Credit Suisse Survey Spese Pubblicità 2009. Chi Sopravvivera?

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di Roldano De Persio

Avete presente i banchieri? I banchieri non basano i loro giudizi sul sentito dire o sul fatto che un cliente ha gli occhi azzurri oppure racconta barzellette divertenti. Loro, i banchieri, si basano sullo stato patrimoniale di chi hanno di fronte, se è solvente e cose di questo genere. Ora secondo voi che ne pensano le banche di internet? Più precisamente a chi daranno i soldi nel 2009? Quali azioni consiglieranno e quali suggeriranno di vendere?

Non so voi, ma se fossi un’azienda che è quotata in borsa e le cui azioni sono considerate dalle banche non tanto buone sarei un tantino preoccupato. In questo momento ho tra le mani un documento che è una bomba non tanto per le considerazioni e i dati riportati, che alla fin fine sono informazioni quasi di dominio pubblico, ma sopratutto perché la banca in questione esprime dei giudizi, anche forti,  e valutazioni su azioni di società europee che si occupano di media e pubblicità.

Credit Suisse è l’istituto che ha elaborato e pubblicato un Survey che potete scaricare da questo link European Advertising Market, Marketing directors and media buyers survey.

Tutto il Survey è interessante e riporta anche i commenti e le sensazioni dei direttori marketing e dei media buyer. Questo però non è un sondaggio neutro e Credit Suisse esprime le sue opinioni, come nel caso della prima pagina dove è riportato:”Internet continues to grow at the expense of TV, Print, Radio and Outdoor, even in the downturn. Some investors argue these structural issues are widely recognised and priced in. We disagree: the overwhelming response pointed to almost an acceleration of this trend, and our profitability analysis shows Media operating margins in general have yet to feel the pain.” Capite anche voi che quando un istituto bancario usa parole poco soft e molto decise come We disagree e yet to feel the pain c’è da pensare.

Continuando la lettura del Survey si scoprono dati da far tremare i polsi anche alle agenzie e ai media più solidi e forti. Tralasciando le cifre, da vera rovina per  il cinema,  i giornali e la pubblicità esterna, i commenti dei direttori markteting  – pagina 9 – sono:“more focus on new media – interaction with final users.” “We will move more money to online – both display and paid search. We will spend less money in print and auxiliary mediums such as radio and digital TV.” “Internet – +20% (paid search but also significant uplift in natural search engine optimisation programmes).

Il ROI diventa un chiodo  fisso per i media buyers che considerano the Losers – notare il linguaggio forte –  Print (-11%), Radio (-9%) and Outdoor (-8%). Cosa dicono i media buyers?

Ecco alcuni commenti significativi:”Again, a big focus on ROI and correspondingly the Internet as an increasingly effective medium”, “More focus in online”, “Digital is now gaining critical mass in a lot of markets, and this, coupled with the transparency of the medium, means we will be focusing more and more on digital”, “Economic recession causes decrease in advertising expenditure, forcing us to allocate our resources in different and more effective media.““Internet is increasing penetration and, most of all, time spent on medium.

Il Survey di ben 18 pagine, che per ovvi motivi di sintesi non posso riportare in maniera completa – scaricalo qui– è un documento che la dice lunga sullo scenario prossimo futuro della pubblicità e dei media e va attentamente studiato perché è la voce e il pensiero di chi rappresenta, nel meccanismo generale dell’economia, il potere di decidere a chi vanno i soldi, quelli veri.

Ribadisco, nel caso ce ne fosse bisogno, che un documento di Credit Suisse dove in prima pagina c’è scritto:”Our key Outperforms are Reed, Vivendi and WPP; our key Underperforms are Mediaset, JCDecaux and Wolters Kluwer.” ha ovviamente un peso economico  immensamente superiore alle considerazioni di esperti o blogger come il sottoscritto.

Buona lettura

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