Lotto di classe

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di Roldano De Persio

In questi giorni sempre più cupi a causa delle notizie che vengono dal mondo dell’economia ho notato un fenomeno che magari esisteva con gli stessi ritmi anche prima: il gratta e vinci, il gioco del lotto, premi, montepremi e via cantando.

Ripeto forse la gente giocava con lo stesso impegno anche prima, ma io lo noto solo ora. Forse qualcosa è cambiato al punto che il fenomeno è diventato più visibile e forse è solo invece che domandandomi, come tutti, dove stia andando l’economia mondiale inizio a osservare di più i fenomeni sociali intorno a me.

Ieri alla Stazione Tiburtina di Roma, mentre scendevo le scale mobili per andare a prendere la metro, ho visto una decina di persone allineate intente a grattare le loro schede gratta e vinci. Una scena al rallentatore, che contrastava con i veloci movimenti dei centesimi usati per scovare i milioni.

Mi domando se questa economia della disperazione, di quelli che vivono tutti i giorni in un vicolo cieco perché non potranno mai farcela, di quelli che mi sono giocato lo stipendio perché non ce la faccio a vivere così, sia un economia sopportabile e giusta. Ovviamente il gioco in se non è il problema, ma solo il sintomo. Il gioco non è la causa, ma l’effetto.

Io credo che alla base del problema ci sia l’economia dell’avere e in questa fase, come se fosse in atto una catarsi, i beni che vengono più colpiti sono proprio gli averi più vistosi: le auto e le case. Bisognerebbe approfittare di questa crisi per traghettare il nostro stile di vita verso un economia basata sull’essere, sulle relazioni e sulla bellezza.In questo tipo di economia si dovrebbe premiare non chi ha di più denaro o case, ma chi produce più bellezza, più ricchezza emotiva e in qualche modo aumenta la felicità degli uomini. Tranquilli questa non è religione, ma semplice buon senso.

Perché milioni di persone pagano per andare in vacanza al mare o in montagna? Semplice perché tutti noi crediamo che l’economia dell’essere ( passeggiare in spiaggia, nuotare, raccogliere lamponi su un sentiero, giocare a pallone su un prato, mangiare un grezzo panino al formaggio in un agriturismo) sia mille volte meglio che possedere oggetti. Anche andare al cinema con gli amici è economia dell’essere. Visitare una mostra di quadri fiamminghi è economia della bellezza. Siamo circondati da questi tipi di economia eppure continuiamo a parlare di cose da comprare ed avere. Avete mai posseduto l’aria pura? Avete in casa un sorso d’acqua di un ruscello in Trentino? Esiste qualcuno che vi può comprare l’ultima corsetta che avete fatto in spiaggia quest’estate? Insomma aveta capito no?

Guardando i vecchi documentari della seconda guerra mondiale ho visto varie volte la scena dei soldati tedeschi feriti e mezzi congelati che assaltavano in massa gli ultimi aerei della Luftwaffe in fuga dal suolo russo; c’era chi ce la faceva, chi cadeva, chi calpestava i compagni, che voleva partire al posto dei feriti. La paura e lo sconforto avevano reso un esercito tronfio e sicuro di se in un’armata di rabbiosi disperati.

Questa recessione mondiale, se non facciamo qualcosa di utile e concreto per migliorare noi stessi e cambiare modello economico potrebbe diventare presto la nostra Stalingrado.

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