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	<title>LiberalCafe' (since 2004)</title>
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		<title>#McDStories: la campagna Twitter si ritorce contro McDonalds</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:52:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>[redazione]</dc:creator>
				<category><![CDATA[ICT]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di VERDIANA AMOROSI</p>
<p>L’obiettivo della campagna pubblicitaria di <strong>Mcdonald’s</strong>, dal titolo <strong>McDStories</strong>, lanciata nei giorni scorsi sul celebre social network <strong>Twitter</strong>, era invitare gli utenti a raccontare storie, episodi e ricordi particolari legati al consumo dei famosi hamburger. I clienti in rete di tutto il mondo hanno accettato l’invito, ritwittando e commentando subito l’hashtag “#McDStories”… peccato però che le vicende postate sul sito di micro-blogging fossero tutt’altro che felici e positive! </p>
<p>Alcuni hanno parlato della <strong>scarsa igiene</strong> nei ristoranti, altri hanno evidenziato il pessimo trattamento riservato ai dipendenti, altri ancora hanno fatto resoconti dettagliati sui problemi digestivi legati agli ingredienti dei panini, sulle conseguenze sulla salute, e addirittura sulle possibili contaminazioni di crocchette e patatine fritte.</p>
<p>In poche ore, sul profilo <strong>Twitter di McDonald’s</strong> è arrivata una <strong>valanga </strong>di messaggi poco lusinghieri, ma l’azienda non si aspettava una tale reazione e, dopo pochi minuti dal lancio dell’iniziativa sul social network, di fronte alla mole&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di VERDIANA AMOROSI</p>
<p>L’obiettivo della campagna pubblicitaria di <strong>Mcdonald’s</strong>, dal titolo <strong>McDStories</strong>, lanciata nei giorni scorsi sul celebre social network <strong>Twitter</strong>, era invitare gli utenti a raccontare storie, episodi e ricordi particolari legati al consumo dei famosi hamburger. I clienti in rete di tutto il mondo hanno accettato l’invito, ritwittando e commentando subito l’hashtag “#McDStories”… peccato però che le vicende postate sul sito di micro-blogging fossero tutt’altro che felici e positive! </p>
<p>Alcuni hanno parlato della <strong>scarsa igiene</strong> nei ristoranti, altri hanno evidenziato il pessimo trattamento riservato ai dipendenti, altri ancora hanno fatto resoconti dettagliati sui problemi digestivi legati agli ingredienti dei panini, sulle conseguenze sulla salute, e addirittura sulle possibili contaminazioni di crocchette e patatine fritte.</p>
<p>In poche ore, sul profilo <strong>Twitter di McDonald’s</strong> è arrivata una <strong>valanga </strong>di messaggi poco lusinghieri, ma l’azienda non si aspettava una tale reazione e, dopo pochi minuti dal lancio dell’iniziativa sul social network, di fronte alla mole di contenuti infamanti, è stata costretta a fare marcia indietro.</p>
<p>“Dopo un’ora &#8211; ha detto <strong>Rick Wion</strong>, direttore della comunicazione tramite social media di McDonald’s &#8211; abbiamo capito che non stava andando come speravamo e abbiamo fatto un cambio di rotta”.</p>
<p>Il fatto ha naturalmente destato tante domande e curiosità sulle strategie da adottare per promuovere prodotti discussi come i panini del Mc ed evidenzia ancora una volta come la libertà della rete, e in particolare dei social network, offra a tutti la possibilità di esprimersi. Anche con opinioni negative.</p>
<p>“Lo spazio della pubblicità classica era protetto, non era aperto a contestazioni. Ma quell’epoca è lontana – ha commentato a tal proposito <strong>Annamaria Testa</strong>, pubblicitaria e saggista &#8211; Quando vai sui social network devi accettarne le regole, e la possibilità che tutti possano commentare. Forse McDonald’s ha peccato di superficialità”.  Insomma, considerando la reputazione del McDonald’s nel mondo era davvero facile aspettarsi (o quanto meno mettere in conto) una reazione di questo tipo.</p>
<p>“A discapito di McDonald’s – ha aggiunto <strong>Marco Massarotto</strong>, fondatore e titolare dell’agenzia di comunicazione <strong>Hagakure </strong>- c’è da dire che su Twitter è molto facile fare passi falsi nell’approccio con i clienti. Ma se chiedi su un social media di raccontare storie su di te, prima devi sondare l’umore dei consumatori. E dopo accettare anche le critiche”.</p>
<p>L’episodio quindi mette in evidenza ancora una volta come il popolo di internet sia particolarmente sensibile ai temi della corretta alimentazione, della salute e dell’etica. E quando viene provocato, risponde a tono!</p>
<p><a href="http://www.greenme.it" target="_blank">Greenme.it</a></p>
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		<title>Grecia: Economia, politica e futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>[redazione]</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di NINNI RADICINI</p>
<p>Nel quadro del piano di sostegno alla Grecia è previsto un prestito di 130 miliardi di euro, che Ue/Bce/Fmi hanno subordinato ad un accordo tra governo ellenico e creditori privati, sulla riduzione del valore delle obbligazioni, da trovare prima di fine marzo quando scadranno 14.5 miliardi di euro di bond. Un accordo che può considerarsi in sostanza un default volontario, preferibile per Ue/Bce/Fmi a un default involontario che, per i creditori privati porterebbe ad una perdita più ampia, poiché i bond sono collegati con i credit default swaps (assicurazioni relative al eventualità di fallimento da parte del debitore) e per l&#8217;Ue &#8211; e oltre l&#8217;Europa &#8211; aprirebbe scenari al momento imprevedibili. Per la Grecia intanto l&#8217;opzione di un ritorno alla dracma è stata esclusa dal Primo ministro <strong>Lucas Papademos</strong>, in linea con il 70% dei cittadini greci che vogliono rimanere nella zona euro. </p>
<p>A complicare lo scenario ellenico&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di NINNI RADICINI</p>
<p>Nel quadro del piano di sostegno alla Grecia è previsto un prestito di 130 miliardi di euro, che Ue/Bce/Fmi hanno subordinato ad un accordo tra governo ellenico e creditori privati, sulla riduzione del valore delle obbligazioni, da trovare prima di fine marzo quando scadranno 14.5 miliardi di euro di bond. Un accordo che può considerarsi in sostanza un default volontario, preferibile per Ue/Bce/Fmi a un default involontario che, per i creditori privati porterebbe ad una perdita più ampia, poiché i bond sono collegati con i credit default swaps (assicurazioni relative al eventualità di fallimento da parte del debitore) e per l&#8217;Ue &#8211; e oltre l&#8217;Europa &#8211; aprirebbe scenari al momento imprevedibili. Per la Grecia intanto l&#8217;opzione di un ritorno alla dracma è stata esclusa dal Primo ministro <strong>Lucas Papademos</strong>, in linea con il 70% dei cittadini greci che vogliono rimanere nella zona euro. </p>
