Fisco e innovazione

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di Leave me Alone

E’ giusto incrementare o “adeguare” come direbbero i burocrati a Brussels l’IVA ad un’impresa nel settore dei media che fino ad oggi ha goduto di un’agevolazione fiscale?Questa non è il problema. Sarebbe meglio domandare se è giusto che la maggior parte delle imprese italiane hanno pagato più tasse rispetto ad altre. Soprattutto sarebbe opportuno chiedere se è moralmente giusto ed economicamente conveniente che le imprese paghino così tanto al fisco. Il vero problema è quindi che gli ultimi Governi italiani, compreso il presente, che pure contro le tasse ha costruito la propria campagna elettorale, non hanno fatto nulla per ridurre la pressione fiscale e favorire lo sviluppo economico – anche attraverso una sostanziale riduzione della spesa pubblica e una fondamentale liberalizzazione del mercato del lavoro.

Nulla giustifica un incremento dell’aliquota IVA, nemmeno il volere dei burocrati europei. Ma nulla giustifica l’agevolazione di cui alcune imprese godono. A questo si deve aggiungere che le ragioni che giustificano l’agevolazione fiscale di cui l’impresa in questione ha goduto, sono piuttosto deboli. Esse rispondono più alla logica tutta italiana delle clientele (favori agli amici) e del “panem et circenses” (favoriamo i consumi a basso contenuto innovativo), piuttosto che ad un vero piano industriale che mira all’innovazione di alcuni settori strategici del paese.

Sono altre le tasse da tagliare, l’Irap per esempio (non era una priorità?), e le imprese da “favorire”, se proprio non siamo in grado di ridurre sostanzialmente e unitariamente la pressione fiscale. La crisi in corso dovrebbe essere un’occasione per tagliare spesa e tasse. Invece, come per il 29′, si sta ripetendo l’errore: valanghe di denaro pubblico e pressione fiscale invariata.

Anche la vicenda del canale a pagamento avrebbe potuto rappresentare un’occasione per avviare una discussione approfondita sulla politica economica di questo paese. Occasione mancata, l’ennesima. Ha perso il Governo che, travolto dal “tremontismo” sembra ormai perseguire la strategia populista del “tassa e spendi” o peggio per parafrasare, spendere aumentando la spesa pubblica, in modo da non toccare la pressione fiscale. Ha perso l’opposizione, ormai in balia di se stessa, facendoci una pessima figura. Mentre una buona parte delle imprese italiane ricorrono alla cassa integrazione o licenziano, il Partito Democratico si schiera apertamente e unicamente con un’azienda privilegiata e i suoi pochi giornalisti (sono quelli il vero interesse della Sinistra). Caro PD, avresti potuto chiedere una riduzione fiscale per tutti, magari abolire quelle tasse che bloccano proprio il mercato e la competitività delle nostre imprese, anche le tasse sul lavoro. Invece ha prevalso la solita scellerata logica del privilegio, che per altro ha dimostrato quanto la dirigenza a Sinistra sia confusa e incapace. Dispiace, sono i fatti. Ha perso il paese. Vogliamo lavorare e pagare meno tasse, vogliamo fare impresa, vogliamo innovare e creare. Che la recessione sia davvero legata all’offerta di un canale televisivo? Il problema è risolto, non abbiamo bisogno di vedere fil a pagamento. Siamo noi a pagare per recitare in un film dell’orrore: la storia dell’Italia contemporanea.

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