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    Randolfo Pacciardi: profilo politico dell’ultimo mazziniano

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    di LUCA BAGATIN Il clima di sfiducia endemica da parte dei cittadini nei confronti della politica italiana ci riporta alla mente un grande leader Repubblicano: Randolfo Pacciardi. Pacciardi fu forse il primo a denunciare la crisi dei partiti, trasformatisi, dopo il centrismo... leggi tutto

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    Michelina

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    Il 25 luglio 2012 parte il “Giro d’Italia del cortometraggio”, con la proiezione di una selezione dei migliori corti nazionali e internazionali in città di tutte e 20 le regioni d’Italia. Il giro, che inizierà a luglio 2012 e terminerà nell’estate del 2013, sarà... leggi tutto

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    La Bella Addormentata nel bosco

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Randolfo Pacciardi: profilo politico dell’ultimo mazziniano

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Randolfo Pacciardi: profilo politico dell'ultimo mazziniano

di LUCA BAGATIN

Il clima di sfiducia endemica da parte dei cittadini nei confronti della politica italiana ci riporta alla mente un grande leader Repubblicano: Randolfo Pacciardi.

Pacciardi fu forse il primo a denunciare la crisi dei partiti, trasformatisi, dopo il centrismo degasperiano, in veri e propri centri di potere, talvolta palese, talvolta occulto.
Di Randolfo Pacciardi si ricorda poco, in quanto l’intellighenzia culturale partitocratica, cattocomunista e clericofascista, fecero di tutto per offuscarne la memoria e le battaglie politiche e culturali.
A un anno dalla bellissima raccolta di scritti e discorsi curata dall’amico repubblicano Renato Traquandi, già stretto collaboratore di Pacciardi, ed edita da Albatros, ecco approdare in libreria, per i tipi della Rubbettino, “Randolfo Pacciardi. Profilo politico dell’ultimo mazziniano”, del prof. Paolo Palma.

Una biografia completa e corredata anche da rarissime foto in appendice del leader politico repubblicano, durente la Guerra di Spagna; la lotta al fascismo; nei primi comizi ed assieme a Capi di Stato e di Governo italiani e stranieri.
Paolo Palma, che Pacciardi conobbe bene, tratteggia il profilo del leader grossetano di Giuncarico, nato nel 1899, interventista della prima ora a fianco delle forze dell’Intesa e contro gli Imperi Centrali, al fine di completare l’Unità d’Italia, sull’esempio del suo maestro Arcangelo Ghisleri, uno dei padri del repubblicanesimo mazziniano.

E fu così, con l’ideale di Giuseppe Mazzini nel cuore, che Pacciardi, appena quindicenne, si iscriverà al Partito Repubblicano Italiano e successivamente sarà iniziato alla Massoneria e, nel 1917, si arruolerà nell’esercito italiano e sarà inviato al fronte, ove brillerà per ardimento, in particolare collaborando con le truppe anglo-francesi e sarà decorato con la Military Cross e della Croix de guerre avec palme.
A guerra terminata, nonostante i fascisti lo corteggino affinchè passi nelle loro fila, Pacciardi sarà fra i primi a rifiutare tali tendenziosi inviti e a denunciare il pericolo totalitario e filo-monarchico del nascente movimento mussoliniano.

Fonderà dunque giornali antifascisti della primissima ora (cosa assai rara, per quei tempi, se pensiamo che numerosi comunisti e socialisti passeranno presto nelle file del Duce e che lo stesso Giovanni Spadolini, successivamente Segretario del PRI, sarà collaboratore dell’organo antisemita “La Difesa della Razza”) e ben presto fonderà il primo movimento antifascista denominato “Italia Libera”, su principi mazziniani, repubblicani, contro ogni tipo di lotta di classe e per l’esaltazione del socialismo etico e dell’insurrezionalismo risorgimentale.

Rondolfo Pacciardi, infatti, fu Repubblicano che seppe rivalutare il pensiero liberalsocialista di Giuseppe Mazzini, contrapposto al nascente bolscevismo e, ovviamente, al fascismo nazionalista.
Fu così che, nel 1925, partecipò ad un tentativo insurrezionale per rovesciare il regime fascista, che, purtroppo, fallì e fu così che, nel 1926, Pacciardi, sarà affidato al confino, ma riuscì a fuggire in Svizzera, rimanendo in contatto con il movimento antifascista “Giustizia e Libertà” e gli anarchici e tentando, nel 1931, di organizzare un’attentato dinamitardo contro Mussolini, anch’esso fallito.
Nel 1936 parteciperà alla Guerra civile spagnola, al comando della celebre e prestigiosa Brigata Garibaldi, contro le truppe nazifasciste e franchiste ed opponendosi persino ai tentativi dei comunisti di annientare socialisti ed anarchici.

Pacciardi, da buon mazziniano, fece poi di tutto per fondere il PRI al Partito d’Azione ed attestando il movimento repubblicano nel solco del socialismo non marxista e liberale e questo sarà il suo obiettivo per tutto il dopoguerra, ove, nel frattempo, fu eletto più volte Segretario del PRI.
Sarà dunque chiamato da Alcide De Gasperi alla Vicepresidenza del Consiglio e successivamente a presiedere il Ministero della Difesa sino al 1953, nei primi governi centristi DC-PRI-PSLI-PLI.
Fu, assieme a Sforza ed Einaudi, fra i più accesi sostenitori del Piano Marshall per la ricostruzione e del Patto Atlantico, anche in funzione anticomunista.