<p>A complicare lo scenario ellenico in questa fase è la prossimità di elezioni legislative anticipate, che porta i tre partiti della coalizione &#8211; Pasok, Nd, Laos &#8211; a escludere il sostegno a ulteriori misure di austerità o all&#8217;applicazione più ampia di quelle già approvate dal precedente esecutivo, tra cui la riduzione degli enti pubblici, le liberalizzazioni professionali e la vendita di beni dello Stato, poiché in gran parte impopolari. Il ministero per la Riforma amministrativa ha comunicato che il numero di dipendenti pubblici dovrebbe essere ridotto di 150mila entro il 2015, non attraverso licenziamenti (vietati dalla Costituzione ellenica) ma fusioni di dipartimenti ministeriali ed enti pubblici. </p>
<p><strong>Antonis Samaras</strong>, leader di Nuova Democrazia, ha annunciato che sosterrà un nuovo disegno di legge che recepisce varie richieste dalla Ue/Bce/Fmi, pur chiedendo alcune modifiche e comunque rinviando a dopo le elezioni le decisioni più rilevanti, come quella sulle pensioni. Mentre <strong>Georgios Karatzaferis</strong>, presidente di Laos &#8211; Partito popolare ortodosso, fin dall&#8217;approvazione a dicembre del bilancio 2012 (258 favorevoli su 300 deputati) ha detto che i provvedimenti dell&#8217;attuale esecutivo devono servire soprattutto a rendere gestibili le condizioni dello Stato per il prossimo governo, che prevede sarà di coalizione. </p>
<p>Il 19 gennaio, <strong>Olli Rehn</strong>, Commissario europeo per l&#8217;Economia, ha chiesto ai politici europei di contattare i loro colleghi ellenici, affinché, in particolare i tre partiti al governo, sostengano in modo più determinato le riforme strutturali richieste da Ue/Bce/Fmi. <strong>Karatzaferis</strong> e <strong>Samaras</strong> hanno ribadito la contrarietà a ulteriori riduzioni degli stipendi e delle pensioni, notando che tali misure determinano una recessione più profonda; Papandreou ha mostrato qualche riserva. </p>
<p><strong>George Papandreou</strong>, ex Primo ministro e attuale presidente del Pasok &#8211; Movimento socialista panellenico e dell&#8217;Internazionale socialista, ha proposto che l&#8217;elezione per il nuovo leader del partito si abbia nel periodo tra la conclusione dei negoziati tra governo e creditori privati e tra governo e Ue/Bce/Fmi e le elezioni anticipate che si prevedono per aprile. Papandreou ha detto che non avanzerà la propria candidatura come Primo ministro né come leader della formazione fondata da suo padre, <strong>Andreas</strong>, nel 1974. Ha inoltre proposto di svolgere una conferenza nazionale a febbraio per stabilire quale dovrà essere la linea e il programma del partito, prima del congresso nazionale di giugno. </p>
<p>Una rilevazione di <strong>Public Issue</strong> per il quotidiano <strong>Kathimerini</strong>, a metà gennaio, ha rilevato che il 91% degli intervistati ha poca fiducia nell&#8217;attuale esecutivo (era l&#8217;80% a dicembre). Tra i partiti, il <strong>Pasok </strong>è al 14%, il suo minimo storico, dimezzando i consensi in confronto all&#8217;anno precedente <strong>Nuova Democrazia</strong> 30.5%, <strong>Kke</strong> &#8211; Partito comunista 12.5%). Sebbene i flussi elettorali indicano che la maggior parte degli ex elettori del Pasok sia passata nell&#8217;area &#8220;astenuti/indecisi&#8221;, il partito potrebbe subire una concorrenza crescente da parte di <strong>Sinistra Democratica</strong>, che è dato al 5% ma il cui segretario, <strong>Fotis Kouvelis</strong>, in un sondaggio pubblicato dal giornale To Vima a fine dicembre, è preferito come leader dal 51% degli intervisti, superato soltanto da <strong>Papademos</strong> (circa il 55%, in diminuzione da novembre &#8217;11 a gennaio &#8217;12) ma staccando tutti gli altri leader di partito, da <strong>Samaras</strong> (35%) a <strong>Papandreou</strong> (18.8%). </p>
<p>Per il 2012 si prevede per l&#8217;economia nazionale una contrazione del 6% (la Grecia sta perdendo il 60% del suo Pil), mentre il tasso attuale di disoccupazione è al 18%, con il 70% delle aziende che si attende una riduzione del personale nei prossimi mesi (la Borsa di Atene nel &#8217;11 ha perso il 51.88%). Un dato positivo arriva dal settore del Turismo. Nel &#8217;11, le proiezioni indicano l&#8217;arrivo di 16.5milioni di visitatori (+10% dal 2010). Nel suo discorso alla platea del Pasok, <strong>Evangelos Venizelos</strong> &#8211; vice Primo ministro e ministro delle Finanze &#8211; ha detto che i prossimi tre mesi saranno i più difficili per la Grecia dai tempi del Secondo conflitto mondiale. </p>
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		<title>Free knowledge, we&#8217;re doing it right</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:54:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>[redazione]</dc:creator>
				<category><![CDATA[ICT]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di LUCA MARTINELLI</p>
<p>Un anno fa, la Rete diventava lo strumento più efficace di condizionamento della politica, attraverso il crollo delle finte democrazie tunisina ed egiziana, raggiungendo l&#8217;acme di una evoluzione silenziosamente iniziata alcuni anni fa.</p>
<p>Oggi, la politica tenta di ripristinare il proprio primato sulla Rete, purtroppo anche in Occidente. E lo fa tentando di innalzare il livello di scontro sulla pirateria online. Detta così, sembra quasi una cosa buona, se non dovuta: l&#8217;appropriazione di un&#8217;opera altrui, senza che l&#8217;autore originale venga giustamente retribuito per lo sforzo creativo, è giustamente considerata reato da almeno due secoli in quasi tutti gli ordinamenti giudiziari del mondo.</p>
<p>Ciò che, però, sta sollevando forti dubbi sono stati ancora una volta i metodi con cui si intende reprimere il fenomeno del file sharing illegale. La polemica si è incentrata recentemente su due progetti di legge del Congresso degli Stati Uniti, lo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act">Stop Online Piracy Act</a> e il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/PROTECT_IP_Act">Preventing&#8230;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di LUCA MARTINELLI</p>
<p>Un anno fa, la Rete diventava lo strumento più efficace di condizionamento della politica, attraverso il crollo delle finte democrazie tunisina ed egiziana, raggiungendo l&#8217;acme di una evoluzione silenziosamente iniziata alcuni anni fa.</p>
