miramare

In occasione della mostra gli antichi Maestri. Massimiliano d’Asburgo e le opere pittoriche nel Castello di Miramare – in programma al Museo Storico del Castello di Miramare di Trieste fino al 1 luglio – continua, con grande successo, il programma di visite gratuite legate alle figure di Massimiliano e Carlotta e alle tematiche che emergono dall’esposizione.

Domenica 6 maggio alle ore 16.00 i visitatori avranno la possibilità di partecipare alla visita tematica gratuita “Antichi Maestri” condotta da Stefania Comingio, Francesca De Bei, Francesca Grippi.

Un’ottima occasione per ammirare una selezione della collezione pittorica di Massimiliano d’Asburgo e della sua consorte Carlotta del Belgio e per visitare il Castello di Miramare, splendida dimora a picco sul mare dove la nobile coppia trascorse gli anni più belli della sua vita.

Prosegue con grande successo il ciclo di appuntamenti artistici e culturali ideati dal Museo Storico del Castello di Miramare di Trieste per celebrare l’anniversario dei 150 anni dall’insediamento di Massimiliano d’Asburgo e Carlotta del Belgio nella loro dimora con la mostra gli antichi Maestri. Massimiliano d’Asburgo e le opere pittoriche nel Castello di Miramare allestita fino al 3 giugno 2012.

L’esposizione illustra una selezione della collezione pittorica della nobile coppia conservata nei depositi del Museo Storico del Castello di Miramare. Se nella precedente mostra – “Il sogno di Massimiliano e Carlotta. MIRAMARE 1860†– conclusasi il 14 febbraio scorso, si presentavano opere prevalentemente ottocentesche, in questa occasione si vuole invece sottolineare il fascino che esercitò su Massimiliano l’arte del passato.

Il precoce interesse verso il mercato antiquario permise infatti al giovane arciduca di costituire una raccolta pittorica arricchita anche da opere di antichi maestri, acquistate, spesso su consiglio di esperti del settore, presso rinomate botteghe d’antiquariato a Vienna e a Venezia.

Un nucleo di dipinti che ben riflette i gusti collezionistici dei committenti, da cui traspare la preferenza accordata alla scuola italiana, tedesca e fiamminga dei secoli XVI-XVIII, come dimostrano i lavori legati alla cerchia di Bernardo Strozzi o il Ciclo dei mesi, stagioni ed elementi di Jan van den Hoecke, le allegorie del Gusto e dell’Odorato di Johann Heinrich Schönfeld.

A conferma dell’attenzione riservata alle attività culturali che promuovono la storia e la collezione del Castello, da aprile alcune opere del Museo Storico di Miramare saranno inoltre protagoniste di una speciale mostra presso Il Museo BELvue di Bruxelles in Belgio, patria natale di Carlotta.

Orari
Tutti i giorni 9.00 – 19.00
chiusura biglietteria 18.30

Biglietti
intero 6,00 euro
ridotto 4,00 euro

Informazioni
Museo Storico del Castello di Miramare
Viale Miramare, 34151 Trieste
www.castello-miramare.it
Tel. (+39) 040.224143 | Fax (+39) 040.224220
info@castello-miramare.it

PROGRAMMA VISITE TEMATICHE, MAGGIO 2012:

Domenica 6 maggio, ore 16.00
Antichi maestri
condotta da Stefania Comingio, Francesca De Bei, Francesca Grippi

Giovedì 10 maggio, ore 16.00
Massimiliano d’Asburgo, amatore d’arte e di curiosità
condotta da Francesca De Bei

Domenica 13 maggio, ore 11.00
Antichi maestri
condotta da Stefania Comingio, Francesca De Bei, Francesca Grippi

Giovedì 17 maggio, ore 16.00
Sissi e Carlotta, La personalità e le vicende di due affascinanti protagoniste nella storia dell’Ottocento
condotta da Sara Bergamasco

Domenica 20 maggio, ore 16.00
Antichi maestri
condotta da Stefania Comingio, Francesca De Bei, Francesca Grippi