Priorità di Pacciardi fu sempre, infatti, quella di arginare un nuovo pericolo totalitario, nel dopoguerra proveniente dall’URSS e dal suo partito satellite, il PCI.
Fu così che Pacciardi iniziò a sviluppare la sua idea presidenzialista, sull’esempio dell’antifascista francese De Gaulle, e a sviluppare le sue idee federaliste in funzione anti-separatista ed anti-nazionalista, anche sull’esempio della Costituzione degli Stati Uniti d’America.

Feroci furono le critiche al sistema partitocratico, ovvero a quella che Pacciardi definiva una nuova dittura dei partiti, fatta da interessi di retrobottega ai danni dei cittadini. Ed in questo fu il primo a denunciare il sistema diffuso delle tangenti, della corruzione e delle correnti nei partiti.
Il suo anticomunismo lo porterà ad esaltare il centrismo degasperiano e a diffidare dei socialisti di Nenni, i quali erano ancora troppo vicini al PCI ed al marxismo. Fu così che egli votò contro il primo governo di Centro-Sinistra allargato al PSI.

Pacciardi avrebbe preferito infatti la costituzione di una Terza Forza laica, comprendente repubblicani, socialdemocratici e liberali, da contrapporre, con il tempo, sia alla DC che al PCI.
Il suo voto contrario al Centro-Sinistra, oltre che le critiche alla partitocrazia, ad ogni modo, gli costò l’espulsione dal PRI di Ugo La Malfa e l’ostracismo di gran parte dell’arco parlamentare che, da allora, lo bollerà come fascista e da allora sarà persino fatto seguire dal servizio segreto italiano, il Sifar.

Pacciardi, ad ogni modo, non si perderà d’animo e nel 1964, fonderà il movimento d’ispirazione gollista, nè di destra, nè di sinistra, Unione Democratica Nuova Repubblica, recante per simbolo una primula stilizzata, il quale, pur avendo vita breve e scarsi risultati elettorali, porrà le basi per una nuova battaglia politico-culturale ancora oggi di strettissima attualità: la proposta di far eleggere il Presidente della Repubblica, con funzioni di governo e slegato dai partiti, da parte dei cittadini.
Randolfo Pacciardi, richiamava così l’antica battaglia di Mazzini per una Repubblica democratica di popolo, lontana dai giochi di potere e restituita ai cittadini.

Ciò, ad ogni modo, gli costerà nuove diffidenze, in particolare quando alla battaglia presidenzialista si unirà l’ambasciatore Edgardo Sogno, liberale e già eroe antifascista, ingiustamente accusato di golpismo solo perché aveva dichiarato che avrebbe arginato, assieme a Pacciardi, ogni tentativo di presa del potere da parte del PCI, allora finanziato dalla dittatura sovietica, ed auspicato un governo di emergenza presieduto dallo stesso Pacciardi.

L’ultima battaglia presidenzialista ed antipartitocratica di Pacciardi e Sogno, ad ogni modo, si terrà nel 1975, al Teatro Adriano di Roma, dal titolo “Una soluzione democratica alla crisi di regime”, con i giovani del Partito Liberale, pronti ad ostacolare la polizia qualora avesse tentato di far arrestare Sogno.
Randolfo Pacciardi, ad ogni modo, rientrerà nel PRI nel 1980, per morire, ultra noventenne, nel 1991.
La sua idea di riforma presidenziale sarà ripresa dal socialista Bettino Craxi, il quale, confiderà proprio di essersi ispirato a Pacciardi.

Tutto ciò e molto altro è scritto e documentato dal prof. Paolo Palma nell’agile biografia che abbiamo, testè, tentato di riassumere.
E’ un testo, assieme a quello dell’amico Traquandi, pubblicato lo scorso anno, da leggere e diffondere in quanto di strettissima attualità.

Probabilmente se oggi, in luogo dei Beppe Grillo, ci fosse un Randolfo Pacciardi, ovvero una personalità di questo tipo, con solide radici culturali e democratiche, forse, una reale speranza di rinascita onesta, civile e democratica per l’Italia, ci sarebbe davvero.
Occorre dunque ai nuovi mazziniani e presidenzialisti, riprendere questa battaglia non ancora vinta.

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Gioventù dorata di Kate Cambor

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Gioventù dorata di Kate Cambor

Gran vía edizioni presenta Gioventù dorata. Tre vite nella Francia della Belle Époque di Kate Cambor, una ricostruzione storica che – come scrive il famoso critico Harold Bloom – “si legge come un romanzo di Balzac… è una narrazione meravigliosa e insieme una visione oscura sull’inquietudine dell’influenza famigliareâ€.

Il libro – da maggio 2012 in tutte le librerie – racconta il clima e le atmosfere della Belle Époque francese che – come riporta Le Figaro – “sotto la penna della Cambor rivive come in un racconto di Henry Jamesâ€.

Ambientato in Francia nel periodo che va dal 1870 fino ai primi anni Quaranta del Novecento, il testo offre il ritratto di una generazione trascinata dagli eventi, in anni di follia e di crisi profonda.
I protagonisti sono i discendenti di alcuni degli uomini più osannati nella Francia dell’800: Léon Daudet, figlio dello scrittore Alphonse Daudet; Jean-Baptiste Charcot, figlio del celeberrimo neurologo Jean-Martin Charcot che fu anche mentore di Sigmund Freud; Jeanne Hugo, nipote prediletta di Victor Hugo.