<p>Oggi, la politica tenta di ripristinare il proprio primato sulla Rete, purtroppo anche in Occidente. E lo fa tentando di innalzare il livello di scontro sulla pirateria online. Detta così, sembra quasi una cosa buona, se non dovuta: l&#8217;appropriazione di un&#8217;opera altrui, senza che l&#8217;autore originale venga giustamente retribuito per lo sforzo creativo, è giustamente considerata reato da almeno due secoli in quasi tutti gli ordinamenti giudiziari del mondo.</p>
<p>Ciò che, però, sta sollevando forti dubbi sono stati ancora una volta i metodi con cui si intende reprimere il fenomeno del file sharing illegale. La polemica si è incentrata recentemente su due progetti di legge del Congresso degli Stati Uniti, lo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act">Stop Online Piracy Act</a> e il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/PROTECT_IP_Act">Preventing Real Online Threats to Economic Creativity and Theft of Intellectual Property Act</a>, a cui a sua volta si è ispirato il nostrano <a href="http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=13403&#038;Itemid=53">emendamento Fava</a>.</p>
<p>Tutti e tre i provvedimenti (quasi tutti neutralizzati) prevedevano misure piuttosto chiare e nette contro i trasgressori: il sito che viola il copyright avrebbe dovuto essere completamente oscurato su tutto il territorio statunitense, i motori di ricerca avrebbero dovuto rimuovere qualsiasi link diretto al sito (o a porzioni dello stesso) dai risultati delle ricerche, i fornitori di pubblicità avrebbero dovuto interrompere ogni rapporto e i sistemi di pagamento online avrebbero dovuto chiudere tutti i conti riferibili ad esso.</p>
<p>Si potrebbe far notare che mancava giusto la richiesta della sedia elettrica per i proprietari del sito, ma c&#8217;è ben poco da scherzare: i provvedimenti erano, infatti, tanto stupidamente dettagliati nelle misure, quanto malamente scritti nella definizione delle fattispecie a cui queste misure avrebbero dovuto applicarsi. Sarebbe bastato, infatti, un semplice link a un sito oscurato per violazione di copyright per poter essere considerati &#8220;complici&#8221; dei trasgressori.</p>
<p>In altre parole, i titolari dei diritti lesi avrebbero potuto rifarsi non solo contro il sito trasgressore (come è avvenuto fino ad oggi e come il buon senso detterebbe), ma anche contro Google (per averlo indicizzato), PayPal (casomai l&#8217;autore avesse aperto anche un conto per eventuali donazioni) e i fornitori di online advertisement (ancora una volta Google, ma anche Yahoo! o MSN).</p>
<p>Al momento, i provvedimenti sono stati abrogati (emendamento Fava) oppure parcheggiati in un binario morto (SOPA e PIPA). Il pericolo è passato? Purtroppo no: nel silenzio totale dei mass-media, è stato infatti firmato l&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Anti-Counterfeiting_Trade_Agreement">Anti-Counterfeiting Trade Agreement</a> (ACTA), che porta a livello sovranazionale larga parte delle misure contenute dai provvedimenti nazionali. I firmatari dell&#8217;accordo sono Australia, Canada, Corea del Sud, Giappone, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore e Stati Uniti (dal 1º ottobre 2011), a cui si sono aggiunti il 25 gennaio scorso l&#8217;Unione Europea e 22 Paesi UE (fra cui l’Italia). I restanti 5 (Cipro, Estonia, Germania, Paesi Bassi e Slovacchia) aderiranno nelle prossime settimane.</p>
<p>Il trattato, in buona sostanza, da un lato equipara felpe e scarpe contraffatte a mp3 ed e-book distribuiti illegalmente (e non c’è bisogno di spiegare quanto idiota sia una equiparazione del genere); dall’altro, permette a qualsiasi tenutario di un diritto d&#8217;autore di richiedere ed ottenere non solo il blocco del sito, ma la consegna dei dati personali del presunto – sottolineo: presunto – violatore. Inoltre, in totale spregio del principio di responsabilità personale, intere piattaforme dovrebbero controllare 24/7 i propri contenuti per essere sicuri di non ospitare materiale &#8220;pirata&#8221; oppure, più semplicemente, limitare sempre più la possibilità per gli utenti di poter partecipare.</p>
<p>A questo punto, è bene ricordare due cose, che i &#8220;difensori senza se e senza ma&#8221; del diritto d&#8217;autore tendono di tanto in tanto a dimenticare. La prima: il settore è già regolamentato in maniera molto rigida dal <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_Millennium_Copyright_Act">Digital Millennium Copyright Act</a> (DMCA), che prevede peraltro il carcere per chi cerca di aggirare i metodi di tutela del diritto d&#8217;autore.</p>
<p>La seconda: quasi tutte le piattaforme che usiamo giornalmente (da Google a Twitter, da Facebook a YouTube, a Wikipedia) hanno sede negli USA, dunque sono costrette ad applicare quanto previsto dal DMCA. Succede così che certi link vengano &#8220;nascosti&#8221; dalle ricerche di Google (che avvisa di averlo fatto in ossequio a quanto previsto dal DMCA), che YouTube rimuova i video e chiuda i canali di chi si appropria indebitamente di contenuti altrui per violazione dei termini d&#8217;uso, e così via. Insomma, per farla breve, le norme ci sono e, checché se ne dica, vengono già applicate.</p>
<p>Ci sarebbe poi molto da dire sulla questione copyright in generale, ma sul tema rimandiamo, per il momento a <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/il-web-nella-gabbia-del-copyright/187838/">questo articolo</a> di Michele Boldrin – e più in generale al suo ultimo libro, scritto col collega David Levine, <a href="http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&#038;view=article&#038;id=698:abolire-la-proprieta-intellettuale-&#038;catid=40:primopiano"><i>Abolire la proprietà intellettuale</i></a>. Quello che ci interessa adesso è impedire che l&#8217;Occidente diventi come i Paesi autoritari, che pure l&#8217;Occidente critica.</p>
<p>John Dvorak <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2398527,00.asp">parla</a> di come Iran, Cina e simili siano sempre più terrorizzati da Internet, al punto di pensare di creare delle Internet &#8220;nazionali&#8221;, isolate dal resto del mondo. Un&#8217;idea difficilmente realizzabile, di sicuro, ma state pur certi che ci proveranno a farla. Anche perché una forma molto blanda di &#8220;censura nazionale&#8221; già esiste perfino qui, nascosta agli occhi di tutti noi. Provate ad accedere a The Pirate Bay, tanto per fare un esempio&#8230;</p>
<p>Esiste un equilibrio fra libertà d&#8217;espressione e tutela del diritto d&#8217;autore, molto difficile da recuperare se violato. Perché questo equilibrio però venga mantenuto, serve anche la nostra vigilanza.</p>
