Liberali Europei a difesa dell’Euro

Friday, March 12, 2010
Liberali Europei a difesa dell’Euro

di FRANCESCO VIOLI

Da quando è scoppiata la crisi di liquidità dell’erario greco, con il conseguente concretizzarsi di una possibile insolvenza a catena dei cosiddetti “PIGS”O “PIIGS” (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna, e alcuni includono anche l’Italia, causa l’elevato debito pubblico) si son fatti sempre più forti le voci di un possibile abbandono dell’Euro da parte della Grecia, in quanto paese prossimo all’insolvenza. Un abbandono che secondo alcuni economisti, provocherebbe un effetto domino su tutto il resto della zona Euro, priva di un meccanismo di gestione del default degli stati membri, default che per altri sarebbe necessario proprio per evitare un collasso dell’intera eurozona.

Nel corso degli ultimi mesi, si sono intensificati i colloqui fra i vertici Europei, si sono susseguite varie proposte, quali la creazione di un ministero delle finanze europeo, l’emissione di EU -Bonds, e la creazione di un fondo “federale”o altrimenti detto, “Fondo Monetario Europeo“. Nel contingente però, queste sono soprattutto dello proposte che, qualora vengano elaborate ed approvate, non si concretizzeranno se non nel corso di alcuni anni (ratifica del Trattato di Lisbona docet), a meno che non si ricorra a qualche espediente giuridico o alla cooperazione rafforzata.

In questa situazione, e con la possibilità, che appare al momento non più remota, di un possibile fallimento dell’intera area Euro, è emerso anche il timore di un possibile attacco speculativo all’Euro, simile a quello che hanno visto i mercati nell’ultima decade del novecento, contro la lira e la sterlina. Anche alla luce del fatto che gli uomini che stanno dietro agli Hedge Funds sono sempre stati storicamente euroscettici, alcuni (Sarkozy in primis) hanno lanciato il sospetto che, oltre alla volontà di arricchirsi a scapito della stabilità della moneta unica, vi sia dietro una volontà politica, di far fallire il progetto euro proprio attraverso un attacco speculativo. Nei giorni scorsi è circolata una voce, poi rivelatasi infondata o solo parzialmente vera, che i servizi segreti dei grandi paesi dell’Area Euro stessero indagando su un possibile mandante politico dell’attacco speculativo in corso.

Ma più che queste discussioni, spaventa il vento che sta soffiando nel cuore dell’area euro, la Germania. Quali che siano le responsabilità effettive della classe politica greca nei bilanci truccati della Repubblica Greca, le grandi banche tedesche, le stesse che hanno goduto del salvataggio miliardario voluto dall’ultima grande coalizione Union- SPD, non sono esenti da colpe. Fa male vedere i tedeschi, per quanto possa essere comprensibile l’affezione alla Marco tedesco, sperare nel ritorno alla vecchia moneta, dimentichi di tutti i vantaggi che ha portato l’Euro sull’aumento dell’export tedesco nell’ultima decade. Fa male vedere la copertina dello Spiegel (che non ha mai abbandonato il gusto per le provocazioni gratuite) “Die Euro- Lüge”(la menzogna dell’Euro), sebbene la somma, che la Repubblica federale metterebbe per evitare un possibile fallimento dello stato greco sarebbe inferiore a quella impiegata per evitare il fallimento della grande finanza privata tedesca. Fa male, vedere nei vari Runde (Tavole rotonde, talk show) alcuni noti giornalisti sostenere, assieme ai principali detrattori della moneta unica che: “Das Ziel der Bundesrepublik ist das Wohl des Deutschen Volk, nicht das Überleben des Euro” (trad. lo scopo della Repubblica federale è il bene del popolo tedesco, non la sopravvivenza dell’Euro). Non sembra abbastanza chiaro, che in questo momento i due interessi coincidano ? Che il primo paese a dover accollarsi i costi di un eventuale default dell’Euro sarebbe proprio la Germania assieme alla Francia ? Soprattutto, non si può demonizzare la Grecia, specialmente alla luce del fatto che furono proprio la Germania e la Francia i principali beneficiari della mancata procedura d’infrazione nel 2003, ad un anno dal changeover (era il semestre di presidenza italiana dell’U.E. doveva essere un favore di Berlusconi).

Cosa fare ora? Un intervento del F.M.I. o dei Partner europei potrebbe servire a rassicurare i mercati ma potrebbe non essere necessario, se le misure prese dall’esecutivo greco risulteranno sufficienti, per garantire la solvibilità immediata e se ci sarà la volontà di ricostruire l’economia greca: partendo da una tassazione più efficiente, un Welfare state più efficiente ed un intervento pubblico meno pesante e pervasivo. Non è comunque più possibile rinviare la creazione di un sistema, tale per cui sia possibile prevenire e affrontare futuri shock (in questo caso, shock asimmetrici) che preveda la costruzione di un’autorità economica dell’U.E. non concorrente ma complementare alla B.C.E., in modo da garantire il rispetto il patto di Stabilità e crescita, e la stabilità nel lungo periodo.

Per questo scopo, i governi a rischio crisi devono poter prendere tutte le misure necessarie per rimettere in sesto i bilanci statali garantire la propria stabilità finanziaria. Però non basta solo l’aumento delle esportazioni: al momento sarebbe utile un leggero incremento dell’inflazione nel breve periodo. La sfida dei liberali europei nei prossimi mesi è questa: dare sostegno politico a quei governi impegnati nel risanamento finanziario e nella creazione di istituzioni idonee alla tutela della stabilità dell’Euro. Ci aspetta un duro scontro con le forze populiste, neo- comuniste euroscettiche. Questi giorni saranno fondamentali per il futuro dell’Integrazione Europea, e per capire quale ruolo avranno le forze liberali nella sua evoluzione.

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