Le vite dei tre amici d’infanzia, finemente connesse e ricostruite dall’autrice, si intrecciano con alcuni dei più significativi avvenimenti sociali e politici del periodo: dall’affaire Dreyfus alla nascita della moderna psicanalisi; dai salotti letterari di Zola e Turgenev allo scoppio della Prima guerra mondiale; dalle emozionanti esplorazioni marittime allo scandalo di Panama. Travolti dagli eventi, i tre condividono i momenti più importanti della loro vita, per poi allontanarsi l’uno dall’altro e di nuovo ricongiungersi: Jeanne sposerà prima Léon e poi Jean-Baptiste, per poi chiedere il divorzio da entrambi.

Lo sfondo è quello di una Parigi in fermento, teatro di importanti mutamenti, “capitale isterica del mondoâ€, città megalomane che affascina per le sue sale da ballo, i café, i grands boulevards ma anche – utilizzando le parole di Sigmund Freud – per le sue cicliche “epidemie psichicheâ€.

Gioventù dorata è anche la fotografia di figli e nipoti di personalità grandiose e uniche, caricati di un’eredità di aspettative che finirà per travolgerli. Sogni e illusioni di un’infanzia dorata abbattuti dalla vita che si dipana, dal crollo delle certezze, dalla perdita dei loro cari e la consapevolezza di non poter più vivere sotto il loro nome.

Il doversi creare un nome da soli – che sia all’altezza di quello ereditato – diventa il loro obiettivo: Jeanne realizzerà il suo destino vivendo legata alla memoria del nonno per sempre. Léon diventerà scrittore e politico. Jean-Baptiste sarà un esploratore di successo.

Con uno stile raffinato e una lingua ricercata, la scrittrice fa rivivere una straordinaria epoca attraverso la storia di tre persone che sognano, amano, odiano e, semplicemente, vivono il loro tempo.

ISBN 978-88-95492-21-6
Collana altrevie
Pag. 320
Prezzo € 18,00
Genere biografia/ritratto storico
Pubblicazione 9 maggio 2012

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Asterios Polyp

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Asterios Polyp

Asterios Polyp è il miglior graphic novel 2011, vincitore del premio GRAN GUINIGI DI LUCCA

A cinquant’anni Asterios Polyp, celebre e brillante architetto, ha perso tutto. Il suo matrimonio con la giovane scultrice Hana è andato in pezzi, la sua casa è stata distrutta da un incendio. Per ricominciare fugge nell’anonimato, in una cittadina della profonda provincia americana, dove trova un lavoro come meccanico per auto.

Parte da qui l’atteso capolavoro di David Mazzucchelli: un graphic novel realizzato nel corso di dieci anni, che a partire da un singolo personaggio allarga lo sguardo fino agli orizzonti e ai temi universali del Grande romanzo americano. Come avviene in scrittori quali Pynchon, De Lillo, Philip Roth, alle cui opere questo libro è stato paragonato. Asterios incontra persone semplici e sagge, come la misteriosa Ursula Major, con cui discutere di filosofia, religione, estetica e storia. Architetto “di cartaâ€, progettista di splendidi edifici mai realizzati, si trova a confrontare la sua arida razionalità con il caos dei sentimenti e degli affetti e la confusione della vita vera. Già autore dell’adattamento in versione graphic novel del romanzo di Paul Auster Città di vetro, Mazzucchelli stavolta esplora e spinge al massimo le possibilità narrative e visive del linguaggio del fumetto, usando con eleganza ed efficacia forme, colori, stili diversi per caratterizzare personaggi ed emozioni.

Asterios Polyp parla del dualismo tra natura e cultura, di doppie identità, di gioie e dolori della vita di coppia e del caso che governa le nostre esistenze, del mito classico di Orfeo: tutto senza mai smettere di raccontare la storia semplice ed appassionante di un amore perduto e ritrovato. Una commedia satirica sul matrimonio ma anche un romanzo filosofico per i nostri tempi, una nuova pietra miliare non solo per gli appassionati di graphic novel. Un libro che, nel giro di un anno, ha vinto il Book Prize del Los Angeles Times, i premi statunitensi Eisner e Harvey e il Grand Prix francese del festival di Angouleme, la più prestigiosa vetrina europea del romanzo disegnato.

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L’AUTORE

DAVID MAZZUCCHELLI nasce a Rhode Island (Usa), vive e lavora a New York. Dopo aver segnato giovanissimo con la sua impronta l’universo dei supereroi (il memorabile ciclo “Born again†per Devil e la miniserie “Batman: Year Oneâ€, entrambi su testi di Frank Miller), ha scelto una strada più personale, fondando la rivista “Rubber Blanketâ€, laboratorio artistico dove ha sperimentato nuove narrazioni, stili e approcci al fumetto. Ha pubblicato su testate come “The New Yorker†e “The New York Timesâ€, e ha accettato la sfida lanciata da Art Spiegelman di adattare il romanzo di Paul Auster “Città di vetroâ€. I suoi lavori sono stati pubblicati in tutto il mondo. In Italia la Coconino Press ha tradotto “Big Manâ€, “Discovering Americaâ€, “Phobia†e “Città di vetroâ€.

LA CRITICA

“Un graphic novel di grande ambizione: una commedia satirica dove rigore formale e sottigliezze emotive convivono in modo splendidoâ€. – The New York Times

“L’equivalente a fumetti di un romanzo di Thomas Pynchon o William Gaddisâ€. – Publishers’ Weekly

“Un’opera epica, densa di emozioni e carica di simboli che promette di ridefinire il graphic novelâ€-Boston Globe and Mail

Altri libri di David Mazzucchelli per le edizioni Coconino Press:

Big Man
Racconto classico e modernissimo al tempo stesso, Big Man mette in scena l’arrivo di un gigante in una comunità rurale americana. L’evento scatena pulsioni nascoste e paure ancestrali seppellite sotto un velo di apparente normalità.

