Politica interna — 23 July 2010

di PAOLA FERRARIO

Un italiano su due vorrebbe posticipare la riforma. Il tema del federalismo, in particolare quello fiscale, nelle ultime settimane è stato al centro del dibattito politico: secondo alcuni è incompatibile con i tagli previsti dalla manovra correttiva e sarebbe opportuno posticipare la riforma federale a tempi migliori da un punto di vista economico. In effetti, non ci sono ancora dati certi sul costo del federalismo per via del fatto che non ci sono precedenti, l’Italia è l’unico paese al mondo che da stato unitario passa a stato federale. Ma una cosa è sicura: i costi saranno alti. A quanto pare però è la nostra ultima scialuppa di salvataggio.

A differenza di quanto si dice la crisi c’è ed è forte e duratura senza contare che abbiamo un debito annuo di circa 80mld, che ci portiamo dietro dagli anni ottanta. Ma quali sono gli effetti che i cittadini si aspettano dal federalismo fiscale? In generale le aspettative sono positive ma con delle differenze significative a seconda dell’area geografica di residenza. Infatti per chi vive nelle regioni settentrionali il federalismo stimolerà l’economia, in modo particolare quella locale e consentirà al cittadino di poter valutare i servizi che gli vengono forniti e giudicare il lavoro di chi guida le pubbliche amministrazioni. Aiuterà a diminuire lo spreco di denaro e con esso l’assistenzialismo e responsabilizzerà la classe dirigente. I residenti al Sud temono invece gli squilibri che si potrebbero formare indipendentemente dai servizi essenziali che lo stato centrale continuerebbe a garantire. Anche se il federalismo potrebbe essere un’occasione di sviluppo e non un mezzo per accrescere il divario tra le regioni e condannare il Meridione all’arretratezza da cui sin qui non è riuscito a tirarsi fuori. Esso potrebbe servire ad affrontare i grandi mali del Mezzogiorno, come la corruzione, il lavoro in nero, il clientelismo e il malaffare che si annidano all’interno delle amministrazioni locali. Il federalismo non deve e non può spaccare in due l’Italia perché l’obiettivo è responsabilizzare politicamente e fiscalmente ogni regione nella salvaguardia dell’unità nazionale.

Ma le proteste che accompagnano la manovra finanziaria non sembrano aver fine. Le Regioni continuano a chiedere modifiche, anche se il fronte non appare più compatto. Fra i più arrabbiati continua ad esserci il presidente lombardo Formigoni che ricorda a Bossi, come nessuno abbia mai proposto alle Regioni la riduzione di un miliardo dei tagli. Comuni e Province, invece, hanno già trovato un’intesa con il governo e fanno i conti su quello che potrebbe arrivare nelle loro casse con il federalismo municipale. Tra le nuove entrate potrebbe esserci la cedolare secca del 23% sugli immobili. Ma sulla manovra pesa ancora l’insoddisfazione delle forze di polizia e la vicenda delle quote latte. La Lega ha voluto e ottenuto la proroga dei pagamenti delle multe, ma l’Italia rischia una procedura di infrazione dalla Unione Europea.

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