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		<title>IMU: al massimo nelle case sfitte per calmierare il mercato</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>[redazione]</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Noi &#8211; Romagna</p>
<p>RIMINI &#8211; Favorire la disponibilità sul mercato di case in affitto a prezzi calmierati, e istituire un fondo di garanzia per la “gradazione” degli sfratti esecutivi, sono stati i principali ambiti di intervento emersi dalla riunione del Tavolo tecnico provinciale sull’emergenza abitativa, a cui hanno partecipato oggi i rappresentanti dell’Amministrazione provinciale di Rimini, dei Comuni, di ACER e delle Organizzazioni sindacali.</p>
<p>Il punto di partenza è stata la constatazione che, sul territorio provinciale, a fronte di una forte richiesta di alloggi, risulta molto ampia la quota di quelle abitazioni (perlopiù si tratta di seconde case) che risultano tuttora sfitte. Proprio per far fronte a questa anomalia, che ha evidenti riflessi sull’offerta di alloggi per la locazione, i Comuni hanno assunto l’orientamento condiviso di proporre, nei rispettivi bilanci previsionali 2012, l’aliquota massima di IMU per quanto riguardo questa tipologia di abitazioni. Ciò con l’obiettivo di disincentivare di fatto il&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Noi &#8211; Romagna</p>
<p>RIMINI &#8211; Favorire la disponibilità sul mercato di case in affitto a prezzi calmierati, e istituire un fondo di garanzia per la “gradazione” degli sfratti esecutivi, sono stati i principali ambiti di intervento emersi dalla riunione del Tavolo tecnico provinciale sull’emergenza abitativa, a cui hanno partecipato oggi i rappresentanti dell’Amministrazione provinciale di Rimini, dei Comuni, di ACER e delle Organizzazioni sindacali.</p>
<p>Il punto di partenza è stata la constatazione che, sul territorio provinciale, a fronte di una forte richiesta di alloggi, risulta molto ampia la quota di quelle abitazioni (perlopiù si tratta di seconde case) che risultano tuttora sfitte. Proprio per far fronte a questa anomalia, che ha evidenti riflessi sull’offerta di alloggi per la locazione, i Comuni hanno assunto l’orientamento condiviso di proporre, nei rispettivi bilanci previsionali 2012, l’aliquota massima di IMU per quanto riguardo questa tipologia di abitazioni. Ciò con l’obiettivo di disincentivare di fatto il mantenimento degli stessi al solo scopo di rendita, ed inserendo di converso facilitazioni riguardo le abitazioni messe a disposizione per la locazione, in modo da incrementare il numero di case da affittare.</p>
<p>L’altro ambito di intervento del Tavolo è stato quello relativo agli sfratti che, sul nostro territorio, si calcola si attestino intorno ai 1.400 casi, potenzialmente in esecuzione nei prossimi mesi. Per questo, anche sulla scorta di una specifica sollecitazione della Prefettura di Rimini, si è costituito un gruppo tecnico di lavoro che sia in grado, in tempi rapidissimi, di concretizzare l’istituzione di un Fondo di garanzia per la “gradazione” degli sfratti. Tale progetto, sulla falsariga di esperienze analoghe già attuate a Bologna, e con il tramite della Prefettura, sarà poi presentato agli istituti di credito e alla Regione, che verrà coinvolta anche per la parte relativa all’individuazione delle risorse economiche.</p>
<p>Inoltre si è deciso di presentare alla stessa regione Emilia Romagna una proposta comune relativa alla riduzione della soglia massima di ISEE per l’accesso e il mantenimento di case popolari, che al momento è di 45mila euro.</p>
<p>&#8220;Quelle già proposte ieri, e quelle attualmente in elaborazione  &#8211; spiega l’Assessore alle Politiche per la Casa della Provincia di Rimini Vincenzo Mirra &#8211; hanno il senso di rappresentare un’attenzione più concreta per i tanti casi di emergenza abitativa. Non solo, stiamo cercando, anche con l’aiuto del Tribunale di Rimini, di impostare un lavoro permanente di studio e verifica che ci permetta di impostare politiche di intervento per l’emergenza abitativa ‘in tempo reale’, vale a dire via via tarate sul tipo di risposta più efficace a seconda della problematica che emerge sul territorio. Questo soprattutto per assicurare la salvaguardia del diritto ad un&#8217;abitazione per le famiglie a basso reddito e l&#8217;ampliamento dell&#8217;offerta di abitazioni in affitto a prezzo calmierato&#8221;.</p>
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		<title>L’ Italia è un Paese alla rovescia</title>
		<link>http://www.liberalcafe.it/index.php/economia-e-ambiente/italia-un-paese-alla-rovescia/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>[redazione]</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di DARIO MAESTRANZI * </p>
<p>Alcune riflessioni. Nel settore pubblico troviamo gli sprechi, le regalie, i clientelismi, le gare truccate,le fatture gonfiate , le opere pubbliche mai finite, le centinaia di migliaia di amministratori e politici, i lussi della casta, etc… Vi siete mai chiesti chi alla fine salda il conto di tali macroscopici sperperi?</p>
<p>Provo a rispondere a questa domanda: i contribuenti onesti e tra essi i più vessati sono i piccoli imprenditori e i dipendenti del settore privato (spesso con stipendi sotto la soglia della povertà) come gli operai, i commessi, i precari e così via. In parole coloro che pagano le tasse senza godere di privilegi.</p>
<p>Non c’è una giustizia sociale (soprattutto in Italia dove il settore pubblico è straripante, in Trentino poi…) : i potenti sprecano e si ingrassano alle spalle di chi produce davvero,  titolare o dipendente che sia.</p>
<p>Pensiamo ai fannulloni del settore pubblico, ai manager pubblici (il&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di DARIO MAESTRANZI * </p>
<p>Alcune riflessioni. Nel settore pubblico troviamo gli sprechi, le regalie, i clientelismi, le gare truccate,le fatture gonfiate , le opere pubbliche mai finite, le centinaia di migliaia di amministratori e politici, i lussi della casta, etc… Vi siete mai chiesti chi alla fine salda il conto di tali macroscopici sperperi?</p>
<p>Provo a rispondere a questa domanda: i contribuenti onesti e tra essi i più vessati sono i piccoli imprenditori e i dipendenti del settore privato (spesso con stipendi sotto la soglia della povertà) come gli operai, i commessi, i precari e così via. In parole coloro che pagano le tasse senza godere di privilegi.</p>
<p>Non c’è una giustizia sociale (soprattutto in Italia dove il settore pubblico è straripante, in Trentino poi…) : i potenti sprecano e si ingrassano alle spalle di chi produce davvero,  titolare o dipendente che sia.</p>