Discovering America
Tre storie legate alla rivista “Rubber Blanketâ€: atmosfere misteriose che hanno spesso fatto paragonare Mazzucchelli alla grandezza espressiva di scrittori come Carver o Ford.

Città di vetro
L’adattamento a fumetti del celebre romanzo di Paul Auster, realizzato con Paul Karasik, è uno dei capolavori di Mazzucchelli: Quinn, un “detective post-esistenzialistaâ€, si trova coinvolto in una strana indagine che diventa una ricerca di simboli e segni nel labirinto di New York.

TITOLO: Asterios Polyp
AUTORE: David Mazzucchelli
PAGINE: 344, colore
RILEGATURA: Cartonato con sovracoperta, dorso telato
PREZZO: 29 €
ISBN: 9788876181733
USCITA: 29 Settembre 2011

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Semplicemente liberale

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Semplicemente liberale

di LUCA BAGATIN

Antonio Martino – figlio dell’illustre Ministro liberale Gaetano – nonchè egli stesso liberale e già deputato di Forza Italia e del Popolo delle Libertà, nonchè già a sua volta Ministro degli Affari Esteri nel ’94 e successivamente, nel 2001, della Difesa, è certamente uno dei rari politici italiani che si caratterizzano per chiarezza, onestà intellettuale e morale.
Economista specializzatosi presso la University of Chicago, ha insegnato presso le Università “La Sapienza” e “Luiss” di Roma, oltre che nelle Università di Messina, Napoli e Bari ed ha pubblicato un ottimo ed esaustivo libro edito da Liberilibri (www.liberilibri.it) dal titolo “Semplicemente liberale”.
Un ottimo compendio di economia e politica liberale, adatto in particolare ai tempi che stiamo vivendo, ove, come illustra lo stesso Martino, hanno completamente fallito tutte le politiche stataliste e keynesiane proposte in questi anni da burocrati e politicanti.

Il vero liberale, infatti, non difende la libertà di mercato solo per mere ragioni economiche, bensì perché esse sono conseguenza diretta delle libertà politiche e civili.
Martino, innanzitutto, illustra il fallimento delle politiche stataliste, costruttiviste e socialiste, le quali, anche se animate da “buoni propositi”, in realtà hanno ottenuto risultati deludenti che, nei fatti, hanno impoverito i cittadini-contribuenti a causa dell’esosità dell’imposizione fiscale e della presunzione di poter controllare ogni settore dell’attività economica.
Antonio Martino pone come esempio la disoccupazione, la quale dovrebbe essere risolta a livello microeconomico e, ad oggi, colpisce in particolare i giovani, ovvero coloro i quali fanno più fatica ad inserirsi in un mercato del lavoro spesso frenato dallo Stato.
Pensiamo, infatti, a quella che Martino definisce ottimamente “penale” che il datore di lavoro deve pagare allo Stato italiano per ogni individuo che assume, ovvero i vari oneri sociali, fiscali e para-fiscali, che spesso incidono doppiamente rispetto alla retribuzione del lavoratore stesso ! E che, in questo senso, scoraggiano le assunzioni.

Senza contare poi una legislazione che rende difficilissimo il licenziamento e spesso obbliga gli imprenditori ai cosiddetti “reintegri”, in luogo di una ben più congrua e meno umiliante montetizzazione in favore del lavoratore.
Inoltre, Antonio Martino, spiega come il mercato e la libera concorrenza siano anche l’unico antidoto al formarsi di monopoli e fa l’esempio dell’Ibm, la quale, da monopolio del computer negli anni ’80, oggi non è più un colosso e deve competere con aziende dei personal computer molto più potenti e creative.
La stessa cosa è accaduta anche con la televisione e qui, Martino, spiega come siano coercitive e dannose eventuali norme antitrust, le quali sarebbero persino antidemocratiche, in presenza di un libero mercato ove ciascun telespettatore-consumatore, può scegliere il canale che più gli aggrada di vedere e tale “gradimento” sia misurato dal famoso share.

Purtroppo, afferma Martino, è vero che il XX secolo è stato il secolo dello statalismo, così come profetizzato ed auspicato da Mussolini, il quale parlava di un secolo autoritario, di destra, fascista e statalista.
Infatti, il XX secolo è stato il secolo dei Mussolini, Hitler, Stalin, Pol Pot, Keynes e Roosvelt, con l’estensione dell’assistenzialismo di Stato di tipo bismarkiano, delle illusioni programmatorie e della politicizzazione e burocraticizzazione della società e della vita dei cittadini…resi sudditi.
E’ il momento, spiega Antonio Martino, di un nuovo umanesimo liberale, il quale dipende unicamente dall’individuo.

L’Autore è illuminante persino allorquando spiega come non sia assolutamente vero che i Paesi con maggiori risorse naturali e giacimenti, oppure Paesi ex potenze coloniali, siano necessariamente i più ricchi. Anzi. Vediamo infatti come la Svizzera ed il Giappone, assolutamente privi di risorse, siano enormemente più ricchi di Paesi come Brasile o Argentina.
E ciò è dovuto essenzialmente al fatto che questi Paesi sono diventati ricchi grazie al loro sviluppo economico, ad una bassa tassazione ed all’investimento di capitali e di risorse umane al fine di produrre ricchezza ed innovazione.
E qui Martino spiega anche come siano totalmente improduttivi ed inutili, oltre che potenzialmente dannosi, gli stanziamenti economici in favore deiPaesi cosiddetti poveri, i cui fondi spesso andranno a beneficio dei governi, spesso tirannici, o comunque senza alcuna volontà di sviluppo.
La ricchezza, dunque, è un prodotto dell’ingegno umano e non di fantimatiche politiche interventiste, come invece riteneva l’economista Keynes.