Mercoledì 23 maggio, ore 16.00
Donne al potere, La ritrattistica femminile in Castello
condotta da Paola Granzotto

Giovedì 24 maggio, ore 16.00
Massimiliano d’Asburgo, amatore d’arte e di curiosità
condotta da Stefania Comingio

Domenica 27 maggio, ore 11.00
Antichi maestri
condotta da Stefania Comingio, Francesca De Bei, Francesca Grippi

Giovedì 31 maggio, ore 16.00
Massimiliano e il Messico, La tragica sorte di Massimiliano
condotta da Lucia Marinig

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Miró! Poesia e luce

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Miró! Poesia e luce

In occasione della ricorrenza del compleanno di Joan Miró, Venerdì 20 aprile 2012 si potrà accedere alla mostra Miró! Poesia e luce – Chiostro del Bramante, fino al 10 giugno 2012 – con ingresso ridotto (€ 10 invece che € 12). La promozione è valida solo per coloro che acquisteranno il biglietto il giorno stesso direttamente presso la biglietteria del Chiostro del Bramante, Via delle Pace.

Era da molti anni che Roma non ospitava una rassegna esaustiva dell’opera di Joan Miró (1893-1983), il grande artista catalano che lasciò un segno inconfondibile nell’ambito delle avanguardie europee.

La mostra presenta oltre 80 lavori mai giunti prima nel nostro Paese, tra cui 50 olii di sorprendente bellezza e di grande formato, ma anche terrecotte, bronzi e acquerelli. Si potranno ammirare tra i capolavori, gli olii Donna nella via (1973) e Senza titolo (1978); i bronzi come Donna (1967); gli schizzi tra cui quello per la decorazione murale per la Harkness Commons-Harvard University, tutti provenienti da Palma di Maiorca dove la Fundació Pilar i Joan Miró detiene molte opere dell’artista, concesse in via del tutto straordinaria per l’anteprima italiana.

Con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna, la mostra Miró! Poesia e luce è prodotta e organizzata da Arthemisia Group, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e DART Chiostro del Bramante, in collaborazione con Fundació Pilar i Joan Miró. La rassegna si terrà presso il Chiostro del Bramante a Roma dal 16 marzo al 10 giugno 2012.

La curatrice è María Luisa Lax Cacho, ritenuta a livello internazionale tra i maggiori esperti dell’opera di Miró, la quale ha voluto illustrare l’ultima fase della produzione della lunga vita dell’artista, quando egli finalmente concretizzò a Maiorca nel 1956 un suo grande sogno: un ampio spazio tutto suo, dove lavorare protetto dal silenzio e dalla pace che solo la natura poteva offrirgli. In occasione della mostra lo studio tanto desiderato da Miró sarà scenograficamente ricostruito all’interno degli spazi espositivi.

L’esposizione è suddivisa cronologicamente e tematicamente nelle nove sale del percorso, dove si potrà ammirare la produzione di Joan Miró degli ultimi trent’anni della sua vita a Maiorca. La storia del maestro è indissolubilmente legata a questo luogo che, come si esplica dalle sue stesse parole, rappresentava per lui poesia e luce.
Ad eccezione del paesaggio eseguito nel 1908 e degli schizzi realizzati per alcuni progetti murali negli anni Quaranta e Cinquanta, sono presenti in mostra dipinti, disegni e sculture del periodo che va dal 1956 fino alla morte nel 1983.

Sin dal principio della sua attività Miró riteneva che l’obiettivo dell’artista dovesse concernere progetti di grande portata, come i murali e altri lavori d’arte pubblica che offrivano anche l’opportunità di collaborare con architetti e artigiani, lasciando alla pittura da cavalletto una posizione secondaria.

