La cultura della libertà: On Liberty di John Stuart Mill

Wednesday, February 10, 2010
La cultura della libertà: On Liberty di John Stuart Mill

di LORENZO CASTELLANI

Il saggio On Liberty di John Stuart Mill viene da lontano. Viene cioè da una tradizione liberale le cui radici affondano nel pensiero di uno dei più grandi pensatori moderni: John Locke. Il filosofo inglese propone come principio la tolleranza religiosa e che nessun’altra fede possa essere imposta. La teoria di Locke nasceva da discussioni costituzionali e religiose che riguardavano la difesa della chiesa anglicana vista come baluardo delle libertà civili contro le ingerenze dei papisti e i rischi dell’assolutismo teorizzato dagli Stuart. L’idea era semplice: la religiosità dei singoli non deve interessare lo Stato fino a quando non rappresenti un pericolo per la convivenza civile. Questo principio si affermerà anche negli Stati Uniti.

Quando Thomas Jefferson viene eletto presidente nel 1800 conferma la linea di interpretazione laica del Bill of Rights: “Il Congresso non emanerà alcuna legge che riguardi l’istituzione di una religione o ne impedisca il libero esercizio”. Viene quindi eretto fin dall’origine il muro che separa lo Stato dalla Chiesa. Un principio che può essere così riassunto: “Le leggi non proteggono la verità delle opinioni bensi la sicurezza e l’incolumità dei beni di ogni cittadino e della società nel suo complesso”. Lo Stato, in altre parole, non si assume compiti etici verso i suoi cittadini. E’ il rifiuto dello Stato Etico, matrice di ogni totalitarismo. Il saggio On Liberty è la summa di questo pensiero filosofico che è anche tradizione civile e politica. Il saggio comparve nel 1858. Mill sfodera tutto il suo anticonformismo. Inizia con la parità dei sessi. “Io nego” sostiene il filosofo inglese “che qualcuno possa affermare che esista una natura dei due sessi”.

La soluzione è vivere come eguali: “Un’effettiva parità porterebbe evidenti benefici, raddoppierebbe la massa di capacità mentali per gli scopi più elevati dell’umanità. Se donne e uomini lavorassero insieme il genere umano progredirebbe più in fretta e meglio.” Siamo a metà dell’ottocento. E’ immediata la portata innovativa di tali affermazioni. Mill passa poi alla definizione del concetto di libertà. E’ una delle enunciazioni più chiare e limpida che la filosofia ci abbia regalato: “La sola libertà che merita questo nome è quella di ricercare il proprio bene a proprio modo nella misura in cui non si cerca di privarne altri o di ostacolare i loro sforzi per ottenerla.” Un filosofia di questo tipo pone forti limitazioni all’intervento dello Stato sulla società. Il filosofo vedeva però anche i rischi di una società così liberale. Pone allora dei limiti al suo liberalismo. Era in favore delle tasse di successione, di un regolamento sugli orari di lavoro, di un sistema educativo obbligatorio che facesse perno sulla promozione del merito mediante un sistema di credito(le moderne borse di studio). Si diceva a favore del suffragio universale, ma suggeriva che i voti dei più colti contassero di più. I più colti e non i più ricchi, attenzione. Altro punto fondamentale del suo pensiero è la riflessione, ripresa da Tocqueville, della dittatura della maggioranza sulla minoranza. Non è sufficiente proteggersi dalla tirannia delle istituzioni, bisogna cautelarsi anche dalla tirannia dell’opinione e dal sentimento predominante,vale a dire dalla tendenza propria delle società di porre il senso comune come modello al quale è doveroso conformarsi.

Il dissenso, il conflitto, la diversità sono garanzie di base di una società aperta. Un campo questo nel quale la conoscenza scientifica può risultare un esemplare modello. E’ necessario preservare lo Stato di diritto. Questo consiste in un insieme di regole che hanno come fine quello di limitare il potere della maggioranza, atta a creare un equilibrio di poteri, ovvero centri di decisione indipendenti dalle varie maggioranze politiche che via via si formano nel corso della vita di uno Stato, che siano insomma collegi arbitrali di provata imparzialità. Non esiste potere la cui influenza non diventi dannosa quando regni incontrollato: gran parte di una corretta idea di libertà risiede proprio in questa frase.

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