In questo senso possiamo anche notare come i Paesi più sviluppati siano anche quelli in cui, oltre alla bassa tassazione, è ridotta anche la spesa pubblica e, dunque, gli interventi assistenziali. Questi ultimi pressochè sempre a vantaggio di burocrazia, propaganda politica e classe politica corrotta.
Non a caso, lo stesso Antonio Martino, ricorda che la massima cara agli economisti liberali è sempre stata “il commercio unisce, la politica divide” ed è per questo che i commerci sono sempre stati un ottimo strumento, sia in termini di sviluppo economico, che in termini di diplomazia internazionale. Gli scambi commerciali, infatti, non conoscono nè frontiere nè razze, nè differenze religiose, sessuali oppure di idee politiche. In particolare, poi, se pensiamo che ogni singolo prodotto che acquistiamo, esso è costituito da componenti provenienti dai più disparati Paesi del globo terrestre!

Il liberalismo, secondo Martino, dunque, non sarà garanzia sufficiente per il mantenimento della pace, ma certamente – come affermava Bastiat – ove passano le merci non passano gli eserciti. E si noti come sia stato da sempre il protezionismo e mai il liberalismo, a causare conflitti armati.
E, forse non è un caso se i peggiori regimi dittatoriali del Mondo, a destra a sinistra, siano e siano stati regimi statalisi, marxisti, fascisti o comunque burocratici ed autarchici.
Antonio Martino affronta poi il tema del cosiddetto Welfare State, che andrebbe completamente smantellato o, comunque, riformato in modo da garantire solamente chi ne ha realmente necessità.

Egli dimostra infatti – dati alla mano – come l’assistenzialismo universale abbia in realtà aumentato il numero di poveri anzichè ridurlo. Ed ha totalmente lasciato scoperti settori ormai completamente ridotti all’indigenza.
E ciò in quanto si sono spese risorse pubbliche a totale beneficio della burocrazia e di programmi inefficienti e causa primaria di spreco.
Ne è un esempio lampante il Welfare State italiano ed il sistema pensionistico “a ripartizione”, ormai al collasso, che andrebbe – secondo Martino – sostituito con un sistema a capitalizzazione, permettendo ai lavoratori di optare per fondi pensionistici privati, con un rendimento maggiore.

L’ottimo Antonio Martino torna poi sull’argomento occupazione e disoccupazione e spiega come “essere occupati” non significhi “percepire un reddito”, bensì produrlo. In questo senso dimostra come i tanti cosiddetti lavori socialmente (in)utili non siano altro che escamotage ideati dalla classe politica parassitaria al fine di garantire un reddito sicuro a determinati settori sociali a scopo propagandistico e…a spese del contribuente !
E’ l’ennesimo esempio di come l’aumento della spesa pubblica improduttiva sia conseguenza della distruzione di posti di lavoro produttivi e dunque dell’impoverimento dell’intera società, costretta a doversi sobbarcare interamente tale spesa che, nei fatti, avvantaggia solamente burocrati e classe politica.

Un intero capitolo, atto anche a rafforzare quanto già scritto, Martino lo dedica alle critiche all’economia keynesiana ed alle cosiddette politiche di “deficit spending”, le quali prevedono buchi di bilancio statale al fine di coprire l’aumento della spesa pubblica.
Tali politiche, pur fornendo immediati benefici, sono totalmente dannose nel lungo periodo poiché le generazioni future saranno costrette a pagare per i debiti contratti da quelle precedenti…ovvero, più precisamente, dallo Stato assistenziale e burocratico.

Ultimamente, in Italia, si parla molto di inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione della Repubblica. Antonio Martino spiega come questo proposito fosse già stato avanzato, anni or sono, dal politico liberale Luigi Einaudi,
Il pareggio di bilancio, infatti, sarebbe l’unico strumento in grado di obbligare la classe politica a limitare le spese pubbliche e, conseguentemente, ad abbassare le imposte, in modo tale da aumentare la base imponibile e garantire maggiore benessere e sviluppo economico. In questo senso, Martino, ritiene prioritario giungere ad un vero federalismo fiscale, sull’esempio della Svizzera e degli USA, abolendo dunque gli enti politici intermedi, Province in primis ed accorpando i piccoli Comuni, e, dunque, snellendo il livello di burocrazia locale e premettendo così alle singole realtà territoriali di gestire, responsabilmente, il pubblico danaro.

Il sesto capitolo di “Semplicemente liberale” è particolarmente gustoso e di scottante attualità, in quanto parla delle spese della “casta” ed avanza delle pragmatiche proposte.
Antonio Martino, infatti, spiega come, al fine di evitare l’assenteismo parlamentare, i regolamenti prevedano che, ogni assenza del parlamentare dalle sedute di Camera o Senato, nonchè ogni astensione dalle votazioni, gli sia decurtata dallo stipendio. Ciò produce un eccesso di votazioni (ed il pessimo costume dei cosiddetti “pianisti”) tali da aver reso l’Italia il Paese dalle oltre 200.000 leggi.
Pertanto Martino propone un sistema esattamente opposto, ovvero il pagamento di un “tot” per ogni votazione del parlamentare, in modo da far sì che lo stesso si rechi alle votazioni unicamente di effettivo interesse per il Paese.
Altra proposta, a tratti paradossale, è l’introduzione di elezioni a sorteggio, fra tutti gli elettori italiani, in modo da avere un Parlamento di cittadini, senza più partiti e candidati che spendono e spandono risorse pubbliche al fine di garantirsi un posto in Parlamento !
Proposta paradossale, forse, ma sicuramente democratica se è vero che la democrazia è rappresentanza del popolo.

