In Cina prendono Trump sul serio, mentre in Occidente ci si rinchiude nelle proprie bolle ideologiche

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Sembrano esserne consapevoli anche i cinesi: Trump non è l’idiota troppo spesso dipinto nel dibattito mainstream. Come rivelato da Mark Leonard sul Financial Times, infatti, l’élite dell’ex Impero Celeste si è accorta di come il presidente americano sia il primo in più di quarant’anni a colpirli efficacemente su tre fronti simultaneamente: commerciale, militare e ideologico. Di più. A quanto pare alcuni considerano Trump un “maestro di tattica” e un valido stratega, una figura in grado di metterli in seria difficoltà.

Ora, non è certo necessario condividere le conclusione dei mandarini cinesi, ma probabilmente sarebbe doverosa un’analisi un po’ più approfondita sulla figura e le azioni di Donald Trump, per evitare di cadere in cliché incapaci di spiegare la realtà. Al contrario, l’Occidente sembra oramai preso da una partigianeria irrisolvibile: si priva la possibilità di una riflessione più attinente ai fatti, più rigorosa e più profonda per scadere, invece, nel gossip. Resta vittima, in sostanza, di una determinata visione ideologica invece che del rigore dell’analisi; della forma invece che della sostanza. Ciò rende difficile, se non impossibile, comprendere le complesse dinamiche internazionali e le loro possibili evoluzioni. Come se non bastasse, le considerazioni fatte sulla politica estera americana – e, in particolare, di questa amministrazione – non hanno spesso alcuna profondità storica (oltre che concettuale). Un segno, forse, dei tempi.

Purtroppo, è evidente come il fanatismo non si annidi soltanto agli estremi dello spettro politico, né soltanto tra quelli che vengono definiti “populisti”. Il “fanatismo” non è, in sostanza, una prerogativa di una certa idea politica ma di un modo di approcciarsi alle proprie idee e a quelle altrui. L’incapacità di riflettere e discutere serenamente, nel rispetto delle posizioni più diverse, sta causando danni notevoli alle liberal-democrazie occidentali. Ahinoi, il trend negativo imboccato potrebbe proseguire in futuro, con il rischio di spingere sempre più ogni singolo gruppo a osservare solo un lato del prisma.

Le rivelazioni contenute nell’articolo del Financial Times, ad esempio, sono significative. Offrono spunti interessanti di discussione e sono fondamentali per comprendere quanto avviene nel sistema internazionale; per comprendere come altri attori pensano e quali mosse potranno decidere di fare o non fare in futuro; per aggiustare la nostra posizione, in modo da meglio comprendere quanto avviene. Invece, oramai, c’è una chiara preferenza a chiudersi nella propria bolla ideologica: che sia posizionata a destra, a sinistra, al centro o sulla luna non fa differenza. Non esistono più i fatti, i mattoncini sui quali costruire opinioni solide: esistono solo queste ultime, spesso fondate su interpretazioni di interpretazioni di… nulla. Mala tempora currunt.

Di Simone Zuccarelli courtesy of L’Atlantico

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