Elezioni a Trento: e’ sangue tra le parti

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di Martina Cecco

In pensiero non solo per i Bastard

Un periodo pre-elettorale difficile quello della città di Trento, per il rinnovo delle cariche amministrative, che è intriso di politica e di polemica: immigrazione, sicurezza, benessere, economia, strutture. La tradizione politica della città la dipinge come culturalmente autonomista ma di centro sinistra, ma come vivono questa realtà due giovani politici, che per la prima volta si affacciano alla politica nella sfida elettorale per Palazzo Thun? Lo abbiamo chiesto a Michele Sebastiani candidato per la Circoscrizione Oltrefersina, Ravina e Romagnano e Roopa Nardelli candidata anche lei per le circoscrizioni e per il Comune di Trento per il Popolo della Libertà, due volti nuovi, due nomi nuovi, che di politica ne sanno molto, ma che anche si sanno concentrare sui problemi contingenti e sull’ideologia, grazie all’esperienza dell’associazionismo culturale e politico e alla sfida affrontata nei numerosi gazebi periodici di raccolte firma in piazza.

“Come vivete una una candidatura in una città, quella di Trento, in cui la maggioranza storica politica è schierata a sinistra, in un momento antropologico in cui si parla di convivenza e di cittadinanza, mi riferisco cioè alle attuali problematiche emerse dalle discussioni politiche a livello provinciale e cittadino.”

“Di sicuro dal nostro punto di vista è facile essere fraintesi, a ogni minimo che – prontamente risponde Roopa – questo deve però portare a pensare che ogni individuo ha una sua facoltà di scegliere e un suo pensiero di cui è responsabile e allo stesso tempo è giusto far capire che siamo in uno Stato, l’Italia, che ha delle leggi e che queste leggi vanno rispettate. La stessa logica vale sia per gli italiani che per i non italiani, per tutti vale la stessa legge, anche se gli stranieri hanno più pretese, certo chiedono tanto, ma non si può pensare di offrire tutto e subito, per ogni diritto c’è un dovere.”

E in questo, voi che siete all’avamposto, che avete il cruciale compito di frenare dove si corre troppo e avete il compito politico di scegliere le priorità per i cittadini, come vivete la responsabilità politica importante che vi state per assumere al governo della città capoluogo della Provincia Autonoma di Trento?

“Viviamo in un territorio che rispetto al resto d’Italia è particolare, rappresentiamo il Popolo della Libertà che è un partito che ha come ideale quello appunto della Libertà: inteso come libertà di poter vivere serenamente una vita nel rispetto delle Istituzioni e della legalità.” Ma se secondo Michele è ovvio pensare a una città in cui esistano delle regole uguali per tutti che garantiscano una buona qualità della vita, parlare di regole crea un malessere stranamente diffuso. Occupandosi di attualità non può sfuggire che c’è incongruenza tra chi parla di uno stato di diritto, ma non vuole accennare a regole e chi invece parla di legge.

Elezioni a Trento: è sangue tra le partiLa situazione attuale sembra quella dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia, in fondo quello che la destra chiede è di parlare di quelle leggi che esistono, che sono applicate, che servono per la convivenza, la sinistra applica e tace, voi ne parlate. “Non è più onesto un atteggiamento trasparente nei confronti della società civile? Come la pensate in merito?” Risponde Roopa, che di certo della “rondina” non ne ha l’aspetto: “E’ giusto che le Forze dell’Ordine facciano il loro lavoro, siamo in una Provincia in grado di controllare il crimine ed è giusto che si faccia, allo stesso tempo non va intrapresa una azione che diventi fenomeno, come eccesso o terrorismo, ma nell’ottica che questo è un lavoro” confermando che non esistono programmi di epurazione sociale, almeno a Trento, una città che per la convivenza continua a investire risorse e danaro.

“Quali sarebbero allora le vostre priorità in caso di vitttoria nella attuale situazione sociale della città?” “Non condivido personalmente gli estremismi della Lega Nord, essa ha sì sollevato un problema, di questo ne va dato atto, non ne togliamo il merito – ha dichiarato Sebastiani – ma non si deve dimenticare che, quando si parla di stranieri, si parla di persone che hanno dei diritti e dei doveri. Una convivenza, che rispetti le norme vigenti nella società trentina, dipende anche da loro.”Insomma “il tempo delle mele” di chi ha creduto che in Trentino si trovi solo benessere sarebbe finito?