I progetti d’arte pubblica di Miró, caratterizzati da una sintesi tra architettura e arti plastiche, derivata anche dalla sua profonda ammirazione per Antoni Gaudí, sono esemplificati in mostra da opere come Schizzo per la pittura murale del Terrace Plaza Hotel de Cincinnati (1947) e Schizzo per la pittura murale di Harkness Commons, Graduate Center, Università di Harvard (1949-1951), e disegni del Progetto per un murale per la sede dell’ONU a New York (1952-1953).
Dal 1956 Miró è a Palma e comincia un intenso periodo di lavoro che lo vede anche riprendere in mano vecchi schizzi e ridipingerci sopra dopo una dura autocritica. Tra questi dipinti e disegni, in mostra il già citato olio del 1908, il primo di Miró che si sia conservato, e che l’artista aveva coperto proprio a causa di questa epurazione. L’opera Senza titolo è diventata così il recto di un olio del 1960.
Sempre appartenente a questo periodo è l’opera Senza titolo, un bellissimo olio e acrilico su tela con un personaggio, una specie di pupazzo, in cui si inizia a percepire la sparizione dello stile figurativo dell’artista.
Negli anni Sessanta e Settanta, immagini e titoli dei lavori ci rimandano ai suoi temi prediletti come donne, paesaggi e uccelli. Ma l’iconografia si fa astratta e le figure si amplificano. La convivenza di stili e modi di esecuzione diversi da vita a opere statiche come Mosaico (1966) e a opere dalle pennellate confuse come Poesia (1966). È questo anche il momento in cui, messo da parte il cavalletto, Miró dipinge a terra, cammina sulle proprie tele, vi si stende sopra producendo spruzzi e gocciolamenti come nel Senza titolo, sempre del 1966, un olio, acrilico e carboncino nero con segni di colore rossi e blu.

Degli anni ’70 sono i paesaggi monocromi, come Senza titolo del 1973, e altri dipinti sostanzialmente monocromatici come le tele di grande formato e un’altra serie di cinque olii più tardi, del 1978, sfumati, visionari, minimalisti, evanescenti e movimentati, raccolti in un’unica sala, che evocano la predilezione di Miró per il nero degli espressionisti astratti americani e la calligrafia orientale.
Gli ultimi anni dell’artista – quando dipingeva con le dita stendendo il colore con i pugni e si cimentava nella pittura materica, spalmando gli impasti su compensato, cartone e materiali di riciclo -, sono illustrati da opere quali Personaggio, uccelli del 1976, un olio su carta vetrata, legno e chiodi. Sempre in questa fase ricorrono nella sua produzione i fondi blu, eterei e modulati, di cui in mostra alcuni esempi, come l’intenso Senza titolo del 1978.
Infine sono esposte alcune sculture, frutto delle sperimentazioni che l’artista fece nell’arco della sua vita con diversi materiali e tecniche, come collage, “dipinti-oggetto†e altre opere che col passare degli anni traevano ispirazione da ciò che l’artista collezionava che altrimenti – come egli stesso scrisse – “sarebbero cose morte, da museoâ€.

In mostra bronzi quale Donna (1966) e L’Equilibrista (1969), assemblaggi quale Personaggio (post 1973) che riunisce pittura e scultura e discende direttamente dai “dipinti-oggetto†degli anni Trenta, e terrecotte come la maschera (Senza titolo, 1981) e la testa di ceramica (Senza titolo, 1981) che fanno parte di un insieme di pezzi che Miró realizzò in collaborazione con Hans Spinner, a Saint-Paul-de-Vence.

Si è già detto dell’importanza del luogo di lavoro per Miró ed è per questo che è stato ricostruito negli spazi espositivi lo studio in cui egli creò i suoi capolavori. Esposti anche tutti gli oggetti, i pennelli e gli strumenti che Miró usava e che si sono conservati, sempre grazie all’attività della Fundació Pilar i Joan Miró.

