La guerra del debito, come ridurlo senza ammazzare l’economia

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DIALOGHI - LA GUERRA DEL DEBITO Nella foto: Carlo COTTARELLI, Piercarlo PADOAN, Laura CASTELLI, Giampaolo GALLI, Dino PESOLE Festival dell’Economia Teatro Sociale Trento, 1 giugno 2019 FOTO: Nicola ECCHER

Tutti d’accordo sulla necessità di ridurre il debito pubblico italiano, che è pari al 133% del PIL. Ma quali ricette adottare? Ne hanno parlato al Festival, in un confronto a tre, il viceministro all’economia Laura Castelli, l’ex ministro Pier Carlo Padon e l’economista Giampaolo Galli. Studiando i Paesi che negli ultimi 75 anni sono riusciti a ridurre il debito – ha detto Cottarelli possiamo dire che il sistema più virtuoso è quello del cosiddetto “aggiustamento ortodosso” che è riuscito solamente ad una decina di Paesi, ad esempio Nuova Zelanda e Belgio. Si tratta in sostanza di fare le “formichine” aumentando l’avanzo primario, senza ovviamente ammazzare l’economia. Per arrivare a questo obiettivo l’avanzo primario dovrebbe essere superiore al 3%, mentre in Italia attualmente è pari circa al 1,6%. Non ci sono casi – ha aggiunto – di Paesi che abbiano ridotto il debito facendo più deficit al fine di far ripartire l’economia”.

Una teoria che non convince il vice ministro Laura Castelli. “L’aggiustamento ortodosso – ha detto – non mi sembra abbia funzionato, perché in quei Paesi dove è stato realizzato è aumentato il debito privato dei cittadini. La sociologia conta moltissimo, ed io penso che per il nostro Paese non sia la strada giusta. L’Italia ha smesso di credere negli investimenti. Ci vorranno almeno 10 anni per invertire la tendenza. Stiamo lavorando sul mondo delle detrazioni, sulla lotta all’evasione e sulla digitalizzazione dell’amministrazione pubblica. Nel primo trimestre di quest’anno – ha detto – ci sono stati 5 miliardi in più di entrate dello Stato rispetto al trimestre precedente, di cui 1,5 miliardi dalla fattura elettronica e il resto dalla lotta all’evasione, questo grazie agli strumenti inseriti nel decreto fiscale”.

“I mercati si preoccupano – ha spiegato Galli – quando si dice che noi faremo diversamente dagli altri. Ci vuole molta fiducia nella capacità dell’Italia di riprendersi, ma bisognerebbe portare l’avanzo primario almeno al 2 o al 3 %. Un aumento che fa fatto con gradualità, ma bisogna essere convincente altrimenti ci avvitiamo in una spirale da cui diventa difficile uscire”.

“Il problema del debito è un problema di fiducia che viene meno – ha evidenziato Padoan. Per avere crescita bisogna investire sulle tecnologie e sul capitale umano e certamente aumentare il surplus primario. In Italia il tasso di interesse è più elevato del tasso di crescita. Questo dimostra la perdita di fiducia degli italiani nei confronti dell’Italia, sono scese le decisioni di investimento perché il Paese aspetta qualcosa. La crescita – ha aggiunto – non può dipendere dall’aumento del deficit. Credo che la prossima manovra di bilancio sarà decisiva per il futuro dell’Italia nei prossimi anni”.

(fm)

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