I capitoli finali sono dedicati alla lotta al proibizionismo ed al paternalismo di Stato, ovvero in favore della legalizzazione delle droghe, unico strumento per combattere la criminalità organizzata ed il mercato illegale di sostanze stupefacenti, oggi, “grazie” al proibizionismo di Stato, totalmente fuori controllo e contro quel paternalismo statale che, persino negli USA, vorrebbe imporre ai cittadini una vita più sana, persino con speciali diete per combattere l’obesità !
Misure coercitive ed assolutamente illiberali, secondo Martino, in totale contrasto con i principi democratici e costituzionali dei Paesi civili.

L’ultimo capitolo è dedicato all’immigrazione, ove Antonio Martino, spiega come essa è fenomeno necessario e da incoraggiare, tutt’altro che dannoso. Fenomeno utile allo sviluppo economico, in particolare in settori produttivi abbandonati da persone con alta qualificazione scolastica e professionale.
Il razzismo e la xenofobia, assieme alla criminalità dunque, sono i veri nemici da combattere in uno Stato liberale.

“Semplicemente liberale” è, come dicevo all’inizio, un ottimo libro che affronta i problemi dell’oggi e fornisce quelle chiavi di lettura laiche e sensa pregiudizi, in grado di uscire dall’attuale crisi nazionale e mondiale.

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Ecco la buona politica. Alla ricerca della Calabria nascosta

Posted in Libri | Posted by redazione
Ecco la buona politica. Alla ricerca della Calabria nascosta

Katia Stancato, portavoce del Forum del Terzo Settore, presenta a Roma, alla presenza del Ministro per la Coesione Sociale, Fabrizio Barca, il libro di cui è autrice, Oltre la siepe.

Racconti della Calabria in Opera. “Esiste una Calabria che non chiede, ma da. Esiste una Calabria diversa dal racconto più diffuso, energica, libera, solidale. È la Calabria che sorprende l’Italia e che ho voluto raccontare attraverso le storie esemplari di uomini e donne che fanno grande la nostra terraâ€, cosi Katia Stancato, portavoce del Forum del Terzo Settore calabrese annuncia la presentazione di Oltre la siepe. Racconti della Calabria in Opera che si tiene a Roma il 19 Aprile alle ore 18.00 in Piazza Montecitorio, presso la sala Capranichetta. “Sono orgogliosa di portare fuori la nostra voce.- Cambiare il racconto di una comunità è un atto politico di cui voglio prendermi la responsabilità e lo faccio – prosegue- portando l’esempio di tanti talenti che hanno scelto di vivere in Calabria e di lasciare, qui, un segno profondo, indelebileâ€.

Il parterre della presentazione rispecchia il mondo di provenienza dell’autrice e il valore che ha voluto attribuire all’opera narrativa: la narrazione di una comunità che ce la fa, capace di solidarietà e cooperazione. Partecipano, infatti, al dibattito, oltre all’editore Florindo Rubbettino, il Ministro per la Coesione Sociale Fabrizio Barca, Carlo Borgomeo, Presidente Fondazione per il Sud, e Andrea Oliverio, portavoce nazionale del Forum Terzo Settore.

“Al Ministro rivolgo un ringraziamento particolare- continua Stancato- non solo per l’autorevolezza che conferisce all’incontro, ma perchè, con la sua attenzione, dimostra un grande coinvolgimento e una vera passione. Ecco la buona politica, quella orientata sempre alla scoperta del paese più profondo e spesso nascostoâ€. Raccontato, stavolta, attraverso storie esemplari di una Calabria positiva e sorprendente. “della quale – chiosa l’autrice – essere sempre orgogliosiâ€.

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Lettere dalla Terra di Mark Twain: un saggio umoristico anticlericale

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Lettere dalla Terra di Mark Twain: un saggio umoristico anticlericale

di LUCA BAGATIN

Ancora una volta, con la pubblicazione di “Lettere dalla Terra” di Mark Twain, la casa editrice Liberilibri (www.liberilibri.it) si caratterizza per il suo spirito libero e libertario. Si tratta infatti di un rarissimo libro che raccoglie gli scritti irreligiosi e scettici del noto romanziere americano.
Mark Twain, infatti, è noto in Italia principalmente per i suoi romanzi dedicati alla letteratura d’infanzia ed invece egli fu anche e soprattutto acceso polemista, umorista ed anticlericale e già seppe dimostrarlo con il suo “Lo straniero misterioso”, nonchè con “Il diario di Eva” e “Viaggio in Paradiso”, veri e propri racconti filosofici e sui quali meditare, oltre che ridere a crepapelle.

Mark Twain, che conosceva bene la Bibbia e l’aveva interamente letta e studiata sin da quando aveva quindici anni, seppe coglierne tutte le contraddizioni che – in “Lettere dalla Terra” – illustrerà con il suo proverbiale sarcasmo. Sarcasmo ed irriverenza talmente pungenti da convincerlo a non farlo pubblicare in vita, temendo di perdere gran parte del suo pubblico e da fargli scrivere, in una lettera ad un amico: “Domani ho intenzione di dettare un capitolo che condannerà al rogo i miei eredi e aventi diritto, se oseranno stamparlo prima del 2006 d.C., e non penso lo faranno”.