“L’incontro di fantasia e di controllo, di oculatezza e di generosità, che forse si può considerare una caratteristica della mentalità catalana, può spiegare, in parte almeno, la base fondamentale dell’arte e della personalità di Joan Miróâ€. Così ha scritto Gillo Dorfles in un suo saggio sull’artista catalano. È per questo che pare oltremodo opportuna la cornice rinascimentale del Chiostro del Bramante quale contrappunto allo spirito multiforme di Miró e al suo linguaggio fatto di macchie, grafismi, spruzzi, impronte, abrasioni, suture e chiodi.

Sede
Chiostro del Bramante
Via della Pace
00186 Roma

Informazioni e prenotazioni
T 06 916 508 451

Biglietteria on line
www.mostramiro.it
www.ticket.it/miro/

Social media
www.facebook.com/miropoesialuce
twitter @Miro_Roma

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La Rosa Mannequins ospite al Museo Balenciaga

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La Rosa Mannequins ospite al Museo Balenciaga

Il 2012 inizia per La Rosa Manichini con una fitta passerella di formidabili eventi a testimonianza del novantesimo anno di attività. Il primo appuntamento è fissato a Palazzo Fortuny a Venezia per la retrospettiva dedicata a Diane Vreeland (Diana Vreeland after Diana Vreeland , a cura di Judith Clark e Maria Luisa Frisa), dal 10 marzo al 25 giugno 2012, mentre il Museo Balenciaga, inaugurato recentemente a Getaria, ospiterà dal 20 aprile la seconda tappa della mostra antologica ‘ManneQUEEN since 1922’.

Un’opportunità che arriva direttamente dalla Fondazione del Museo, affascinata dal patrimonio culturale (tuttora intatto) di una delle più longeve aziende di settore. Il Museo di Getaria, dedicato al maestro della moda spagnolo, ha aperto i battenti proprio lo scorso giugno, contiene 90 creazioni in allestimento permanente e si compone di un edificio tutto ferro e cristalli annesso al Palazzo Aldamar, dove lo stilista cominciò la sua attività nel mondo della moda.

‘ManneQUEEN, since 1922’, è la mostra documentario de La Rosa che, attraverso immagini d’epoca, reperti storici e filmati inediti, raccoglie quasi un secolo di arte, tecnologia e fascino. All’interno degli ampi spazi del Museo vengono proposte 200 straordinarie fotografie d’epoca, che scandiscono il lungo percorso evolutivo dell’azienda in perfetta simbiosi con i ritmi del tempo. Un’accurata selezione di manichinidocumentari, affiancati alle opere più recenti, saggiano concretamente i cambiamenti strutturali e tecnici, accompagnati dall’instancabile ricerca stilistica che li ha resi unici. La mostra ha il doppio scopo di rilanciare la figura del manichino, sottovalutato nell’immaginario collettivo, come portatore di stile nella storia del costume ed effige di modernità.

La produzione ‘Rosa’, inizia i primi anni del secolo scorso e vanta una carrellata di pezzi straordinari, che ne fa un unicum a livello mondiale, esposti dalle più grandi maison fino ai musei, dalle catene distributive ai negozi. Con l’acquisizione della famiglia Rigamonti, negli anni ’70, si è data una svolta vera e propria al
concetto di manichino: nuove proposte anticonvenzionali , forti anticipatrici dei tempi , consolidano l’artigianalità artistica del prodotto La Rosa sul mercato. Madrina di importanti collaborazioni, l’azienda fu abile non solo nel perseguire un’ impeccabile evoluzione stilistica, ma intraprese anche una politica di sviluppo delle tecnologie implementate, amiche dell’ambiente e che tuttora la consacrano all’avanguardia nel proprio settore.

‘ManneQUEEN, since 1922’ non è ‘solo’ una mostra antologica, ma un omaggio ai novant’anni del La Rosa, simbolo della migliore eccellenza e creatività italiana riconosciuta ed apprezzata dai più grandi nomi della moda internazionale.

http://cristobalbalenciagamuseoa.com

http://larosaitaly.com

‘ManneQUEEN, since 1922’ dal 20 aprile 2012 al 15 luglio 2012

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La Luce dei Fiori

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La Luce dei Fiori

Rimarrà aperta dall’1 al 15 aprile 2012 la mostra “La luce dei fioriâ€, personale di pittura dell’artista Luciano Tigani. Saranno esposte le opere che hanno per soggetto i fiori e la loro luminosità. L’evento si svolgerà nella Galleria virtuale “Lo Scudo dell’Arteâ€, accessibile dal settimanale Tempovissuto. L’ingresso è gratuito.