<p>Pensiamo ai fannulloni del settore pubblico, ai manager pubblici (il mitologico Cimoli, 2 milioni e mezzo di stipendio all’anno per portare Alitalia ad un deficit record di 700 milioni ogni anno) e ai politici (per lo più cortigiani acefali) e ai loro stipendi e poi pensiamo a quanto guadagna, alle condizioni di lavoro, agli orari, un metalmeccanico oppure un commesso di un negozio. E’ un mondo alla rovescia: in proporzione chi spreca guadagna tanto e chi produce guadagna poco. Infine, cosa non di secondo piano, nel settore pubblico vi sono tempi lavorativi di assoluto privilegio rispetto al settore privato. Ricordo a questo proposito che in Trentino il settore pubblico chiude i battenti alle 13 (più o meno) del venerdì. E c’è stato chi ha seriamente proposto di prevedere per il settore pubblico un orario verticale che termini il giovedì.  Bello l’orario verticale, ma costa ed è poco produttivo. E chi paga?</p>
<p>Blog <a href="http://www.iomiimpegno.it" target="_blank" title="DARIO MAESTRANZI">www.iomiimpegno.it</a></p>
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		<title>Putin si sceglie gli avversari: sì Prokhorov, no Javlinskij</title>
		<link>http://www.liberalcafe.it/index.php/esteri/putin-si-sceglie-gli-avversari-si-prokhorov-no-javlinskij/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 08:14:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>[redazione]</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di ANDREA RISCASSI <em>*</em></p>
<p>La commissione elettorale russa (la cui indipendenza la si è potuta plasticamente osservare alle ultime, contestate, elezioni parlamentari di dicembre) ha deciso chi potrà sfidare il piccolo zar Vladimir Putin alle presidenziali del 3 marzo.</p>
<p>Grigorij Javlinskij, vecchio leader dell’opposizione liberale (ormai in disarmo) non ha avuto nemmeno l’onore delle armi e non potrà candidarsi.</p>
<p>Per la commissione avrebbe presentato firme invalide. Difficile, in questo caso, sperare in un decreto del Colle (pardon, del Cremlino) che sani la situazione.</p>
<p>Javlinskij guida quel che resta del partito della mela (Jabloko), bandiera liberale, ammainata da anni.  </p>
<p>Il 4 marzo sulle schede i russi potranno trovare, oltre a Putin, altri quattro candidati. Il leader dei social democratici Sergei Mironov, il nazionalista Vladimir Zhirinovsky e il leader comunista Gennadij Zyuganov. Quest’ultimo è l’unico che possa ambire al ballottaggio, semmai Putin non dovesse raggiungere la maggioranza assoluta.</p>
<p>A sorpresa – ma non troppo – la commissione&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di ANDREA RISCASSI <em>*</em></p>
<p>La commissione elettorale russa (la cui indipendenza la si è potuta plasticamente osservare alle ultime, contestate, elezioni parlamentari di dicembre) ha deciso chi potrà sfidare il piccolo zar Vladimir Putin alle presidenziali del 3 marzo.</p>
<p>Grigorij Javlinskij, vecchio leader dell’opposizione liberale (ormai in disarmo) non ha avuto nemmeno l’onore delle armi e non potrà candidarsi.</p>
<p>Per la commissione avrebbe presentato firme invalide. Difficile, in questo caso, sperare in un decreto del Colle (pardon, del Cremlino) che sani la situazione.</p>
<p>Javlinskij guida quel che resta del partito della mela (Jabloko), bandiera liberale, ammainata da anni.  </p>
<p>Il 4 marzo sulle schede i russi potranno trovare, oltre a Putin, altri quattro candidati. Il leader dei social democratici Sergei Mironov, il nazionalista Vladimir Zhirinovsky e il leader comunista Gennadij Zyuganov. Quest’ultimo è l’unico che possa ambire al ballottaggio, semmai Putin non dovesse raggiungere la maggioranza assoluta.</p>
<p>A sorpresa – ma non troppo – la commissione elettorale ha accettato come candidato anche il milionario Mikhail Prokhorov.</p>
<p>Le sue firme sono state giudicate perfette.</p>
<p>Proprietario della squadra Nba dei New Jersey Nets, Prokhorov è il terzo uomo più ricco della Russia. Chiede limitate riforme di mercato e finora si è astenuto dal criticare direttamente l’operato del primo ministro e candidato presidenziale Vladimir Putin.</p>
<p>Forse anche per questo le sue firme sono piaciute così tanto.</p>
<p>* Andrea Riscassi, classe 1967, è giornalista della Rai di Milano. <a href="http://andreariscassi.wordpress.com/2012/01/25/putin-si-sceglie-gli-avversari-si-prokhorov-no-javlinskij/" target="_blank">Il suo blog</a></p>
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		<title>Liberalizziamo il diritto d&#8217;autore, contro il monopolio SIAE</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 13:43:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>[redazione]</dc:creator>
				<category><![CDATA[ICT]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di MARCO SCIALDONE e FABRIZIO VENTRIGLIA</p>
<p>Evidentemente l&#8217;abolizione dei monopoli in materia di diritti d&#8217;autore e diritti connessi non era una proposta da &#8220;pirati&#8221;. Il <a href="http://www.leggioggi.it/allegati/liberalizzazioni-il-testo-del-decreto-legge/" target="_blank" title="Decreto-liberalizzazioni del Governo Monti">Decreto-liberalizzazioni del Governo Monti</a>, con una scelta storica, ha deciso di aprire alla concorrenza  il settore dell&#8217;intermediazione dei diritti connessi al diritto d&#8217;autore, segnatamente quelli degli artisti, interpreti ed esecutori. Si legge infatti nel testo uscito dal Consiglio dei Ministri che “al fine di favorire nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori, mediante lo sviluppo di un pluralismo competitivo e consentendo maggiori economicità di gestione nonché l&#8217;effettiva partecipazione e controllo da parte dei titolari dei diritti, l&#8217;attività di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi al diritto d&#8217;autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in qualunque forma attuata, è libera”. Si è, dunque, finalmente cominciato a prendere atto che è stato proprio il monopolio la barriera principale alla&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di MARCO SCIALDONE e FABRIZIO VENTRIGLIA</p>