In realtà, “Lettere dalla Terra”, sarà pubblicato per la prima volta nel 1962 per volontà della figlia e, di recente, è stato ripubblicato solamente da Liberilibri.
In questo libro il protagonista è Satana, un arcangelo burlone, il quale si fa beffe della Creazione e del suo Creatore.
Satana, esiliato per l’ennesima volta, decide di visitare la Terra e mantiene una fitta corrispondenza con San Michele e San Gabriele. Scrive infatti loro numerose lettere nelle quali si fa beffe della stupidità umana e delle sue tante contraddizioni ed iporcisie.

Satana, infatti, osserva come l’uomo preghi il suo Dio, anche se questi continua a mandargli innumerevoli punizioni. Si fa beffe dei dogmi cristiani, i quali prevedono Comandamenti in totale contraddizione con la natura umana e racconta di come l’uomo si immagini un Paradiso bruttissimo, fatto di individui che passano il loro tempo a pregare e cantare, ovvero due cose che sulla Terra non sono propriamente tenute in alta considerazione, visto che nessun individuo sano di mente passerebbe l’eternità a pregare e cantare.

Satana, nella fattispecie, si chiede come mai, mentre sulla Terra la cosa più piacevole che gli individui desiderano fare è “fare sesso”, nel Paradiso, immaginato dagli uomini stessi, questa pratica sia del tutto proibita ed impensabile.
Inoltre, egli si chiede come mai, mentre sulla Terra i pregiudizi razziali abbondano e l’odio fra le nazioni sia all’ordine del giorno…ciò sia impensabile in Paradiso, ove tutti si amano, come per incanto.

Tanto varrebbe che gli individui cercassero di amarsi anche sulla Terra, osserva infatti Satana.
Ma l’apoteosi del sarcasmo e dell’analisi delle assurdità umane, Satana-Twain, la raggiunge allorquando analizza la religione cristiana e rileva che gli abitanti cristiani della Terra ritengono che la Bibbia contenga la “Parola di Dio”.
Un libro che, come osserva Satana-Twain, contiene piuttosto un’innumerevole quantità di violenza gratuita, spesso perpetrata da Dio ai danni dell’uomo. E, pergiunta, prevede anche un luogo terribile che prende il nome di “Inferno”.

E, dunque, nelle sue lettere a San Michele e San Gabriele, descrive il contenuto della Bibbia, partendo da Adamo ed Eva e raccontando come loro vennero a conoscenza di quel “Senso Morale” che la Chiesa esalta da secoli, ma che sarà la vera dannazione del mondo.
Adamo ed Eva, infatti, saranno esclusi dal Giardino dell’Eden e tutti i loro discendenti saranno puniti, solo perché avevano mangiato una mela e scoperto i piaceri del sesso, oltre che rendersi conto di essere nudi così come peraltro Dio stesso li aveva creati!

La raccolta di lettere di Satana-Twain, prosegue poi con la descrizione dell’Arca di Noè e di come questi radunò quantità impossibili di animali fra i quali le mosche. Ovvero quegli insetti che poteranno le peggiori malattie infettive sulla Terra.

Il libro è un crescendo di parabole e vicende della Bibbia analizzate dall’occhio innocente dell’umorista americano che dimostra lampanti incongruenze e contraddizioni: fra la presunta volontà del Dio biblico e quello immaginato dagli uomini.

Certamente il più bel libro umoristico mai scritto dal sapore anticlericale, utilissimo per tutte le menti che amano riflettere ed andare oltre i dogmi e le apparenze.

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I Pappagalli

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I Pappagalli

Tre fasi diverse contraddistinguono la vita del vero o presunto talento letterario. È la solita vecchia storia di cui parlava Arbasino. Da giovane promessa a solito stronzo, per finire a venerato maestro.

La parabola dello scrittore è amara quanto vera. Ma cosa succede se le tre stagioni dello scrivere s’incarnano in tre distinti personaggi? Prendete un ingenuo Esordiente a cui il successo ha dato alla testa, uno Scrittore affermato con qualche problema in famiglia, un Maestro al tramonto con gli acciacchi dell’età e fateli arrivare in finale al Premio letterario più ambito del Paese. Sono narcisi, vanitosi, cinici. Filippo Bologna torna con un divertente romanzo ricco di colpi di scena, un apologo sulla vanità, una commedia nera, corale e dissacrante sui vizi della società letteraria, che sono poi gli stessi della società italiana.

Cosa sono disposti a fare pur di vincere? Quanto lontano si possono spingere?
E l’immortalità, si può pagare con la vita stessa?

Filippo Bologna è nato a San Casciano dei Bagni nel 1978. Il suo romanzo d’esordio Come ho perso la guerra, Premio Fiesole, Premio Bagutta Opera Prima, è uscito in Inghilterra per la Pushkin Press. Collabora con le pagine toscane de la Repubblica.

“Difficile dire come mai si fosse svegliato tanto presto, forse un brutto sogno, magari solo un po’ di tensione in vista della Finale del Premio. Perché non vi tragga in inganno il fatto di vederlo in mutande e maglietta su un terrazzo di Roma in questo sfolgorante mattino di fine primavera. Il giovane è scrittore, scrittore esordiente, per cui non si offenderà se lo chiamiamo così (del resto tutti lo chiamano così). E L’Esordiente in quanto tale ha scritto e pubblicato un solo romanzo, che però è andato dritto a segno. Non occorre certo averlo letto per capire da subito che è uno di quei libri che resteranno, uno di quei romanzi che si scrivono una volta nella vita, l’opera di un giovane che sembra già maturo, come la critica non ha mancato di cogliere. Insomma, qua siamo davanti a un mezzo capolavoro, altrimenti non si capisce come avrebbe fatto a entrare nella terna dei finalisti del Premio Letterario più antico e prestigioso del Paese.â€

Collana:Fandango Libri
Pagine: 310
Prezzo: 16,50 €
ISBN: 9788860442611
Data di pubblicazione: 2 Aprile 2012

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Frammenti di una vita sola

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Frammenti di una vita sola

a cura di ADOLFO ATTENNI

Si intitola “Frammenti di una vita sola†il nuovo lavoro letterario di Giorgio Righetti * che sarà presentato oggi, venerdì 30 marzo 2012, alle ore 18.00, a Roma, pressoâ€Fandango Incontroâ€, in Via dei Prefetti, 22. Insieme all’autore interverranno Sergio Valzania, vicedirettore Radio Rai e Franco Vaccai, presidente Rondine Cittadella della Pace.

