Quando le case producono energia: al via la Terza Rivoluzione Industriale

Sunday, June 14, 2009
Quando le case producono energia: al via la Terza Rivoluzione Industriale

di Martina Cecco

Da qualche mese a questa parte, specie dopo l’elezione di Obama, dopo la formulazione epistemica della Green Vision, dopo lo svolgersi del G8, si parla ancora e di nuovo di Terza Rivoluzione Industriale, si tratta di un processo noto agli storici come il periodo che dagli anni sessanta in poi ha visto lo sviluppo delle aree urbane in favore dei servizi e del terziario e del terziario avanzato, a scapito dell’agricoltura e a vantaggio della delocalizzazione e della destrutturazione del tessuto urbano in micro celle sociali e produttive.

Eppure quella che si presenta oggi, come Terza rivoluzione industriale, ha un aspetto diverso da come era stata presentata in origine: secondo gli sviluppi del caso quella di cui si fa ora menzione è una teoria per la società moderna, che non parla solo di sviluppo e di innovazione, bensì si tratta di una vera e propria Green Economy, che si sviluppa in tema di produzione ecocompatibile, di riparmio energetico e di rispetto del clima e dell’ambiente, per evitare che la vita del nostro pianeta sia peggiore, malsana e poco accettabile dal punto di vista del costo/beneficio della produzione.

Un accanito sostenitore, neo-promulgatore e politico, studioso ed economo, espressione principe della Terza Rivoluzione Industriale è lo scrittore Jeremy Rifkin, che ha dato nota della sua attività politica a Liberalcafé in queste ultime ore. Lo studioso parla di come sia arrivato il tempo di affrontare direttamente gli ultimi problemi da risolvere per inaugurare la nuova stagione produttiva di questa imminente e già per certi versi reale, rivoluzione.

Secondo questo principio, dall’est all’ovest, non ci saranno più differenze energetiche: il costo stesso dell’energia diminuirà, anche l’importazione e l’esportazione dell’energia saranno relativamente importanti, con tutte le conseguenze del caso, che portano al primo pilastro su cui basa la teoria della Green Vision, la forza dell’energia rinnovabile, come ad esempio l’idrogeno, il sole, il vento, contro la debolezza dell’energia non rinnovabile.

Se le nostre abitazioni, dimostra il secondo principio della teoria, se le industrie e gli edifici, saranno cellule autonome, non consumeranno energia, lasciandola a ciò che non può produrne, ma se ne produrranno allora saranno utili a se stesse e alla sopravvivenza di chi le vive, ecco uno dei primi principi su cui batte forte l’economo. Non solo le centrali elettriche, la casa climatica, ma anche tecnologia per lo sviluppo dell’urbanizzazione. Una casa? Coibentata, geotermica, con mini-centraline, pannelli solari, per cominciare bene.

La nuova era senza il carbone sarà più pulita, spiega lo studioso, una nuova distribuzione dell’energia permetterà a tutti di usufruirne allo stesso modo, così milioni e milioni di abitanti potranno avere la sicurezza di vivere in abitazioni autonome, di lavorare in edifici cellula, di produrre energia e non di consumarne.

L’urbanizzazione selvaggia, la costruzione di edifici inadatti alla termogeologia, case che non solo non producono energia, non solo non sono nemmeno in grado di conservarla, ma consumano, inquinano, sprecano calore, sprecano danaro, perdono vita di minuto in minuto, devastando lentamente le città, a prezzo dei bassi costi di costruzione e al prezzo di aver rinunciato alla tecnologia e alla scienza per costruirle.

Infine il terzo pilasto su cui gli studiosi hanno pensato che si assesteranno gli equilibri futuri del mondo: la condivisione, il peer-to-peer delle energie che si rinnovano, usare la stessa fonte se garantisce di poter rispondere alle esigenze è un modo per risparmiare energia e per renderla utile fino all’ultima goccia, con lo stesso principio per cui si sceglie la raccolta differenziata, il riciclaggio, l’uso fino alla fine delle risorse.

A concludere uno sguardo ai mezzi di trasporto, non sono i colpevoli principali dell’inquinamento, forse lo potranno diventare, ma anch’essi possono dire molto in fatto di opinione e di cultura ambientale. Usare l’auto, seguendo la quarta lineaguida, solo se serve, scegliere i combustibili meno inquinanti, produrre inn futuro solo auto ecologiche, elettriche, a idrogeno, ricaricabili, i veicoli sono la prima forma di ambientalismo con cui il singolo individuo può rendersi parte attiva della realizzazione della Terza Rivoluzione Industriale.

The Foundation on Economic Trends group
From invite on FaceBook Washington, DC - Giugno 2009

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