<p>Evidentemente l&#8217;abolizione dei monopoli in materia di diritti d&#8217;autore e diritti connessi non era una proposta da &#8220;pirati&#8221;. Il <a href="http://www.leggioggi.it/allegati/liberalizzazioni-il-testo-del-decreto-legge/" target="_blank" title="Decreto-liberalizzazioni del Governo Monti">Decreto-liberalizzazioni del Governo Monti</a>, con una scelta storica, ha deciso di aprire alla concorrenza  il settore dell&#8217;intermediazione dei diritti connessi al diritto d&#8217;autore, segnatamente quelli degli artisti, interpreti ed esecutori. Si legge infatti nel testo uscito dal Consiglio dei Ministri che “al fine di favorire nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori, mediante lo sviluppo di un pluralismo competitivo e consentendo maggiori economicità di gestione nonché l&#8217;effettiva partecipazione e controllo da parte dei titolari dei diritti, l&#8217;attività di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi al diritto d&#8217;autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in qualunque forma attuata, è libera”. Si è, dunque, finalmente cominciato a prendere atto che è stato proprio il monopolio la barriera principale alla giusta remunerazione degli artisti negli ultimi anni, senza dover necessariamente richiamare lo spettro della pirateria e dell&#8217;Internet cattiva che avrebbe privato del sostentamento coloro che lavorano con la creatività nel campo musicale. Va detto che quella decisa dal Governo non è una liberalizzazione tout court, perché resta in piedi (a questo punto inspiegabilmente) il monopolio SIAE in materia di diritti d&#8217;autore. Un monopolio che, soprattutto dopo il decreto liberalizzazioni, non ha più ragione di esistere e la cui compatibilità con l&#8217;ordinamento comunitario e con i principi di concorrenza che lo ispirano appare alquanto dubbia. </p>
<p>Peraltro, come si ricorderà, lo scorso anno il Ministro per i Beni e le Attività Culturali era stato costretto a procedere al commissariamento della Società Italiana Autori ed Editori considerata l&#8217;impossibilità di funzionamento degli organi deliberativi e la mancata approvazione del Bilancio preventivo con i danni da ciò scaturenti. L&#8217;inefficienza ed i costi di gestione della SIAE sono tristemente noti: bilancio 2010 alla mano, quest&#8217;ultima poteva contare su 1346 dipendenti e 56 dirigenti, un numero assolutamente sproporzionato per le attività attribuitele dalla legge.<br />
Un&#8217;inefficienza destinata a scaricarsi a valle sui costi di iscrizione per i giovani autori: la SIAE impone ai suoi iscritti la corresponsione di una quota pari a 128,52 euro di registrazione, con un&#8217;aggiunta di 89,70 euro a titolo di quota annuale (per gli editori, invece, vi sarebbero da affrontare spese di 1738,08 euro e 413,10 euro rispettivamente per la registrazione e la quota annuale). Sicché, un mandato quadriennale alla SIAE determinerebbe una spesa di 588,32 euro, ed una di 1767,13 euro come tassa istruttoria e, in aggiunta, un corrispettivo annuo di 495,72 euro. Le tasse di registrazioni per gli autori delle opere letterarie e figurative sono pari a 128,52 euro ed una quota annuale di 89,70 euro, altrimenti sarebbe prevista una quota annuale di 147,80 per il conferimento di un mandato alla SIAE. Sono numeri imbarazzanti se solo li si mette a confronto con quelli della PRS for music, gemella inglese della SIAE che opera, però, in un regime di libero mercato: quasi gratuità dei servizi di registrazione offerti ai propri iscritti con un costo che non supera i 28 euro!</p>
<p>C&#8217;è allora una grande occasione nel passaggio parlamentare di conversione il legge del decreto appena approvato: c&#8217;è la possibilità di completare la liberalizzazione iniziata dal Governo e restituire al mercato quell&#8217;attività di intermediazione dei diritti d&#8217;autore che da decenni è vittima delle inefficienze del monopolio, a tutto scapito dei giovani artisti e dei consumatori. E&#8217; una scelta che la stessa SIAE dovrebbe sostenere: si apra alla concorrenza, accetti di confrontarsi e, dunque, di proporre servizi migliori ai propri iscritti, li lasci liberi di scegliere. Il Governo Monti ha aperto una breccia: non torniamo indietro, combattiamo da subito le resistenze dei &#8220;tassisti&#8221; del diritto d&#8217;autore, che già in queste ore stanno annunciando barricate a difesa di antichi privilegi. Liberiamo il futuro. Anche del diritto d&#8217;autore.</p>
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		<title>Mamma dammi 1936,27 lire che una Srl voglio aprir!</title>
		<link>http://www.liberalcafe.it/index.php/economia-e-ambiente/mamma-dammi-193627-lire-che-una-srl-voglio-aprir/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 18:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>[redazione]</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aperitivo liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di GABRIELLA SERINO </p>
<p>Eh sì, proprio così. Di tassisti, farmacie, benzina molto si è detto e molto altro ancora si sta dicendo. Non mancano le novità per i settori dell’energia ed i trasporti, le libere professioni, ma non ci sono solo loro. Il decreto liberalizzazioni varato dal Governo Monti due giorni or sono si è infatti preso la briga di ricordarsi anche di una “fantacategoria”: i giovani! </p>
<p>Quelli che sono essenziali per il domani, quelli che devono abituarsi alla flessibilità, quelli che in  altre parole hanno iniziato a contribuire al sistema previdenziale di cui beneficeranno i loro genitori, ma non loro. Il cerchio chiuso è un gioco di necessità: una nuova generazione che può solo ambire all’indipendenza, ma non raggiungerla e, dunque, al massimo iniziano a produrre un reddito minimo pagando i contributi, così che i genitori – finché ci saranno – assicureranno il fatidico “Puoi sempre contare su di&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di GABRIELLA SERINO </p>
<p>Eh sì, proprio così. Di tassisti, farmacie, benzina molto si è detto e molto altro ancora si sta dicendo. Non mancano le novità per i settori dell’energia ed i trasporti, le libere professioni, ma non ci sono solo loro. Il decreto liberalizzazioni varato dal Governo Monti due giorni or sono si è infatti preso la briga di ricordarsi anche di una “fantacategoria”: i giovani! </p>
<p>Quelli che sono essenziali per il domani, quelli che devono abituarsi alla flessibilità, quelli che in  altre parole hanno iniziato a contribuire al sistema previdenziale di cui beneficeranno i loro genitori, ma non loro. Il cerchio chiuso è un gioco di necessità: una nuova generazione che può solo ambire all’indipendenza, ma non raggiungerla e, dunque, al massimo iniziano a produrre un reddito minimo pagando i contributi, così che i genitori – finché ci saranno – assicureranno il fatidico “Puoi sempre contare su di noi!”. </p>
<p>Eliminiamo ora i paragoni tra i livelli di indipendenza dei trentenni negli anni Settanta ed i rispettivi figli trentenni di oggi, una cosa salta all’occhio leggendo il documento prodotto dalle otto ore di riunione del Consiglio dei Ministri: delle farmacie e dei tassinari se ne è parlato molto ( dopo tutto il putiferio prodotto, e certo!), sul fatto che siano stati toccati i notai idem, ma i telegiornali non sembra abbiano letto nulla in merito alla possibilità di aprire una Società semplificata a responsabilità limitata entro i 35 anni di età con un capitale iniziale di un euro.</p>
