Italia: si registra un indice di esclusione finanziaria del 48%

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L’esclusione finanziaria è divenuta  una cartina di tornasole trasversale di ogni fenomeno di esclusione. Perché in un mondo dominato dalla finanza, la finanza è la chiave di accesso alle opportunità, a molte se non a tutte.

L’esclusione finanziaria è un fenomeno misurabile che merita di essere una priorità nell’agenda politica ed economica del paese perché la possibilità di utilizzare servizi finanziari è uno strumento molto efficace di inclusione delle persone più fragili e di sviluppo delle comunità.

Banca Etica, per il secondo anno consecutivo, ha misurato l’esclusione finanziaria con un proprio indice, composto dall’indicatore di presidio bancario – che considera la presenza di filiali, ATM e POS e le percentuali di utilizzo di internet e mobile banking in un determinato territorio – e l’indicatore di offerta creditizia.

I risultati della ricerca di Banca Etica su “L’esclusione finanziaria in Italia: dinamica e determinanti del fenomeno nel periodo 2012-2016” presentata oggi a Milano durante un incontro cui hanno partecipato anche Riccardo Agugliaesperto in finanziamenti alle PMI, Affari economici e finanziari della Commissione europeaGiuseppe MarescaDirigente del Ministero dell’Economia e delle Finanze e Riccardo De Bonisvice capo del Servizio Analisi Statistiche della Banca d’Italia.

I risultati

In media in Italia si registra un indice di esclusione finanziaria del 48%.

Valle D’Aosta e Lombardia sono le Regioni più inclusive (l’esclusione si ferma rispettivamente al 27% e 30%) mentre Calabria, Basilicata, Campania e Sicilia registrano i livelli più alti di esclusione(rispettivamente con il 73% la prima e il 68% le altre tre).

L’indice di misurazione dell’esclusione finanziaria creato da Banca Etica ha evidenziato come Vibo Valentia sia la provincia con la più estesa esclusione (77,6%) e Milano la provincia con la minore esclusione(Milano diventa quindi il termine di confronto con un valore di 0%).

La ricerca ha messo in luce che il divario territoriale a livello nazionale presenta un trend in diminuzione nel periodo considerato (-1.4 pp), nonostante il lieve peggioramento rilevato tra 2015 e 2016.

Questo miglioramento è dovuto alla crescita dell’indice di presidio bancario (+2.9 pp: le tante chiusure di filiali e sportelli sono infatti state controbilanciate da una maggiore diffusione dei servizi bancari da web e smartphone) che ha controbilanciato la flessione dell’offerta creditizia (-1.4 pp). L’incremento del presidio bancario ha interessato tutte le aree territoriali ad eccezione del Nord Est, che ha invece pagato il prezzo delle crisi delle banche venete. L’area Nord Est, insieme all’area Centro, è stata inoltre caratterizzata da una sensibile riduzione dell’offerta creditizia.

Risulta evidente una forte correlazione tra esclusione finanziaria e livelli di istruzione. Forte è la disparità di informazioni e di capacità di analisi tra chi (pochi) è dentro il linguaggio e le tecniche della finanza e chi (i più) ne è fuori.

La ricerca ha inoltre messo in luce quanto sia drammatica e consolidata ormai la contrazione del credito, con la riduzione sensibile degli impieghi per abitante (-13%).

Ciò evidenzia i rischi di un sistema bancario che va verso crescenti concentrazioni ed è spinto alla continua riduzione dei costi di infrastruttura.

Lo studio indica chiaramente quanto l’azione di Banca Etica sia in controtendenza sull’andamento degli impieghi, con una costante crescita dal 2013 ad oggi. La finanza etica, come la finanza cooperativa delle BCC, hanno dimostrato la capacità di contrastare il trend: Banca Etica ad esempio nelle Regioni del Sud fa molto più credito rispetto alla quantità di risparmio che raccoglie.

LEGGI QUI LA RICERCA INTEGRALE IN PDF

Fonte: Banca Etica

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