Il paradosso della Libia nel caos

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INCONTRI CON L'AUTORE - IO KHALED VENDO UOMINI E SONO INNOCENTE Nella foto: Stefano ALLIEVI , Francesca MANNOCCHI Festival dell’Economia Biblioteca comunale Trento, 2 giugno 2019 FOTO: Leandro SABIN PAZ

Un Paese che era ricco grazie al petrolio oggi vive un drammatico stallo nella totale assenza di istituzioni stabili. Prima della caduta di Gheddafi la Libia ospitava 1,5 milioni di migranti economici su 5 milioni di abitanti. Allo scoppio della rivoluzione parte di quei migranti sono tornati a casa. Gli altri che sono rimasti incastrati in un Paese in guerra civile hanno diritto a protezione internazionale. «Contrapporre la retorica della vittima sui migranti alla retorica dell’invasione è un errore. Entrambe le visioni sono figlie di una banalizzazione». Questo il messaggio lanciato da Francesca Mannocchi, giornalista de “l’Espresso” nel suo libro “Io Khaled vendo uomini e sono innocente” edito da Einaudi. Tra carnefice e vittima, la voce di un trafficante di uomini in un Paese nel caos.

«Tutte le persone che se ne vanno dalla Libia, fuggono dalla guerra. Khaled in questo libro ci impone di andare all’origine della questione: dobbiamo tornare a parlare del diritto delle persone di spostarsi. Non dobbiamo assecondare una retorica che ci impone che una persona affamata abbia diritto ad essere accolta e una sana no» ha sottolineato Mannocchi durante la presentazione del suo libro alla Biblioteca Comunale di Trento. «Nel raccontare la Libia ho sentito come giornalista di aver fallito. Le storie dei centri di detenzione raccontate in questo libro sono tutte vere e le avevo raccontate tante volte in modo approfondito. Ma ad un certo punto nel dibattito pubblico si è iniziato a dare poco peso a questi dati, a queste informazioni. In questo momento così complicato la narrativa può aiutare il giornalismo a ricostruire la storia. Ho cercato di ridare dignità ad alcuni aspetti spariti dal dibattito, come la dittatura di Gheddafi».
«La Libia ha 5 milioni di abitanti, 20 milioni di armi» chiarisce Mannocchi. «Ha la maggiore riserva petrolifera del continente africano. I libici potrebbero vivere su questa risorsa. È un Paese nel caos, ma è ricchissimo. In Libia convivono due mercati monetari: sulla carta il dinaro è una moneta forte, ma al mercato nero vale 1 a 11. Un pieno di benzina costa 3,5 dollari. Eppure ogni mattina si vedono code di persone per fare benzina con le taniche perché la benzina manca a causa delle compagnie petrolifere che tengono in ostaggio il mercato. Gli sbarchi hanno subito un tracollo e le partenze sono senz’altro diminuite. Ma le morti – quelle che conosciamo – in relazione alle partenze sono più che raddoppiate. Crescono delegittimazione e linguaggio tossico contro le Ong e le agenzie delle Nazioni Uniti che hanno mandato governativo. Così abbiamo perso le basi, perché è tramite loro che si costruisce l’accoglienza. Nel preambolo della Convenzione di Ginevra del 1951 si invoca infatti una responsabilità collettiva nei confronti delle persone vulnerabili. Tutto si può riscrivere, ma partendo da una riflessione sul tipo di società che vogliamo costruire».
«In questo libro potente emergono storie vere. Tocca i dettagli della vita, della morte, la tragedia dell’annegamento dello stupro. Fondamentali di una vita non protetta» ha commentato il sociologo Stefano Allievi. «La Libia come è ora l’abbiamo inventata noi. Abbiamo destituito Gheddafi ma, come in un biliardo, abbiamo scatenato effetti collaterali, come l’aumento delle migrazioni. Abbiamo tolto ai migranti la destinazione dei loro spostamenti, perché la Libia era un Paese ricco. L’Europa perde ogni anno tre milioni di persone. Quanto costano davvero 600mila persone che arrivano? Il disastro attuale della Libia ci costa di più rispetto al “contenimento” dei migranti? Per mantenere stabile la popolazione l’Italiaha bisogno di 50 mila persone da qui al 2050, per mantenere stabile l’economia ne ha bisogno di 80 mila. Nel 2050 in Italia per ogni lavoratore attivo ci sarà un pensionato. La questione centrale è il diritto a potersi muovere. Il mondo si sta polarizzando tra persone che vogliono e possono spostarsi e quelle che pur volendo non possono. Lo scorso anno le persone che sono uscite dall’Italia sono il doppio di quelle che sono entrate. La mobilità crescerà ancora ma in modo fortemente disuguale. Noi possiamo spostarci grazie alla libera circolazione, un diritto che dovremmo tenerci stretto e che ogni muro mina alla base. Certamente c’è bisogno di una regolamentazione. Ma sui richiedenti asilo c’è una forte retorica».

INCONTRI CON L’AUTORE – IO KHALED VENDO UOMINI E SONO INNOCENTE
Nella foto: Stefano ALLIEVI , Francesca MANNOCCHI, Tonia MASTROBUONI
Festival dell’Economia
Biblioteca comunale
Trento, 2 giugno 2019
FOTO: Leandro SABIN PAZ

«Anche la popolazione tedesca ha un problema grave di bilanciamento. Se non accoglie 200mila migranti all’anno la sua crescita crollerà» ha aggiunto Tonia Mastrobuoni. «I tedeschi sono stati efficienti nell’integrazione, nel dare ai migranti accoglienza, una casa e un lavoro. Ma cosa succede quando arrivano in Italia? I migranti sono in strada, sono risucchiati dalla criminalità».
«Abbiamo costruito noi la nostalgia del regime» aggiunge Mannocchi «Le milizie devono essere smilitarizzate, perché i piccoli gruppi che spadroneggiavano sono state reclutate per proteggere dando loro legittimazione politica. La protezione dai terroristi giustifica Haftar, che oggi controlla l’80% del petrolio. Fra Haftar e al-Sarraj è in atto una situazione di stallo difficile da risolvere. Questa situazione l’abbiamo creata noi attraverso le politiche emergenziali. Invece di pagare meno i trafficanti, li abbiamo legittimati sedendoci al tavolo con loro. E paghiamo molto di più con i nostri soldi per i centri di accoglienza rispetto a quanto paghiamo per l’accoglienza qui in Italia».

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(as)

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