<p>Certo, non è una Soluzione con la S, non possiamo ipotizzare che ci siano milioni di nuovi giovani imprenditori, ma neanche sindacati e partiti sembrano aver valutato la novità. Neanche per una critica estemporanea. E’ quanto dire!</p>
<p>Tuttavia, per una volta guardiamola dal lato di questi benedetti giovani: rispetto a pochi giorni fa ci sarà la possibilità di non dover per forza avere 10.000,00 euro per aprire una S.r.l. Certo, chi ha 36 anni replica e bofonchia. Rendiamoci conto che per quanto ci si possa sentire giovai dentro a tutto c’è un limite, soprattutto quando fa stabilito per legge. Se è per questo quando hai oltre 26 anni (10 in meno del termine previsto nella norma sulle Ssrl!) non sei più nella condizione di fruire delle riduzioni spettanti ai giovani, parametro individuato probabilmente sulla base del fatto che oltre quell’età non si dovrebbe più essere studenti. </p>
<p>In via generale è accettabile, ma allora bisognerebbe considerare delle categorie particolari, come gli studenti di Corsi di specializzazione che non percepiscono reddito. Inoltre, sarebbe interessante comprendere perché le esenzioni parziali sui trasporti spettano solo agli studenti residenti, quando invece i fuori sede pagano tutte le tasse al pari dei residenti, ivi comprese quelle regionali ed in genere ci si sposta da qualsivoglia altra regione e si paga il fitto per poter studiare da fuori sede. Un fitto che si è obbligati a pagare anche nei mesi di non permanenza per poter conservare il proprio posto in casa. Fitto che si è obbligati a pagare da fuori sede perché le Regioni, i Comuni e le Università non sono in grado di mettere a disposizione dei dormitori. Non accade nelle Università private, figurarsi nelle pubbliche.<br />
Che poi il fondamento logico di quel limite d’età, da quanto è dato capire, dovrebbe risiedere nel fatto che dovrebbero subentrare a coloro che raggiungono i 36 anni nuovi giovani di età inferiore all’interno della società costituita in precedenza, che si spera avrà prodotto risultati utili nel contempo. </p>
<p>Dovrebbe essere letto, pur con tutti i suoi limiti, come un incentivo alla mobilità sociale e al crearsi un’attività propria, non essendo peraltro necessario un notaio per costituire la Ssrl, ma sarà sufficiente comunicare al registro delle imprese l’atto costituivo, senza spese di bollo e segreteria. Chiamasi semplificazione, per una volta sì.</p>
<p>Allora sì, cari giovani, trentacinquenni o giù di lì, magari con la prossima paghetta risparmiate su cheeseburger e fondate una piccola impresa, date slancio e impulso a qualcosa che raramente in futuro verrà smosso dall’alto per darvi un supporto a mettervi in proprio in tutti i sensi… e soprattutto un po’ di fiducia! Almeno per questo al genero ideale d’Italia glielo possiamo dire.</p>
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		<title>Uno Stato troppo controllore soffoca i principi liberali la nazione non si salva con il moralismo</title>
		<link>http://www.liberalcafe.it/index.php/politica-interna/uno-stato-troppo-controllore-soffoca-i-principi-liberali-la-nazione-non-si-salva-con-il-moralismo/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>[redazione]</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <a href="http://www.corriere.it/quotidiano/archivio/piero_ostellino.shtml" target="_blank">PIERO OSTELLINO</a></p>
<p>A chi compera un gioiello, il gioielliere non chiede se è per la moglie o l&#8217;amante; né il datore di lavoro, per pagargli lo stipendio, pretende che il lavoratore dica come lo spenderà. Nessuno è tenuto a dire perché compra un certo bene, o come usa i soldi che guadagna, e nessuno lo chiede. In una «società aperta», le transazioni intersoggettive &#8211; ciò che chiamiamo «negozio» &#8211; non sono vincolate ad alcuna giustificazione metagiuridica e/o morale. Non per ragioni moralistiche, ma per la soggettività del concetto di valore &#8211; lo scambio è generato da una molteplicità di scopi non prevedibili e non programmabili &#8211; che si concreta nella libertà delle scelte individuali e si sostanzia nella limitazione del potere di intervento pubblico.</p>
<p>È, invece, la presunzione di sapere ciò che è rilevante per i singoli individui che giustifica l&#8217;imposizione dall&#8217;alto di un equilibrio economico generale da parte del pianificatore.&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://www.corriere.it/quotidiano/archivio/piero_ostellino.shtml" target="_blank">PIERO OSTELLINO</a></p>
<p>A chi compera un gioiello, il gioielliere non chiede se è per la moglie o l&#8217;amante; né il datore di lavoro, per pagargli lo stipendio, pretende che il lavoratore dica come lo spenderà. Nessuno è tenuto a dire perché compra un certo bene, o come usa i soldi che guadagna, e nessuno lo chiede. In una «società aperta», le transazioni intersoggettive &#8211; ciò che chiamiamo «negozio» &#8211; non sono vincolate ad alcuna giustificazione metagiuridica e/o morale. Non per ragioni moralistiche, ma per la soggettività del concetto di valore &#8211; lo scambio è generato da una molteplicità di scopi non prevedibili e non programmabili &#8211; che si concreta nella libertà delle scelte individuali e si sostanzia nella limitazione del potere di intervento pubblico.</p>
<p>È, invece, la presunzione di sapere ciò che è rilevante per i singoli individui che giustifica l&#8217;imposizione dall&#8217;alto di un equilibrio economico generale da parte del pianificatore. Da noi, è la strada sulla quale si sono avviati gli ultimi governi Berlusconi-Tremonti e Monti pretendendo di sapere che cosa fa il cittadino dei propri soldi. Ma per saperlo: 1) hanno tolto, di fatto, dalla circolazione la carta-moneta, che pure lo Stato continua a stampare; 2) hanno equiparato i risparmiatori a criminali; 3) hanno violato un principio di civiltà che ha le sue radici nella tradizione dello Stato moderno; 4) attraverso il controllo dell&#8217;uso del denaro, hanno imposto agli individui una gerarchia di fini. Prima di diventare un Paese di socialismo reale, l&#8217;Italia annega nel ridicolo. Una signora che, per ritirare poche migliaia di euro dal conto corrente, ha dovuto compilare un modulo, nel quale dire che cosa ne avrebbe fatto, ha scritto: «Servono per le puttane di mio marito e, a me, per mantenere il mio amante». Una pernacchia alla stupidità di Stato.</p>