Non dimenticando che siamo in piena recessione e che le statistiche parlano di una crisi economica che durerà almeno fino al 2010, in tutto il mondo, vogliamo sapere il Trentino come sta reagendo: “La crisi c’è e si sta vedendo anche nel ricco Trentino, per questo penso che le risorse utili debbano essere impiegate principalmente per quella fascia di persone che fatica ad arrivare a fine mese, non può arrivare a possedere un bene che è diventato di lusso, come la casa di proprietà e non riesce ad accedere a una serie di prestazioni e servizi che sono tuttora monopolio di una Sinistra Verticista e tutt’altro che garantista. Il nostro impegno sarà per le fasce meno abbienti.

Rispetto alla situazione italiana però il Trentino ha autonomia nel decidere, voi siete due educatori, dalla vostra situazione privilegiata riuscite a cogliere i bisogni delle famiglie giovani, siete appena passati attraverso la riforma scolastica, ne vedete i risultati, come si legge il territorio con gli occhi di una giovane famiglia di Trento? “Il desiderio di ogni famiglia è quello di poter essere sicura di poter affidare i loro figli a persone, come sono gli insegnanti, che possono farli crescere in istruzione e in qualità – spiega Michele – i figli sono affidati alla scuola secondo la richiesta del tempo pieno o del tempo modulare, i genitori vogliono essere certi di poter vedere garantito un servizio consono alle loro esigenze.”

La nostra chiacchierata con Michele e Roopa si è svolta in un quartiere speciale della città di Trento, il quartiere di Madonna Bianca, limitrofo a Villazzano 3, noto per la sua conformazione edilizia studiata da architetti sperimentali, tra i rari esperimenti di architettura in edilizia popolare arrivatoci direttamente dal post-sessantotto e questa nostra collocazione ha un senso profondo: il quartiere è stato spesso al centro di polemiche per i problemi che la vita nelle grandi palazzine ha portato con sè.

Proprio in questi giorni sui quotidiani locali scotta la infuocata polemica di chi pensa che le proposte di riforma della legge sull’edilizia popolare proposte dalla Lega sono razziste e intolleranti. Da una parte la politica riporta la rabbia di chi vuole vivere in una casa adatta al benessere, dall’altra sempre la stessa politica appoggia l’ignoranza di chi è cieco e non conosce quali sono i piani territoriali della città.

La Lega Nord politicamente è stata accusata di voler costruire dei ghetti per disadattati, voi come la pensate? “Non si tratta di decretare obblighi al trasferimento delle persone scomode nei quartieri peggiori – ci spiega Nardelli – si tratta di individuare alloggi disponibili al momento e di offrirli come opportunità, se questi alloggi non vanno bene alle loro necessità possono tranquillamente rifiutare l’alloggio. Non esistono progetti che mescolano l’edilizia popolare con l’edilizia industriale. Quando ci sono polemiche di questo genere a ciuascuno spetta il proprio pensiero nel valutare, si tratta più spesso di insensate prese di posizione.”

Le case popolari fanno ancora parlare di sè, però stavolta in riferimento agli anziani, si tratta della richiesta fatta pochi mesi fa dagli anziani stessi, interessati a capire come saranno gestiti gli interventi di ripristino delle case popolari dei quartieri più vecchi della città e temono di essere trasferiti nei quartieri periferici. “Voi attualmente lavorate sulla periferia di Ravina e sul quartiere di Oltrefersina, sapete che alcune zone non hanno una fruibilità in termini di servizi, che soluzione proponete?” “Le risorse ci sono e la soluzione sarebbe semplice: bisognerebbe fare in modo di valutare la reale disponibilità di alloggi per anziani, pianificare l’intervento e se queste persone devono necessariamente essere trasferite lontano dal loro quartiere, si potrebbe pensare al coinvolgimento di una grande risorsa che sta sotto gli occhi di tutti: l’associazionismo. Come fare: se queste persone devono essere trasferite, serve un intervento pubblico modulare, con il patrocinio del Comune di Trento, che si occupi di garantire un piano di aiuti attraverso il coinvolgimento delle associazioni, come è in ambito sanitario, incaricandosi di stanziare fondi per progetti a vantaggio di tutti gli anziani interessati, e fornendole di strumenti adatti ad espletare il loro servizio.”