L’esordio di Righetti come scrittore avviene nel 2003 durante la sua permanenza negli Stati Uniti dove pubblica, per la Robin Edizioni di Roma, il suo primo romanzo dal titolo “Miliardi di giorni†.

Penna leggera ed essenziale, in “Frammenti di una vita sola†Righetti tesse tante storie quanti sono i giorni dell’anno ambientandoli in luoghi confinanti fra loro che, percorsi, conducono il lettore in un immaginario giro del mondo.

“Frammenti di una vita sola†è un lungo romanzo che ha come protagonista “la Vita†impersonata da trecentosessantacinque tra uomini, donne, bambini, anziani, dislocati in altrettanti posti diversi del mondo in cui i personaggi si muovono in un contesto sempre aggrappato alla realtà, con i suoi problemi e i suoi momenti di felicità. Trecentosessantacinque fotogrammi senza tempo e luogo, ma uguali per tutti, che si perdono e si fondono in un’unica storia senza soluzione di continuità. Tutti racconti brevissimi dove, in questa umanità così eterogenea, si riesce sempre a trovare qualcosa di noi. Basta cercarsi.

Chiedo a Righetti come gli è nata l’idea di questo racconto.

L’idea nasce da una constatazione, che sta alla base anche del mio precedente libro “Miliardi di giorniâ€. Se spogliamo le vite dei tanti elementi che apparentemente le caratterizzano, non rimane che un fascio di emozioni che sono uguali per tutti, per ogni uomo, per ogni donna, in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo. Cambiano solo le circostanze, il contesto, gli elementi di contorno, ma alla fine, se si va all’essenza, rimangono solo le emozioni.

Frammenti di una vita sola
di Giorgio Righetti
Round Robin editrice
Pagine: 365
Euro: 15

* Giorgio Righetti, Direttore Generale Acri, Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa

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Un posto chiamato Oreja de Perro

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Un posto chiamato Oreja de Perro

Se un uomo deve scrivere l’ultima lettera d’amore alla donna che ha perso, Oreja de Perro è l’unico posto in cui troverà il silenzio di cui ha bisogno. Profanato dalla violenza delle persecuzioni degli anni di Piombo in Perù, questo lembo di terra labirintica delle Ande è un deserto che urla, perché la voce di quel popolo risuona come se fosse stata strozzata e poi intrappolata in un pozzo. C’è odore di pioggia, di spore, monti che si arrossano quando cala la sera e una pace che non consola. Sarà per questo che le parole non arrivano, neanche a un cronista famelico di storie come lui, impegnato a raccogliere le testimonianze di quella gente per riconciliare il paese con la cruda memoria dei fatti. Lì, a Oreja de Perro, il dramma per la perdita di Paulo, suo figlio, si mescolerà a quello di un popolo, in una vicenda collettiva mai sepolta, che chiede di essere raccontata. Ma i ricordi personali pesano, anche quando si cerca di nasconderli dietro altri dolori.

Romanzo evocativo, d’atmosfera, che si svela piano, Un posto chiamato Oreja de Perro è un lungo piano sequenza che scende in profondità a sondare abissi e impunità. Politico, civile, elegiaco, Thays ci restituisce la storia spesso trascurata di un paese, il Perù, che è “in piccolo un mondo interoâ€.

Iván Thays (Lima, 1968) è uno degli autori peruviani più interessanti degli ultimi anni. Ha vinto nel 2000 il premio giornalistico Príncipe Claus per i suoi contributi. Ha diretto per sette anni il programma televisivo Vano Oficio su libri e letteratura e ha un seguitissimo blog di cultura, Moleskine Literario. Scrittore di racconti, romanzi, professore universitario, ha dedicato la sua vita alla letteratura, una vocazione che nel suo caso è insieme “una passione e una missioneâ€. Con questo romanzo è stato finalista del prestigioso Premio Herralde.

Traduzione: Anna Mioni
Collana: Fandango Libri
Pagine: 223
Prezzo: 16,00 euro
Data di pubblicazione: 19 marzo 2012

“Cose che ricordo di Monica: Monica di cattivo umore la mattina. Monica con le braccia infilate nel frigorifero per cercare qualcosa per la colazione. La serietà di Monica mentre agita un vasetto di yogurt. Monica che chiude la porta, e accende la luce. Monica quando legge un romanzo e la bocca le si fa rossa. Monica che sbatte le chiavi di casa, rispondendo al telefono. La voce rauca di Monica che mi torna nelle orecchie. Gli occhi di Monica, uguali a quelli di Paulo, che guardano senza un perché un punto fisso nell’oscurità. Le sottili striature sul ventre di Monica che lei nasconde con una mano. L’odore umido e preciso del pube di Monica. Cose che ricordo di Paulo: i suoi capelli dietro le orecchie, che pettinavo con due dita mentre Monica lo cullava tra le braccia per farlo addormentareâ€.

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