<p>Mi rendo conto che &#8211; difendendo le libertà e i diritti individuali, violati dai governanti e ignorati dai più &#8211; rischio di essere io stesso, ancorché per ragioni opposte, fuori dal tempo. Il Paese è in preda alla sindrome del «governo dei migliori» e del «cittadino onesto che paga le tasse» fra una folla di disonesti &#8211; per definizione, i ricchi &#8211; cui farle pagare due volte e/o tenere in galera finché non confessano ciò che certi pubblici ministeri vogliono sentirsi dire. Ma qualcuno che, nel silenzio complice di gran parte dei media, ricordi che cosa sono la democrazia liberale, lo Stato di diritto e il mercato, e si chieda cosa sta succedendo, ci vuole. Così, pur prevedendo l&#8217;indignazione dei benpensanti &#8211; che frastornati dal gran polverone, donano entusiasti l&#8217;oro alla Patria e rinnegano le libertà di cui ancora godono e che stanno perdendo &#8211; e dei miei colleghi «laici, democratici, antifascisti», azzardo due risposte, solo in apparenza contraddittorie.</p>
<p>Prima: perché &#8211; a 66 anni dalla caduta del fascismo &#8211; molti italiani sono ancora, culturalmente, in camicia nera e vedono nel potere politico un Duce in nome del quale «credere, obbedire, combattere». Confondono il senso civico &#8211; i doveri che, peraltro, non osservano &#8211; con la rinuncia alle libertà e ai diritti, che non conoscono. Che piaccia o no, qui siamo ancora sul terreno di un malinteso patriottismo. Un lettore mi ha chiesto se le libertà del liberalismo consistano nel rapinare le banche. Un idiota? No, il figlio della cultura dominante.</p>
<p>Seconda: perché, pur sapendo bene come stanno andando le cose, certi giornalisti non fanno i cani da guardia del potere politico, ma ne sono il cane da grembo. E qui piombiamo nell&#8217;utilitarismo &#8211; non quello teorizzato dai liberali Jeremy Bentham e John Stuart Mill &#8211; come soggettiva motivazione delle scelte individuali di libertà, ma come opportunismo professionale. Costoro sono convinti che, nell&#8217;Italia delle corporazioni, del familismo amorale, delle raccomandazioni, ci siano più probabilità di far carriera adeguandosi al vento che tira, invece di pensare con la propria testa, sempre che ne abbiano una, e dire ciò che pensano, sempre che siano capaci di pensare. Ma mi viene il dubbio che le risposte non siano due ma &#8211; come insegna la storia che, nel &#8217;22, di fronte all&#8217;emergenza di allora spalancò le porte all&#8217;«Uomo della Provvidenza» &#8211; ce ne sia una sola. La prima; che le compendia entrambe. </p>
<p>© CORRIERE della SERA</p>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia riparte da qui</title>
		<link>http://www.liberalcafe.it/index.php/economia-e-ambiente/litalia-riparte-da-qui/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 08:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>[redazione]</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.liberalcafe.it/?p=2162</guid>
		<description><![CDATA[<p>di AGCM </p>
<p><strong>ANTITRUST  PROPONE A GOVERNO E PARLAMENTO ALCUNE MISURE  POSSIBILI PER FARE RIPARTIRE AL PIU’ PRESTO LA CRESCITA ECONOMICA</strong></p>
<p>Dai servizi pubblici locali alle poste, dai trasporti alle banche e all’energia, fino alle professioni e alla semplificazione dell’attività amministrativa: le proposte tecniche dell’Autorità per rimuovere gli ostacoli che ancora si frappongono all’apertura dei mercati e per promuovere la concorrenza. Necessario accompagnare le liberalizzazioni con interventi che garantiscano l’equità sociale e che favoriscano, anche attraverso le opportune riforme del diritto del lavoro, nuove opportunità di inserimento per i soggetti che ne uscissero particolarmente penalizzati.</p>
<p><strong>SERVIZI PUBBLICI LOCALI, LIBERALIZZARE E PRIVATIZZARE.</strong></p>
<p>Per garantire che i principi di liberalizzazione recentemente approvati abbiano effettiva applicazione, occorre introdurre l’obbligo per gli enti locali di definire in via preliminare gli obblighi di servizio pubblico. Stabilito il perimetro, dovranno verificare la possibilità di una gestione concorrenziale con procedure aperte di manifestazione di interesse degli operatori del settore a gestire&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di AGCM </p>
<p><strong>ANTITRUST  PROPONE A GOVERNO E PARLAMENTO ALCUNE MISURE  POSSIBILI PER FARE RIPARTIRE AL PIU’ PRESTO LA CRESCITA ECONOMICA</strong></p>
<p>Dai servizi pubblici locali alle poste, dai trasporti alle banche e all’energia, fino alle professioni e alla semplificazione dell’attività amministrativa: le proposte tecniche dell’Autorità per rimuovere gli ostacoli che ancora si frappongono all’apertura dei mercati e per promuovere la concorrenza. Necessario accompagnare le liberalizzazioni con interventi che garantiscano l’equità sociale e che favoriscano, anche attraverso le opportune riforme del diritto del lavoro, nuove opportunità di inserimento per i soggetti che ne uscissero particolarmente penalizzati.</p>
<p><strong>SERVIZI PUBBLICI LOCALI, LIBERALIZZARE E PRIVATIZZARE.</strong></p>
<p>Per garantire che i principi di liberalizzazione recentemente approvati abbiano effettiva applicazione, occorre introdurre l’obbligo per gli enti locali di definire in via preliminare gli obblighi di servizio pubblico. Stabilito il perimetro, dovranno verificare la possibilità di una gestione concorrenziale con procedure aperte di manifestazione di interesse degli operatori del settore a gestire in concorrenza i servizi. Solo in caso di fallimento di questa procedura gli enti locali potranno mantenere la gestione in esclusiva affidata con gara a un privato, mentre l’affidamento in house (direttamente gestito dall’ente pubblico con una sua società) è consentito solo a fronte di un’analisi di mercato che ne dimostri in modo chiaro i benefici diretti. Occorre inoltre accelerare le scadenze degli affidamenti che non sono il frutto di un confronto competitivo, dando però all’ente locale la possibilità di evitare la scadenza anticipata attraverso l’immediato avvio di una procedura di cessione a privati con gara delle quote della società pubblica (totalitaria o mista). La procedura dovrà concludersi entro un termine ravvicinato, pena sanzioni per l’ente locale.</p>
<p><strong>APPALTI PUBBLICI, VIETARE I LAVORI IN HOUSE</strong></p>
<p>Per quanto riguarda gli appalti pubblici, relativi a tutta la pubblica amministrazione, va inserito nel Codice dei contratti pubblici un espresso divieto di affidamento in house di lavori o forniture. Per i servizi vanno inseriti precisi limiti e in ogni caso occorre un’analisi di mercato che evidenzi i concreti benefici dell’affidamento in house.  Dovrà essere previsto un obbligo di ricognizione degli affidamenti: in caso di mancato rispetto scatta la sanzione della scadenza anticipata degli affidamenti. Anche in questo caso va prevista la clausola in base alla quale gli affidamenti possono essere confermati in caso di cessione della società in house.</p>
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