Le opere in mostra sono tutte legate alla tematica della luce e dei fiori, nesso indissolubile nella pittura di Tigani.
L’evento, oltre alla rilevanza per il fascino delle opere esposte, è anche di grande importanza per la modalità – internet – attraverso la quale viene offerta al pubblico. Un ambiente tridimensionale accoglierà tutti i visitatori che vorranno godere delle luci dei fiori di Tigani.

Sarà possibile, nel nostro store (www.tempovissuto.it/edizioni), acquistare il catalogo della mostra.

LUCIANO TIGANI
Luciano nasce a Polistena (RC) nel 1966. Autodidatta, si specializza nella pittura a olio, in particolare nella tecnica a macchia. Ha svolto numerose mostre nazionali e internazionali ed è stato inserito nell’Annuario d’arte moderna e contemporanea Giorgio Mondadori, edizione 2009.

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“A MENO DI NON RICORRERE A UNA FOTOGRAFIAâ€

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“A MENO DI NON RICORRERE A UNA FOTOGRAFIAâ€

19 aprile – 17 giugno 2012

Inaugurazione giovedì 19 aprile 2012 – ore 19.00

Lattuada Studio è lieto di presentare una corposa collettiva di maestri e artisti di spicco del panorama internazionale. Tema la meravigliosa fotografia, intesa come strumento d’indagine e riflessione, ma anche come punto di partenza per una commistione dei nuovi linguaggi tecnologici. L’esposizione – che prende il via da una celebre citazione di Ugo Mulas – riflette «senza alcuna pretesa d’essere esauriente, né classificatoria», sullo spettro amplissimo delle pratiche fotografiche, esplorate a partire dall’orizzonte pop fino a quello postavanguardistico attuale. Un’ampia e variegata carrellata di opere compie un esaustivo viaggio attraverso le diverse chiavi interpretative di questo mezzo di espressione artistica per dar voce alle variabilità e contraddittorietà di immagini tutt’altro che oggettive. Sguardi, spesso ambigui e visionari, che sfidano (e amplificano) la ri-costruzione della realtà portando a risultati e angolazioni del tutto differenti. Apparizioni, simulacri e fantasmi che raccontano storie, morali e immaginari collettivi.

Autori: Nobuyoshi Araki, Stefano Arienti, Mattew Barney, Matteo Basilé, Bernd e Hilla Becher, Vanessa Beecroft, Monica Bonvicini, Gregory Crewdson, Sante D’Orazio, Maurizio Galimberti, Robert Gligorov, Nan Goldin, Andreas Gursky, Candida Höfer, Kim Joon, Huang Kehua, Seydou Keïta, David LaChapelle, Loretta Lux, Sally Mann, Robert Mapplethorpe, Tracey Moffatt, Yasumasa Morimura, Vik Muniz, Shirin Neshat, Helmut Newton, Luigi Ontani, Steven Parrino, Andreas Perlick, Paola Pivi, Arnulf Rainer, Gerhard Richter, Thomas Ruff, Sebastião Salgado, Jan Saudek, Andres Serrano, Cindy Sherman, Sandy Skoglund, Jemima Stehli, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, Wolfgang Tillmans, Grazia Toderi, Giovanna Torresin, Paolo Vegas, Massimo Vitali, Andy Warhol.

Lattuada Studio
Via dell’Annunciata, 31
20121 – Milano (MI)
Tel. (0039) 0229000071
artecentro@lattuadastudio.it
Orari: martedì – venerdì 11.00/13.00 – 16.00/19.00
Chiuso lunedì, sabato e festivi

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