Una soluzione di integrazione al pubblico con il privato, quello che avviene in tutta Italia, un modello italiano invidiato da tutta Europa, quello del volontariato attivo, in questo il Trentino non dovrebbe trovarsi sprovvisto.

Non sarà un sogno? Forse anche no, spiega infatti Michele che si tratterebbe dell’espletamento di bisogni primari: mezzi di trasporto, pulmini per gli spostamenti, i farmaci, la spesa, le visite mediche; conclude Michele con grande umanità: “Gli anziani sono coloro che hanno lavorato una vita per la costruzione di questa società e che hanno lasciato come eredità a noi la società odierna.

Si parla di società lasciata in eredità ai giovani, la stessa società per cui voi adesso lavorerete, che è stata costruita in anni in cui non c’erano delle garanzie per chi lavorava, per chi comprava casa, insomma, dal nulla la società trentina ha creato grazie a questi anziani una società moderna, che per questo deve rendersi responsabile delle scelte che effettua, in sintonia con i cambiamenti che avvengono nel mondo.

Come vive il Trentino questi cambiamenti in economia? A guardare le statistiche è evidente che l’innovazione e l’impresa sono importate, le nuove ditte aiutate dal supporto di Confindustria sono per la maggiore di extra-trentini, c’è una spiegazione? “Il Trentino si sta isolando sempre di più dalla realtà nazionale, perché manca la volontà di intraprendere. L’impresa, sia agricola, sia industriale, è fuori dai sogni del trentino medio, che sogna invece il posto fisso in Provincia: una realtà lavorativa che è peraltro satura, non offre più nessuna possibilità di sviluppo.”

Se in economia Michele Sebastiani vede poca luce, è positivo affrontando il tema delle infrastrutture e dell’ambiente: “Nelle nostre Circoscrizioni problemi legati al traffico ce ne sono meno, bisogna dare atto che il peggio è risolto, si tratta di un problema, che affligge al momento la zona di Trento-Nord, che andrebbe rivalutata potenziandone alcuni collegamenti: l’ipotesi del Popolo della Libertà è quella della metropolitana di superficie, che colleghi con i treni attualmente esistenti, meno inquinanti, più veloci, indipendenti, ogni punto del Trentino al Capoluogo. La metropolitana non interferisce con il traffico, sostituisce gli autobus che sono sempre in strada, creando ulteriore ingorgo. Una idea su cui si potrebbe lavorare in accordo con la maggioranza.”

Concludono Nardelli e Sebastiani, con una proposta che vuole rilanciare una immagine fresca della città di Trento: “A Trento vanno rivalutate le strutture sportive, il Nuovo Trento Calcio deve diventare motivo di orgoglio per la città che vanta in alcuni sport delle punte, come nei tuffi, nel nuoto, nella pallavolo e anche nel calcio. Abbiamo delle ottime piscine che possono essere usate per i ragazzi in orario complementare, per investire nello sport le energie come ottima forma di prevenzione del disagio giovanile, oltre che reinvestire nelle strutture sportive esistenti, come il Briamasco, un grande stadio troppo spesso poco sfruttato.” E se vi chiedessi di dirmi quali sono i valori in cui i trentini secondo voi si riconoscono? “Diremo che il Trentino medio si riconosce nei valori dell’autonomia, del territorio, dello sport: le strutture e le possibilità ci sono, servono solo piani di finanziamento. Le strutture che abbiamo a disposizione vanno sfruttate, non solo per lo sport ma anche per la cultura. Si pensi ad esempio al fenomeno canoro, non sempre si trova modo di sfruttare gli eventi culturali, i locali sono pochi, gli spettacoli centralizzati, abbiamo tanti giovani talenti che non possono suonare, emergere, non esistono solo i Bastard, esistono tanti bravi giovani che possono emergere anche fuori dal Trentino ma non ne hanno la possibilità.” Uno slogan? “Forza alle tue Idee”

Informazioni: forzalletueidee@libero.it

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